Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano.
Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne.
Fabio Fiori
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giovedì 7 aprile 2016
Velabondismo
Laguna di Grado e Marano
Se, come scrive Robert Maynard Pirsig, la montagna fisica è l'allegoria di “quella spirituale che si erge tra ogni anima e la sua meta”, allo stesso modo lo è il mare fisico, anche quello quotidiano. A patto che si sia disposti a vivere, almeno per qualche ora o magari per qualche giorno, in naturale armonia con esso. Un'armonia che non ha bisogno necessariamente dei grandi orizzonti oceanici, che si può sperimentare anche nell'esperienza minimalista del velabondaggio, fatta di piccole e grandi avversità. Avversità che invita ad affrontare il maestro de “Lo Zen e dell'arte della manutenzione della motocicletta”, per non fare come la maggior parte degli uomini che “sta a guardare le montagne spirituali per tutta la vita e non ci si avventura mai, accontentandosi di ascoltare quelli che ci sono stati”. Ma, con riferimento a una vela senza motore, di cosa stiamo parlando? Di attenzione ai venti innanzitutto, con cui dobbiamo trovare un equilibrio di rotte e tempi; di fatica ai remi, con cui occasionalmente supplire alle inevitabili bizzarrie di Eolo. Se poi si aggiungono le dolorose meraviglie delle notti sotto le stelle al fianco della barca e altri piccoli inaspettati grattacapi, ecco riassunte le avversità che chiede di affrontare un mare spirituale. Un mare di cui la laguna è il naturale prodromo, fin dalla notte dei tempi. In passato nelle lagune gli antichi si prepararono al mare; oggi nelle lagune i velabondi ritrovano spazi di inimmaginabile libertà.
Così è nella più settentrionale della lagune adriatiche, quella di Grado e Marano. Innanzitutto cerchiamo di dirimere una questione geografica. Si stratta di una o di due lagune limitrofe? Sui libri e sul web vengono tenute separate da bocca e canale di Porto Buso, che stanno circa nel mezzo di un unico spazio acqueo. Nella esperienza del marinaio è però difficile disgiungerle. Davanti alla nostra prua infatti c'è un unico labirinto terracqueo, separato dal mare da un lungo cordone sabbioso di una trentina di chilometri che va da Lignano a Grado, rispettivamente a ovest e a est, interrotto da quattro bocche maggiori segnalate da briccole. L'abitato di Marano è invece a nord di Lignano, sul margine lagunare interno. I geografi estendono l'ambiente lagunare anche alle aree limitrofe, che stanno tra la foce del Tagliamento a ovest e quella dell'Isonzo a est. Aree però inesplorabili, almeno a vela.
In questa veleggiata eravamo in due su una sola deriva a spigolo di quattro metri, varata nello squero comunale di Grado, da poco rinnovato, ampio e molto funzionale. Giorni di solstizio d'estate, quando la luce la fa da padrona.
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Il reportage completo è pubblicato su Bolina di aprile 2016.
giovedì 27 marzo 2014
Insulomania
Ecco una nuova pagina del mio isolario, in cui racconto storie di isole reali, visitate o sognate, e di isole fantastiche, mie o altrui. Il portolano di un inguaribile insulomane.
Buon vento!
BARBANA
Nel vocabolario dell'insulomane non dovrebbe mancare “barena”, cioè un affioramento lagunare di sabbia o fango, insomma un'isola incipiente. Se pochissimi possono vantare d'aver assistito alla nascita di un'isola marina, ogni insulomane potrebbe togliersi la soddisfazione di assistere all'apparizione di un'isola lagunare. E dove meglio che nelle lagune settentrionali dell'Adriatico? Lì le barene sono in continuo divenire e alcune diventano isole vere e proprie nel corso dei secoli, magari con l'aiuto dell'uomo. Tra queste Barbana, nella laguna di Grado, ospita un importante santuario che, secondo la tradizione, risale al VI secolo. Di Barbana ha scritto anche uno dei più illustri geografi del XVII secolo, Vincenzo Maria Coronelli. Il Cosmografo della Serenissima oltre al bellissimo e documentato Isolario, in cui descrive le isole lagunari e d'oltremare, lavorò anche a una delle prime enciclopedie, intitolata Biblioteca universale, in cui si parla di Barbana, “isoletta nelle vicinanze di Grado … e benché il suo circuito non si estenda, che poco più di mezzo miglio, i miracoli però che opera in essa la Gran regina degli Angeli, la rendono cospicua, e riguardevole”. Un isola fatta di terra miracolosa, “antidoto possente contra i morsi de'serpenti, e d'animali velenosi”.
...
Nella Laguna di Grado e Marano, le isole con nome proprio sono una quindicina e Barbana è quella più famosa, almeno per le vicende mariane. La fondazione del Santuario presente sull'isola risale al VI secolo e, secondo la leggenda, è legata al ritrovamento miracoloso di un immagine della Madonna, in seguito a una devastante mareggiata che mise in pericolo anche la città di Grado. Il Santuario ospita una comunità di frati francescani ed è meta da secoli di un suggestivo pellegrinaggio nautico, nella prima domenica di luglio. Una numerosa flotta di barche, piccole e grandi, addobbate a festa, celebra ogni anno il Perdòn di Barbana, con cui la comunità gradese ricorda la grazia ricevuta dalla Madonna in occasione della peste del 1237. Un ex-voto animato, in cui viene imbarcata la Madonna degli Angeli per un pellegrinaggio acqueo, dalla Basilica di Sant'Eufemia all'Isola di Barbana.
Della Laguna era innamorato anche Pier Paolo Pasolini, che vi girò alcune scene di Medea, interpretata da Maria Callas. Di Grado scrisse: “Il grigio-azzurro del suo cielo e il verde dei suoi alberi friulani, il vermiglio e il cobalto attutiti del suo porticciolo, e l'oro dei capelli della sua gioventù, ne fanno un luogo dell'anima”.
Un incantato silenzio mistico è il regalo più grande che l'Isola di Barbana continua ad offrire da secoli all'insulomane.
Buon vento!
BARBANA
Nel vocabolario dell'insulomane non dovrebbe mancare “barena”, cioè un affioramento lagunare di sabbia o fango, insomma un'isola incipiente. Se pochissimi possono vantare d'aver assistito alla nascita di un'isola marina, ogni insulomane potrebbe togliersi la soddisfazione di assistere all'apparizione di un'isola lagunare. E dove meglio che nelle lagune settentrionali dell'Adriatico? Lì le barene sono in continuo divenire e alcune diventano isole vere e proprie nel corso dei secoli, magari con l'aiuto dell'uomo. Tra queste Barbana, nella laguna di Grado, ospita un importante santuario che, secondo la tradizione, risale al VI secolo. Di Barbana ha scritto anche uno dei più illustri geografi del XVII secolo, Vincenzo Maria Coronelli. Il Cosmografo della Serenissima oltre al bellissimo e documentato Isolario, in cui descrive le isole lagunari e d'oltremare, lavorò anche a una delle prime enciclopedie, intitolata Biblioteca universale, in cui si parla di Barbana, “isoletta nelle vicinanze di Grado … e benché il suo circuito non si estenda, che poco più di mezzo miglio, i miracoli però che opera in essa la Gran regina degli Angeli, la rendono cospicua, e riguardevole”. Un isola fatta di terra miracolosa, “antidoto possente contra i morsi de'serpenti, e d'animali velenosi”.
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Nella Laguna di Grado e Marano, le isole con nome proprio sono una quindicina e Barbana è quella più famosa, almeno per le vicende mariane. La fondazione del Santuario presente sull'isola risale al VI secolo e, secondo la leggenda, è legata al ritrovamento miracoloso di un immagine della Madonna, in seguito a una devastante mareggiata che mise in pericolo anche la città di Grado. Il Santuario ospita una comunità di frati francescani ed è meta da secoli di un suggestivo pellegrinaggio nautico, nella prima domenica di luglio. Una numerosa flotta di barche, piccole e grandi, addobbate a festa, celebra ogni anno il Perdòn di Barbana, con cui la comunità gradese ricorda la grazia ricevuta dalla Madonna in occasione della peste del 1237. Un ex-voto animato, in cui viene imbarcata la Madonna degli Angeli per un pellegrinaggio acqueo, dalla Basilica di Sant'Eufemia all'Isola di Barbana.
Della Laguna era innamorato anche Pier Paolo Pasolini, che vi girò alcune scene di Medea, interpretata da Maria Callas. Di Grado scrisse: “Il grigio-azzurro del suo cielo e il verde dei suoi alberi friulani, il vermiglio e il cobalto attutiti del suo porticciolo, e l'oro dei capelli della sua gioventù, ne fanno un luogo dell'anima”.
Un incantato silenzio mistico è il regalo più grande che l'Isola di Barbana continua ad offrire da secoli all'insulomane.
L'articolo completo è pubblicato sul numero di MARZO 2014 di BOLINA
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