Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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lunedì 16 maggio 2022

Abbecedario adriatico


 








Ediciclo Editore sarà nei prossimi giorni al Salone Internazionale del Libro, anche con il mio nuovo "Abbecedario adriatico" e gli altri miei due titoli.

Buon vento!


lunedì 8 marzo 2021

Audioracconti: Vitaliano Donati, pioniere della biologia marina

 

E' disponibile online il podcast del mio audioracconto dedicato a Vitaliano Donati, pioniere della biologia marina, andato in onda martedì 4 marzo 2021 su Rai Radio 3 - Wikiradio, con una brevissima storia di questa scienza nova, sviluppatasi sull'Adriatico, a partire dalla seconda metà del Settecento. Buon ascolto e buon vento!

mercoledì 7 ottobre 2020

Velabondaggi - Mare di Antenore

 

"Nella purezza della vela che offre la deriva, la navigazione è esercizio fisico e spirituale".

Il mio racconto del Mare di Antenore, dalla foce del Po a quella del Tagliamento con due microbarche di 3 metri, Un nuovo #velabondaggio su Bolina di ottobre, in edicola e online.

"Quando il vento langue, l'esercizio ha due altrettanto sane alternative alla vela: il remo e il libro. Il primo è indispensabile a raggiungere una riva dove trascorrere la notte, il secondo è utile a trasformarla in un luogo mitico".

martedì 17 dicembre 2019

Sguardi adriatici

#10 SPALATO

Dopo un estate che non sembrava voler più finire, è arrivato un autunno violento come non si ricordava da anni. Le burrasche sono diventate tempeste, le acque alte aque grandi. Televisioni, radio, giornali e social scoprono i cambiamenti climatici, banalizzano la complicatissima relazione tra uomo e natura, dimenticano che solo seimila anni fa il livello dell'Adriatico era più alto di 4 metri, mentre arrivò ad essere più basso di 100 metri cinquecentomila anni fa. Ciò non significa che dobbiamo rassegnarci, al contrario bisogna innanzitutto consumare meno, molto meno, e riscoprire l'indomita, efficace, micro e macro operosità della Serenissima. Senza mai dimenticare che se la Laguna è un delicato artificialia, l'Adriatico è un altrettanto delicato naturalia, che insieme formano la nostra preziosissima e amatissima mirabilia quotidiana.
...
L'articolo completo su "Sguardi adriatici", Osservatorio Balcani Caucaso

venerdì 16 agosto 2019

Incontri








"Vagabondiamo instancabilmente lungo le rive, liberando lo spirito nomade verso l'orizzonte marino"

Oggi alle 18:30 "L'odore del mare", insieme a Mauro Santini e Inserirefloppino, Villa Mussolini, Città di Riccione.
Un evento narrativo, filmico e sonoro, in dialogo con le fotografie di Claude Nori, "Un estate con te". Ingresso gratuito.

Info

venerdì 15 marzo 2019

Sguardi adriatici

#3 Laguna
Acqua e cielo hanno lo stesso color perla, in questo tiepido mattino di marzo. La prua del sàndolo, su cui sto andando verso l'isola di Sant'Erasmo, è una lama che taglia l'incantata immobilità lagunare, doppiamente apprezzata dopo aver lasciato a poppa l'eterna maretta del Canale di San Nicolò, la via d'acqua per la bocca del Porto di Lido, la più settentrionale della Laguna di Venezia.

“È un bel problema quest'eterno moto ondoso in Laguna. Come o forse più dell'acqua alta?”, chiedo a Gigi, gran conoscitore di genti e storie, di pesci e pescatori, di barche e vele, che oggi è anche il mio Virgilio, di geografia e di remo. Domanda urgente, visto che da quando sono salito a bordo ho rischiato di cadere in acqua diverse volte, per il continuo rollio e beccheggio, soprattutto quando il remo mi esce dalla forcola, vista la mia imperizia, quella di chi si cimenta per la prima volta nella voga veneta, per di più a cinquant'anni, anche se con migliaia di miglia fatte a vela.
... continua ...

mercoledì 13 febbraio 2019

Sguardi adriatici

#2 Rijeka/Fiume

La Bora oggi avvicina le due sponde adriatiche. Sono giorni in cui noi italici abbiamo un motivo in più per andare in riva al mare. Ci andiamo per gioire di luci e temperie boreali, di profumi di salmastri e di resine. Sono odori di acque pelagiche e di terre istriane, liburniche e dalmate. Perciò siamo grati alla Bura, un vento che fa veleggiare anche d'inverno le nostre fantasie verso isole e città d'oriente.
Approdo così sul molo longo di Rijeka, un'icona capace di resistere e testimoniare un plurilinguismo resiliente, una toponomastica del vivere. Se in questo 2019 è inevitabile ricordare a un secolo di distanza la controversa avventura dannunziana, meno noto ma molto importante è un altro anniversario: 17 marzo 1719, il giorno della proclamazione dei porti franchi di Trieste e Fiume. Porto franco nel significato di luogo di libero scambio, in cui uno stato favorisce con esenzioni doganali e indipendenza normativa l'arrivo e la partenza di merci e di genti.
... continua ...

ps
L'immagine che accompagna questo post è una cartolina della Posta Magiara di fine Ottocento, quando Fiume era il porto di riferimento dell'Ungheria.

mercoledì 16 gennaio 2019

Sguardi adriatici

Con questo scritto ho avviato una collaborazione con l'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, che è da anni uno dei media più attenti e informati sulle vicende politiche, sociali e culturali dell'Est europeo. Quell'oriente verso sui mettiamo la prua noi marinai adriatici.

#1 Ancona
Gelida giornata d'inverno. Un Maestrale teso spinge in cielo nembi siderali, in mare frangenti tumultuosi. Nuvole e onde corrono nella stessa direzione, veleggiano verso sudest. Oggi, l'Adriatico visto da qui, dal Parco del Cardeto di Ancona, è un meraviglioso stretto, una breve via d'acqua tra l'Appenninia e la Balcania, tra l'occidente italico e l'oriente slavo. Qui, nelle giornate limpide, si può navigare a vista da una costa all'altra. Poche miglia a sud, il plumbeo profilo del Monte Conero, il Kòmaros dei fondatori greci della città, ha ancora la solennità che avevano i promontori per gli antichi marinai. Sessanta miglia a est, il Velebit è una linea dorata che invita ad alzare le vele per attraversare il mare. Posso solo immaginare la sua vetta innevata, l'odore dell'inverno che restituisce alla montagna e al mare la loro sacralità.
... continua ...

domenica 17 aprile 2016

Incontri

"Adriatico. Le stagioni del mare"
Giovedì 21 aprile 2016, alle ore 21
Coordinamento Protezione Civile Provincia di Rimini
Rimini, via Ungheria 1

Rispondendo all'invito del Coordinamento Protezione Civile Provincia di Rimini, giovedì prossimo racconterò le stagioni adriatiche, quelle dei venti e quelle  delle acque, quelle dei pesci e quelle degli uomini.
Come tutti i racconti naturali anche quelli marini hanno una cadenza stagionale. Fernand Braudel nel suo grande affresco del Mediterraneo ha scritto: "Le note innumerevoli che ci parlano della qualità e del colore del tempo possono essere classificate senza tener conto del millesimo dell'anno: soltanto i mesi importano ed è sempre, all'incirca, la stessa storia."
Ecco, proprio alcune di queste note mensili ho riportato nel mio "Un mare. Orizzonte adriatico", appunti da cui partirò anche giovedì sera per raccontare le stagioni del mare.

mercoledì 20 gennaio 2016

Incontri

Rotta adriatica
Natura e cultura delle due sponde

Venerdì 22 gennaio 2016, ore 21
Circolo Velico Riminese
Via Destra del Porto, 147/A
Rimini (Italia)

Parole come vele, pensieri come barche; attendono venti propizi per lasciare il porto e avventurarsi nell'infinito mare.
(Fabio Fiori, 2008. Abbecedario Adriatico. Natura e cultura delle due sponde. Diabasis Ed.)

L’Adriatico è un piccolo mare solo per chi lo guarda con Google Maps o per chi lo attraversa con un Superfast. Al contrario l’Adriatico è un grande mare per chi lo naviga a vela e per chi lo conosce attraverso gli antichi isolari.
Noi che continuiamo ad andare da una sponda all'altra nella grazia dei venti, sappiamo cosa vivevano i marinai che alzavano vele al terzo. Noi che continuiamo a scrivere il nostro personalissimo portolano, leggiamo con rinnovata passione i resoconti dei cartografi dei secoli passati. Poi attraversando il Canale d’Otranto, abbiamo capito che l’Adriatico è uno dei tanti, diversi, mediterranei, dalle mille sfumature, cromatiche e naturali, linguistiche e culturali. I vorticosi, a volte devastanti, cambiamenti dei paesaggi costieri non hanno mutato la sua specificità geografica, l’essere una profonda insenatura che s’interpone tra due catene montuose, l’italica e la balcanica, tra due coste, una sabbiosa e una rocciosa, tra due acque, di smeraldo e d'indaco. L’Adriatico è un mare duplice per tantissimi altri aspetti, perché qui si scontrano la gelida Bora e il tiepido Scirocco, perché qui si incontrano fittissime nebbie e limpidissimi cieli. L’Adriatico è un mare duplice e difficile, da affrontare e da amare, ma per questo ancor più attraente.  E poi ci sono le mille isole, i cento fari, i tanti porti che fanno del Golfo di Venezia uno dei mari più affascinanti del mondo.
Un mare che sarà insieme il paesaggio e il protagonista di “Rotta adriatica”, il mio personale racconto che proporrò venerdì agli amici del Circolo Velico Riminese.            

martedì 24 febbraio 2015

Mostre

Oggi sul La Stampa - Mare

“In questa città succedono cose incredibili” dice Corto Maltese sul finire della “Favola di Venezia”. Ma in quella città vivono anche persone fuori dal comune, come Luigi Divari che è capace di tenere in mano con grande maestria sia la lenza che il pennello. E idealmente Corto e Gigi si ritroveranno nei prossimi giorni sull'Isola del Lido, dove negli spazi espositivi della Biblioteca Hugo Pratt si inaugurerà giovedì 26 febbraio alle ore 17, la mostra di Divari, intitolata “Pesci e barche del nostro mare”.

mercoledì 4 febbraio 2015

Incontri

Venerdì 6 febbraio 2015 alle ore 17, nella sala espositiva del Palazzo dell'Arengo a Rimini (Piazza Cavour) incontrerò i ragazzi dell'Istituto Tecnico "Marco Polo" che hanno lavorato a un progetto fotografico "Onde Road. Il turismo dell'anima", coordinati dall'insegnate e geografo Massimo Bini. Le loro fotografie e le nostre parole ruoteranno intorno a uno sguardo altro sull'Adriatico, il nostro mare quotidiano.

Di seguito pubblico qualche riga del mio libro "Abbecedario Adriatico", e una breve riflessione.

In un tempo come il nostro, dove sembra irrimediabilmente perso il senso dello spazio, l’Adriatico viene spesso liquidato come un piccolo mare chiuso. Navigatelo a vela,  camminate lungo le sue coste, ascoltate i racconti degli uomini e delle onde, ne scoprirete la vastità e il fascino

Per amare l'Adriatico è necessario saper apprezzare le sfumature dei grigi o gli ancor più variegati riflessi degli ossidi metallici. Perché le sue acque sono battute da due indomiti giganti: il vento e la luce. Ogni giorno mutevoli, sono loro a scegliere anche il colore: argento, rame, cadmio, zinco, alluminio, stagno, oro, platino, bronzo, ottone, peltro e altre cento leghe.

Sono tutti al contempo belli, affascinanti, plurali i mediterranei. Tra questi l'Adriatico, che vanta una infinita molteplicità di forme e colori, di sabbie e rocce, di venti e atmosfere. Qui ci si può rendere conto di come gli stereotipi sul Mediterraneo siano falsi, di come l'immaginario contemporaneo del mare sia limitato secondo un preciso programma, funzionale innanzitutto ai consumi vacanzieri.

Per noi è invece il mare quotidiano, dalle mille sfumature, cromatiche e naturali, linguistiche e culturali. I vorticosi, a volte devastanti, cambiamenti dei paesaggi costieri non hanno mutato la sua specificità geografica, l’essere una profonda insenatura che s’interpone tra due penisole, italiana e balcanica, tra diverse culture, tutte aperte a oriente.

giovedì 22 maggio 2014

Incontri

Doppio appuntamento per il prossimo fine settimana.

Venerdì 23 maggio 2014, alle ore 18.00, sarò ospite degli amici della Comunità degli Italiani di Pirano, in Casa Tartini. Parlerò di venti, vele e viaggi in Adriatico, il "mare dell'intimità" per Predrag Matvejevic, il "mare della convivenza" per i marinai delle due sponde, di ieri e di oggi.




Domenica 25 maggio 2014, alle ore 19.00, sarò alla Libreria LOVAT di Villorba (TV), Via Newton, per dialogare con Paolo Ganz, che presenterà il suo nuovo libro i "Piccolo Taccuino Adriatico" (2014. Mare di Carta, Venezia; pp 130, € 16,50)  "Un vagabondare letterario lungo la sponda orientale dell'Adriatico, sospinto dalle scoperte e dei ricordi, senza regole e confini, seguendo solo la mappa dell'istinto e il vento della passione, raccontando, arrivi e partenze, incontri e addii, uomini e donne, navi e naufragi, pesci, fari, musiche e tradizioni".


mercoledì 20 novembre 2013

Incontri

Sabato 23 novembre, ore 16, il progetto sociale “La fucina delle idee” propone “Un mare di amici”. Un incontro, a cui parteciperò anch'io, sulle tradizioni della marineria locale e una visita guidata al "Museo della piccola pesca e delle conchiglie" di Viserbella di Rimini, "E' Scaion", in via Minguzzi, 7.

mercoledì 14 agosto 2013

Biblioteca di mare e di costa

"Tutte le tempestose passioni dell'umanità, ... sono trascorse come immagini riflesse in uno specchio, senza lasciare traccia sul misterioso volto del mare”
Joseph Conrad


Venezia è stata, e rimane, il miglior porto di partenza per l'Oriente mediterraneo, un “mare molto veneziano, dalle cittadine coloniali e le spiagge boscose della Dalmazia, dove la Repubblica ricavava il legname per le sue navi e i piloni per i suoi palazzi”, fino alle lontane Costantinopoli e Alessandria, da dove vengono le reliquie di San Marco.  Così s’avvia il diario di bordo di Göran Schildt, storico dell'arte e scrittore finlandese che, fin dalle prime pagine, si rivela anche come una acuta riflessione sulle vicende umane dell’immediato dopoguerra e antiche (Göran Schildt, 2012. Il mare di Icaro. Mursia, Milano; pp 280, € 17). Il libro racconta il lungo viaggio fatto negli anni Cinquanta del Novecento dall'autore, in compagnia della moglie, a bordo dell’amatissima Daphne, una barca a vela a due alberi di circa dieci metri di lunghezza dove trovava posto anche una lambretta, da Murano, l'isola delle “fornaci incandescenti” che fiammeggiano da un migliaio di anni “fin da quando i Dogi, saggiamente, proibirono l'attività nella stessa Venezia a causa del pericolo d'incendio”. Le pagine del libro restituiscono le atmosfere post belliche di quegli anni, l'arcaicità di un mondo distrutto dalla guerra, poverissimo e non ancora travolto dalla modernità e dal turismo, una delle sue industrie pesanti più invasive.
Vivissima è la testimonianza sulle profonde trasformazioni politiche dell'area adriatica, con alcune considerazioni di prima mano sull'evoluzione del diporto in quegli anni. Scrive infatti l'autore che prima della guerra, quando Istria e parte della Dalmazia erano italiane, c'erano molti diportisti, mentre poi ne rimasero pochissimi, anche perché “il clima della Jugoslavia di Tito non era salutare per gli italiani”.

Se quelle vicende sembrano oggi lontanissime nel tempo, sempre attuali sono le difficoltà della navigazione, a cominciare da quelle nel Golfo di Venezia. Prima tra tutte la Bora “il terribile vento settentrionale del Mar Adriatico”, che sorprende per la prima volta la barca finlandese alla fonda nell'Isola di Lussino, per poi spingerla felicemente nei giorni successivi tra le meravigliose isole foranee che si allungano verso sud per centinaia di miglia. Raggiunta Ragusa il viaggio prosegue verso Brindisi per ritornare a oriente nelle isole greche dello Ionio e, passato Corinto, ancora più a sudest in quel “mare di Icaro”, il cui tragico volo “non era un fatto fortuito, era un esempio: la sua audacia è parte integrante dell'atteggiamento dell'uomo occidentale nei confronti della vita”. Senza dimenticare che secondo il mito sempre Icaro e il padre Dedalo sono gli inventori della vela, la prima potentissima e pericolosissima macchina che ha permesso all'uomo di oltrepassare le Colonne d'Ercole.

Articolo pubblicato sul Corriere Romagna di lunedì 12 agosto 2013

mercoledì 7 agosto 2013

Adriatico, mare d'Europa

Dal primo di luglio la Croazia fa parte dell'Unione Europea. Finalmente, dopo secoli di divisioni e anni di guerra, l’Adriatico diventa un mare anche politicamente unito sotto un'unica bandiera, blu come il mare, in cui un marinaio potrebbe scambiare le stelle per isole, quelle splendide istro-dalmate. Non dimentichiamo che l'Adriatico è l’unico mediterraneo geograficamente europeo, a differenza di tutti gli altri sui quali s'affacciano diversi continenti. Se le prospettive invece sono altre, storiche, religiose, culturali, allora l'Adriatico “da solo e per analogia, pone tutti i problemi impliciti nello studio dell'intero Mediterraneo” continua a ricordarci Fernand Braudel. Un altro grandissimo narratore mediterraneo, Predrag Matvejević, ha scritto che “l'Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l'Adriatico il mare dell'intimità”. Per chi lo ha navigato in lungo e in largo l'Adriatico è un mare duplice, per un'infinità di caratteri, innanzitutto morfologici e geologici delle opposte sponde. Quasi completamente basse, sabbiose e antropizzate quelle occidentali, fino al promontorio del Gargano; rocciose, selvagge e semideserte quelle orientali. Duplice è anche la sua natura meteorologica, con inverni di nebbia, gelo e Bora come in un vero mare del nord ed estati di sole, siccità e Scirocco come in tutti i mediterranei. L'Adriatico è per antonomasia il luogo di scontro tra le opposte fazioni dei figli di Eolo, quelli settentrionali, capitanati proprio dalla gelida zarina siberiana e quelli meridionali, alla cui testa sta l'umido rais sahariano.
Per chi va a vela l’Adriatico rimane il Golfo di Venezia. Lunghissima la sua storia, indelebili le tracce architettoniche e culturali, intramontabile la grandiosa aura, malgrado i successivi tanti tragici errori commessi dalle genti delle due rive. Ogni anno centinaia di barche a vela provenienti dai porti dei cinque continenti risalgono il Golfo, non sempre spinte da favorevoli venti sud-orientali, ma comunque determinate a raggiungere dal mare la Serenissima. Perché come ha scritto Thomas Mann, arrivare a Venezia dalla terraferma è come “entrare in un palazzo dalla porta di servizio” e che solo per nave, dall'alto mare, bisogna “giungere nella più inverosimile città del mondo”. Lunghissima o breve che sia stata la navigazione, piccola o grande che sia la prua, insuperabile è l'emozione di bagnarla nelle acque sempre agitate del Canal Grande, vedendo sfilare davanti a sé le straordinarie architetture veneziane, testimoni della grandezza non solo economica della Repubblica. E ancor prima di tanta magnificenza, qualsiasi bocca di porto si sia scelto per entrare, già la Laguna e le sue numerosissime isole avranno regalato forti emozioni. Un paesaggio unico, per dimensioni e caratteristiche, in cui natura e cultura si sono nei millenni intimamente mescolate, come le acque dolci e salate a ogni cambio di marea.
I fatti del Novecento sono tristemente noti, ma non bisogna mai dimenticare che ad anni di guerra si sono alternati secoli di pace e per festeggiare la rinnovata fratellanza riporto le parole di due grandi marinai nati e cresciuti sulle rive adriatiche: Agostino Staulino e Carlo Sciarrelli. Il primo, nato a Lussinpiccolo nel 1914, diceva che l'isola dove era nato gli aveva insegnato ad amare il mare, “sentimento che bisogna coltivare per poter navigare”.
Di Carlo Sciarrelli, nato a Trieste nel 1934, oltre alle splendide barche, va ricordata non solo passione, competenza ed estro per la progettazione degli yacht, ma più in generale per la cultura del mare. Nell'introduzione al suo “Lo yacht. Origine ed evoluzione del veliero da diporto”, ormai un classico della letteratura marinaresca, Sciarrelli sollecita l'uso del “linguaggio del mestiere, dal quale non si può prescindere”, quel linguaggio che apprese ed affinò proprio navigando in Adriatico.
Ora che da Trieste a Otranto, da Capodistria (Koper) a Ragusa (Dubrovnik), l'Adriatico è un mare d'Europa sarà più semplice conoscersi e riconoscersi, certi che l'appartenenza adriatica è un fatto esperienziale che deve diventare anche culturale, basta semplicemente mollare gli ormeggi per avventurarsi in quel "mar grando" caro al poeta Biagio Marin.

L'articolo completo è pubblicato sull'ultimo numero del mensile Bolina (luglio-agosto 2013)

giovedì 20 giugno 2013

Anemofilia

Sabato 22 giugno 2013, alle ore 19.30
in occasione del Raduno delle Barche con Vele al Terzo al porto di Rimini, Piazzale Boscovichleggerò alcune pagine del mio ultimo libro,  “Anemos. I venti del Mediterraneo”, e quelle di altri autori che hanno raccontato i venti dell’Adriatico, tra cui Giovanni Comisso, Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Giulietti, Dino Brizzi e Giulio Grimaldi.
L'iniziativa è organizzata dall'Associazione Vele al Terzo di Rimini.

Sugli stessi temi, anticipo di seguito una parte dell'articolo uscito lunedì scorso sul Corriere Romagna, il primo della rubrica estiva intitolata "Viva il vento", pubblicata ogni lunedì nell'inserto "Aria di mare".



Se, come dicevano un tempo i marinai, su ogni mare del mondo il vento scrive, in Adriatico i suoi racconti sono imprevedibili e bizzarri, fin dai tempi antichi. Non che le burrasche siano più violente, ma sono difficilmente prevedibili, non che le bonacce siano più estenuanti, ma sono quotidianamente ricorrenti. In Adriatico i venti sono mutevoli e umorali, possono scatenarsi o placarsi con estrema rapidità. Spesso in ventiquattrore spirano da ogni quadrante, con forza altrettanto variabile. Emblematici i caratteri del Garbino, vento sud-occidentale, rafficato e volubile, con effetti meteorologici e psicologici, assai noti in Romagna.
...
I venti erano per i marinai indispensabili compagni di viaggio, temuti e venerati, come si conviene a  dei che hanno in mano il destino. In Adriatico agli otto venti principali, che hanno tutti un nome proprio da scriversi rigorosamente con la maiuscola come nei vecchi portolani, se ne aggiunge un nono: la Bora. La sua tana è nascosta tra le selve balcaniche, da cui discende furiosa, mostrandosi con due volti, chiaro o scuro, a seconda dello stato del cielo. Tutti quelli che hanno navigato in Adriatico ne hanno fatto esperienza, anche durante l'estate. Lo ricorda Giovanni Comisso in uno dei suoi racconti marinareschi, intitolato “Rade di fortuna”. “Poi la bella estate, riserva sempre impensate burrasche di Bora. Bora che, mascherata da temporale notturno, scende giù dagli alti monti di Segna e rimane per qualche giorno ad agitare le acque”.
Malgrado l'Italia non abbia avuto un grande narratore pelagico, come Joseph Conrad o Hermane Melville, diversi sono gli autori che hanno prestato attenzione ai venti, favorevoli o avversi, comunque determinati nelle vicende marinaresche. Nel romanzo adriatico _ “Maria Risorta” di Giulio Grimaldi, scritto ai primi del Novecento, bonacce, brezze e burrasche scandiscono il tempo delle partenze, del lavoro e dei ritorni. Momenti lieti, quando “La Maria Risorta filava docile, con il trinchetto e la maestra gonfie di un buon Maestrale, sopra un mare turchino e tutto leggermente ondulato che si estendeva a perdita d'occhio, senz'altro rumore che uno sciaguattar lieve contro i fianchi robusti e il cigolio sordo delle scotte dei ghindazzi”. Attese trepidanti sui moli di donne e anziani. “Venne la notte; e molti poveri cuori aspettavano ancora, mentre un soffio di disperazione passava sulle casupole del piccolo porto, e continuava sui moli quella vedetta angosciosa, tra il sibilo del vento e il boato del mare”.
Anche a noi che alziamo la vela per piacere, i venti insegnano ogni giorno qualcosa: pazienza, determinazione e rispetto, prima di tutto. Cazzando e lascando, alzando e ammainando, cerchiamo un'antica armonia tra la vela e l'aria, indispensabile per portare la nostra barca e i nostri sogni lontano. 

lunedì 29 aprile 2013

Anemofilia

Pubblico di seguito uno stralcio della recensione al mio "Anemos. I venti del Mediterraneo", scritta da Sara De Giorgi per il Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico.
Il Centro, diretto da Sanja Roic con il coordinamento scientifico di Giovanna Scianatico, oltre a un'intensa attività di ricerca sull'odeporica adriatica con il contributo di studiosi di entrambe le sponde, ha realizzato una ricchissima biblioteca digitale con molti testi in formato elettronico disponibili gratuitamente.


Il testo di Fabio Fiori intitolato Anemos: i venti del Mediterraneo è, a detta dell’autore, un originale e innovativo «almanacco eolico, un diario di bordo, compilato pazientemente negli anni, in cui le date hanno lasciato il posto agli otto petali della rosa dei venti, con qualche altra necessaria anemografia storica, geografica, letteraria e pittorica». Fiori, ricercatore e insegnante, appassionato di mare, vela e nuoto, compie un singolare viaggio affascinante e poetico tra miti e storie, di ieri e di oggi, che hanno per oggetto i venti del Mar Mediterraneo. Consapevole dell’originalità del suo lavoro, attinge a piene mani da una tradizione che ha a che fare con manuali di navigazione, carte nautiche e antiche ‘rose dei venti’. All’inizio dell’opera, Fiori definisce il termine anemofilia, sostenendo che gli anemofili, coloro che amano il vento, ricevono da esso vitalità, sicurezza, slancio e buon umore. In più, sostiene che i venti hanno direzione, intensità, temporalità e che possiedono, da una parte, qualità oggettive, legate a meteorologia e geografia dei luoghi e, dall’altra, qualità soggettive, memorie di esperienze individuali e collettive. Nella plurimillenaria storia del Mediterraneo sono «protagonisti principali o secondari, mai casuali, di una suggestiva mitologia e di un’ampia letteratura»: da qui la necessità anche del termine anemografia. Nella mitologia greca vi è Eolo, che è il custode dei venti per volere di Zeus e che decide se arrestarli o eccitarli: è lui che offre una scorta a Odisseo, fornendogli tutti i venti ululanti. Dal punto di vista etimologico, vento deriva dal latino věntum, termine ampiamente diffuso nelle lingue indoeuropee. E sono tanti gli autori, poeti e scienziati, storici o filosofi, che hanno provato e dare una definizione alla parola vento. «Il padre filosofico del vento», o per essere più precisi, dell’aria, è Anassimene di Mileto. L’aria è un principio vitale, secondo Anassimene, e da essa deriverebbero, per rarefazione e condensazione, gli altri tre elementi costitutivi del cosmo: acqua, terra, fuoco.
Al termine della lettura del testo di Fiori, ci si accorge di aver imparato molto: il volume offre una meticolosa ricostruzione di un ‘viaggio letterario’ affascinante, che ha come protagonisti principali i venti del Mar Mediterraneo e che affronta, con una prospettiva singolare, un tema fondamentale della letteratura adriatica odeporica, quello del rapporto tra l’uomo e il mare.





giovedì 14 marzo 2013

Il nostro mare quotidiano


Pubblico una parte del racconto scritto per il nuovo numero della rivista Lettera Internazionale (n.114) dedicata ai difficili rapporti tra i paesi europei, che stanno fuori e dentro lUnione Europea, tra cui quelli che si affacciano allAdriatico.

Appartenenza adriatica

Contro l'identità, per un'appartenenza adriatica.
Anche per testimoniare quest'idea ogni giorno nuoto e navigo, cammino e ascolto, leggo e scrivo, imparando una parola delle lingue dell'altra sponda, raccontando una storia che l'onda regala. Costruisco così quotidianamente un'appartenenza, sostituendo ogni tanto qualche corso di fasciame malandato a quella fragile arca chiamata Koiné adriatica, dove sono imbarcato come murè. Una nave antichissima che oggi deve affrontare anche la tempesta Krísis, una dura depressione con il minimo barico proprio sul Mediterraneo orientale. Per fortuna non sono solo, anzi in questi decenni ho conosciuto a bordo abili marinai, comandanti, cartografi e maestri d'ascia. Gente di mare che parla lingue diverse ma che è accomunata dalla passione per l'Adriatico. Sono concordi nel credere che la sicurezza della navigazione dipenda dalla coesione di tutto l'equipaggio, dall'ultimo dei mozzi al primo dei comandanti.
La Koiné adriatica per millenni si è mossa grazie alla spinta dei remi e dei venti. Gli storici ci ricordano che il primo è stato quello greco, che ha riempito vele mitiche, di Giasone, Diomede, Antenore e Odisseo, portandoli in isole reali e fantastiche, come le Elettridi e Absirto, le Diomedee e Ogigia. Lo stesso vento ha mosso navi reali, cariche di genti, merci e culture, verso il Salento, poi più a nord fino a Zara, Ancona, Spina, Adria, che per Strabone diede anche il nome al Golfo. Nei secoli successivi il vento è girato e si sono susseguiti quello romano, bizantino, veneziano, turco e asburgico. Poteri militari, politici ed economici che hanno imposto egemonie culturali, secondo la definizione di Sergio Anselmi. Ma chi ha navigato sa che l'Adriatico, come e più degli altri mediterranei, è un mare in cui i venti sono bizzarri, a lunghe bonacce seguono violente tempeste. Così anche la fragile Koiné adriatica qualche volta ha navigato con venti favorevoli, altre volte è stata sbattuta da burrasche violente, di direzione variabile.
Fuor di metafora, credo che la vera sfida culturale e politica delle genti adriatiche sia sostituire alle identità nazionali o addirittura regionali proprio un'appartenenza adriatica.
Se il XX secolo è stato il secolo dei nazionalismi, in cui il mare era una confine, il XXI secolo può rappresentare invece un'occasione per rinnovare l'integrazione, in cui il mare ritorna ad essere visto e vissuto come pontos, collegamento tra le opposte sponde, geografiche, religiose e culturali.
Questi anni possono quindi rappresentare un'occasione per riscoprire e aggiornare la koiné adriatica, in uno spazio finalmente europeo e condiviso. Senza dimenticare però che, malgrado i drammatici rivolgimenti di fine secolo, l'Adriatico è l'unico vero mediterraneo d'Europa che non lo è ancora politicamente per intero. Alla frammentazione balcanica si contrappone la novecentesca incapacità italiana ad aprirsi sul mare e l'altrettanto duraturo isolamento albanese. A ciò vanno poi ad aggiungersi i nuovi interessi tedeschi e russi, sia lungo le coste orientali che occidentali. A riguardo non è necessario essere esperti di economia o geopolitica, basta frequentare i porti di Lignano, Rimini e Bari o quelli di Pula, Dubrovnik e Budva.
Senza retorica dobbiamo quindi constatare che l'Adriatico è un mare che ancora divide genti e culture, mentre al largo scorrazzano le economie, spesso piratesche. Un mare che è comunque lo sfondo naturale, l'habitat direbbero gli ecologi, comune di milioni di persone che popolano le rumorose rive occidentali e quelle silenziose orientali. E' questa una delle tante duplicità adriatiche, emblematica di una condizione ambientale più generale. Perché l'Adriatico è, a seconda delle stagioni, un gelido e nebbioso mare settentrionale o un caldo e luminoso mare meridionale, perché sulle sue acque si scontra la fredda e secca Bora con il tiepido e umido Scirocco, perché c'è una divisione netta tra un occidente sabbioso con acque torbide e un oriente roccioso con acque limpide.
La rotta adriatica è lunga e pericolosa, richiede uno sforzo fisico e mentale, ma come ogni viaggio vero e faticoso regala forti emozioni e piacevoli incontri. Predrag Matvejević, l'Omero balcanico che è partito proprio dall'Adriatico per raccontare magistralmente il Mediterraneo, continua a incoraggiarci a scoprire questo mare dell'intimità.
Prendendo il largo, mettendo la prua verso l’orizzonte marino, non dimenticando di portare con noi qualche buona lettura, ma anche immagini e musiche capaci di emozionare, potremo forse un giorno trovare la nostra sognata Adriatica.  

lunedì 26 novembre 2012

Mostre


Oggi, lunedì 26 novembre 2012, nell'inserto Aria di Mare del Corriere Romagna trovate la presentazione della mostra di Luigi Divari, "Pesci, barche e uomini di questo mare", che inaugurerà domenica 2 dicembre alle ore 16, al Museo della Marineria di Cesenatico (FC).
Ecco un'anticipazione.



Pesci molti, barche alcune, uomini pochi. Ecco la formula alchemica che rende attraente e suggestivo il lavoro pittorico di Luigi Divari. Ma questa non è solo una scelta stilistica, perché riflette più in generale la sua visione della Laguna di Venezia. Silenziosa, come i molti pesci che la abitano, alcune barche che l'attraversano, i pochi uomini che la conoscono. Uno sguardo che ha poi ampliato su quell'Adriatico che dei mediterranei è il più “lagunare” o per usare una definizione storica è il Golfo di Venezia.
Bel pésse , barche a remi o a vela, uomini antichi. Tre soggetti che su queste carte si materializzano proprio grazie all'acqua, per tutti elemento essenziale alla vita. Acque salmastre prima e salate poi. Acque di laguna, che del mare è il grembo, dove crescono i suoi pesci e dove sono stati allevati per millenni i suoi uomini e le sue barche.
Se è relativamente semplice descrivere l'orizzonte o, per meglio dire, il fondale d'immagini di Luigi Divari, non è invece facile preparare un unico parangale di parole capace di catturare le tante suggestioni che evocano singolarmente le sue tavole. Certo è che solo un pittore con una straordinaria passione per la pesca e la navigazione, e le cento storie che ogni pesce, ogni uomo e ogni barca porta con sé, poteva realizzare una così dettagliata scena peschereccia. Questi acquarelli restituiscono la freschezza di una grande pescheria, la forza di un selezionato equipaggio, l'eleganza di una storica compagnia navale.
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Ma questa mostra ci parla anche dell'oggi, invitandoci a prendere una lenza, un remo o una scotta in mano, per riscoprire i piaceri della pesca, della navigazione e, perché no, della cucina. Questi pesci e queste barche rivelano il fascino di pescherie e squeri, le branchie di tutte le città costiere che vogliono mantenere vivo il rapporto con l'acqua, dolce, salmastra o salata che sia.
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Il mare, come tutte le passioni, richiede tempo, pazienza e, qualche volta, fatica. Luigi Divari lo sà perché naviga e pesca da una vita e i suoi acquarelli, i suoi libri, i suoi racconti lo testimoniano. Ha mani abili e capaci di tenere in mano il pennello e la penna, come la lenza e il remo.