Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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venerdì 9 dicembre 2016

Storie di mosconi e pattini

E' in edicola BOLINA di dicembre, in cui troverete la storia del patí de vela o  patí català


I prodotti tipici sono un'indiscussa e apprezzata attrazione turistica, al pari di paesaggi, monumenti e mostre. Ma i prodotti tipici, alimentari e non solo, sono prima di tutto un piacere quotidiano per chi abita in un territorio.
Così è anche per el patí de vela, un piccolo, veloce e divertente catamarano tipico della Catalogna. Tanto che è anche chiamato patí català, una specie di pattino, o moscone che dir si voglia, a vela. A questa barchetta da spiaggia, ormai praticamente estinta in Italia (vedi BOLINA, Novembre 2008), l'accomuna il periodo storico d'origine, l'ambiente e l'uso. Entrambe derivano dal più antico pattino a remi che apparve sul finire dell'Ottocento sulle spiagge per soddisfare le voglie di chi voleva conoscere il mare. Il patí ha però delle caratteristiche tecniche che lo rendono molto diverso, non solo dal pattino, ma in generale da tutti i catamarani.
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Nel 1974 viene invece pubblicato il primo libro interamente dedicato al patì, a firma di Guido Depoorter Lodewyckx. Il lavoro di un appassionato, che descrive tecnica e storia del patì e si apre con un invito “¡Hágase patinista a vela!”, diventa un patinista a vela! Un'incitazione ascoltata, a giudicare dal successo riscosso dal patí de vela in questi ultimi quarant'anni.

L'immagine che accompagna questo post è stata disegnata da François ChevalierNel suo blog troverete tanti altri bellissimi disegni, di barche di ieri e di oggi
http://chevaliertaglang.blogspot.it/

Per saperne di più sul patí de vela, sulla sua storia, sulle regate, sulla tecnica, suggerisco il sito dell'associazione ADIPAV e del Club Pati Vela Barcelona
http://www.adipav.org/
http://www.pativelabarcelona.com/

lunedì 11 aprile 2016

Storie di mosconi e pattini

Si parlerà anche di pattini e mosconi, nella sessione dedicata all'etnologia, al III Convegno Nazionale di Archeologia, Storia ed Etnologia Navale, promosso e organizzato dall’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale (ISTIAEN) insieme al Museo della Marineria di Cesenatico, che lo ospiterà il 15 e 16 aprile 2016. Gli oltre 40 interventi sono stati suddivisi in tre temi riguardanti “l'archeologia navale”, “la storia navale, storia della navigazione e arte marinaresca”, “l'etnologia navale”.

Di seguito pubblico la prima parte dell'articolo uscito oggi sul Corriere Romagna.

Cosa offriva, e che cosa potrebbe offrire ancora, il moscone? Un modo semplice ed ecologico per scoprire il mare, anche partendo dalle gremite spiagge romagnole.
Fino agli anni Ottanta del Novecento, il moscone era, e potrebbe essere ancora, la più diffusa barchetta a remi della Romagna e delle spiagge italiane. Perché è economico e facile. Costa poco acquistarlo e mantenerlo, è semplice portarlo e gestirlo. Il moscone permetteva, e potrebbe  permettere ancora, la prima esperienza marinara ai bambini, regalandogli quella “gaiezza” di cui ci parlano non solo i ricordi, ma anche le cartoline degli anni Cinquanta. Sono immagini di spiagge già affollate, non solo da tende o ombrelloni, ma anche da barche a vela e da mosconi. Erano spiagge in cui l'abbronzatura non era la sola passione, ma da cui ci avventurava verso il largo, scoprendo il mare, a nuoto, a remi e a vela. Di barche ce n'erano decine, di mosconi migliaia in pochi chilometri, come dimostra, tra le tante, anche l'immagine scelta per pubblicizzare le “Spiagge di Romagna” nel 1957. Mosconi armati sulla battigia, pronti per prendere il mare alla ricerca di acque più limpide, di atmosfere più silenziose. Ancora nel 1998 c'erano solo a Rimini 56 mosconai che gestivano un centinaio di postazioni, ognuna con decine di mosconi da affittare, allora al modico prezzo di 10.000 lire all'ora, una tariffa probabilmente inferiore a quella chiesta per un'ora di gioco in una campo da tennis. Nel volgere di qualche decennio tutto è cambiato, gli unici testimoni di quest'illustre storia rimangono i rossi mosconi dei salvataggi, ancora insostituibili malgrado ricorrenti bizzarre idee di motorizzazione. I rari, sparuti mosconi di qualche romantico appassionato, sono addirittura fuorilegge, per le discutibili disposizioni dell'ordinanza balneare regionale. Un regolamento che andrebbe quanto meno pubblicamente ridiscusso, almeno nelle norme riguardanti i natanti a remi e a vela, per contrastare la montante desertificazione delle spiagge da ogni attività marinaresca. Senza dimenticare che nelle più moderne località balneari del nord Europa, al contrario, sono state rinnovate e potenziate le basi nautiche, luoghi fondamentali per promuovere la cultura del mare, di cui in questo Paese c'è un grande bisogno. Perché Rimini, alla ricerca di una rinnovata immagine di capitale delle vacanze green, non rilancia modi più raffinati ed ecologici di vivere il mare? Anche a partire proprio dal moscone, la sua storica icona. Attenzione, non musealizzandolo o, ancor peggio, facendone un feticcio da rotonda, ma incentivando il loro ritorno sulla spiaggia, riaccendendo innanzitutto nei bambini quella voglia mai sopita di avventurarsi in mare.
Fiduciosi che anche i mosconi, così come hanno saputo fare le bici in città, riconquisteranno le spiagge, continuiamo a remare e a tenerne viva la memoria attraverso il racconto. Su queste pagine abbiamo già ripercorso la sua storia o per meglio dire alcune sue storie, visto che è giusto parlare al plurale di mosconi, pattini e patinos riprendendo le parole italiane e spagnole che lo hanno nominato al suo apparire alla fine dell'Ottocento. Ma ci era sfuggito il francese podoscaphe ritratto anche da Gastone Coubert addirittura nel 1865, quindi quasi trent'anni prima della prima apparizione della parola pattino, nel vocabolario di Policarpo Petrocchi. E' vero che la barchetta dipinta in “La Femme au podoscaphe”, come il patinos spagnolo, si differenzia dal nostro moscone per il remo a pagaia ma, per uso balneare e forma dello scafo, può essere considerato un suo predecessore. Bisogna attendere il 1916 perché il pittore Moses Levy ne ritragga uno sulla spiaggia di Viareggio, o il 1928 perché un'ospite illustre, Janos Vaszary, ne immortali uno a Rimini. Saranno poi tanti i pittori romagnoli e non che sceglieranno proprio il moscone, nei suoi molteplici usi, balneari, pescherecci o addirittura teatrali, come soggetto delle loro tele, come ci ha insegnato con competenza e passione Sergio Sermasi.

lunedì 19 ottobre 2015

Storie di mosconi e pattini

Grazie alle immagini dell'Istituto Luce, oggi disponibili anche su YouTube, abbiamo un'ulteriore testimonianza visiva della diffusione di mosconi e pattini in Italia, nella prima metà del Novecento. Una barca semplice, economica e divertente con cui i bagnati di allora, da non confondere con gli spiaggianti di oggi, facevano le prime esperienze di tuffo, di nuoto e di voga. Evviva il moscone! quello di ieri e quello di domani.

Di seguito ho selezionato alcune di queste brevi, festose!, testimonianze.


Pattini sul Tirreno
https://www.youtube.com/watch?v=UguYOczXNeU

https://www.youtube.com/watch?v=UguYOczXNeU

Mosconi sull'Adriatico



giovedì 24 settembre 2015

Storie di mosconi e pattini


















Ecco un frammento di una affascinante scena marina, con tanto di moscone e capanno del mosconaio, dipinta da Giulio Turci (Santarcangelo di Romagna 1917-1978) alla metà del Novecento.

E' una delle cinque immagini pubblicate lunedì scorso sul Corriere Romagna nelle pagine culturali, frutto del lavoro di ricerca iconografica fatta da S.S. nella sua rubrica "Artisti della Memoria", in cui testimonia che "Il moscone rappresenta una delle icone della riviera romagnola che si ritrova con grande frequenza dell'opera di tanti artisti". Potete leggere l'articolo completo anche online.

SE AVETE FOTOGRAFIE, CARTOLINE, NOTIZIE INVIATELE A maregratis@gmail.com oppure a lettere@corriereromagna.it

mercoledì 26 agosto 2015

Storie di mosconi e pattini

Di seguito pubblico una parte dell'articolo uscito lunedì scorso, 24 agosto 2015, sul Corriere Romagna, dedicato al moscone o pattino, che dir si voglia.

In Romagna, quando ancora c'erano i bagnanti e non gli spiaggianti, come negli ultimi decenni, in riva c'erano migliaia di mosconi! Quando ancora l'acqua e non la sabbia era la principale attrattiva, in mare c'erano migliaia di mosconi!
Perché il moscone oltre che una sana remata, offre la possibilità di andare a pescare, di trovare intimità, pace, silenzio e soprattutto acque limpide e profonde.  Il moscone è la barca ideale per imparare le principali arti marinaresche: remo, tuffo e nuoto. Qui che non ci sono isole e nemmeno scogli, il moscone è l'unica riva circondata dall'acqua, quella da cui staccarsi non camminando ma nuotando, quella in cui l'incontro con il mare è completo, avvolgente, profondo.
Il moscone è stato per un secolo non solo una semplice e bellissima barchetta balneare, ma una vera e propria icona. Nella prima metà del Novecento era un “mito d'oggi”, parafrasando Roland Barthes. Poi malauguratamente vennero i pedalò (anche se a dire il vero anche la storia di questo natante è molto antica!) e purtroppo negli ultimi anni, complice anche una assurda normativa che vieta l'ormeggio e il rimessaggio, entrambi sono quasi scomparsi. Come è quasi estinta la figura del mosconaio, che insieme al salvataggio e al bagnino, componeva la triade di combattenti balneari o più prosaicamente dei vitelloni.
Ma siamo fiduciosi che il moscone, come tutti i miti, non sia scomparso definitivamente, si è nascosto ai più. Solo pochi adepti ne mantengono viva la forma, la pratica, l'amore, addirittura la devozione. Perché questo rito non rimanga appannaggio di pochi, vediamo di raccontarne brevemente la storia, anche perché questo piccolo catamarano a remi è, al pari della bicicletta con cui condivide l'origine ottocentesca e la fortuna novecentesca, un mezzo ecologico e divertente, che permette una libertà marinaresca alla portata di tutti.
Innanzitutto va chiarita la diatriba linguistica italiana, che potrebbe sottenderne anche la paternità. Moscone o pattino? E' bene precisare che sono sinonimi e hanno una precisa geografia. Infatti al pari di brodetto e caciucco, entrambe zuppe di pesce, moscone è tipicamente adriatica, mentre pattino è ligure-tirrenica. Nei vocabolari, fino a prova contraria, la parola più antica è pattino, che appare per la prima volta nel 1891. E' Policarpo Petrocchi che la inserisce nel suo "Novo dizionario universale della lingua italiana", dove si legge: "PATTINO, s.m. T. mar. Due travi con un panchettino sopra che serve per andarci come in barchetta (P.)".
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SE AVETE FOTOGRAFIE, CARTOLINE, NOTIZIE INVIATELE A maregratis@gmail.com

mercoledì 14 gennaio 2015

Storie di mosconi e pattini

Come ben sa chi mi conosce, sono da sempre innamorato del moscone!
Sarà forse perché è stata la mia prima barca? o perché continua a sembrarmi una fantastica micro-isola? o più semplicemente perché d'estate rimane il modo più semplice per scappare dalle rumorose spiagge sovraffolate e ritrovare silenziose acque solitarie. Concedendosi ovviamente anche indimenticabili tuffi.
Comunque sia questo piccolo catamarano a remi è, al pari della bicicletta con cui condivide l'origine ottocentesca e la fortuna novecentesca, un mezzo ecologico e divertente, che permette una libertà marinaresca alla portata di tutti. In questi giorni ho riordinato qualche appunto raccolto negli anni, stimolato da uno Simone Nudi, un giovane amico livornese iscritto a Disegno Industriale all'Università di Firenze, che mi ha chiesto qualche informazione. Provo a riassumerle di seguito, nella speranza magari di raccoglierne altre.
La storia del moscone o pattino che dir si voglia non è ancora stata scritta, come testimoniano anche le poche righe dedicate a questa barca tanto diffusa, soprattutto in passato, sia da Wikipedia che dalla Enciclopedia Treccani. Mentre numerose sono foto e cartoline che ne documentano la diffusione già dalla fine dell'Ottocento su tante spiagge italiane, rarissime sono le "attenzioni" letterarie. Nei vocabolari la parola pattino appare per la prima volta nel 1891. E' Policarpo Petrocchi che la inserisce nel suo "Novo dizionario universale della lingua italiana", dove si legge: "PATTINO, s.m. T. mar. Due travi con un panchettino sopra che serve per andarci come in barchetta (P.)". Sarà invece lo scrittore Alfredo Panzini, che trascorreva le vacanze a Bellaria, a sdoganare il termine adriatico moscone nel suo "Dizionario moderno", nella edizione del 1923, definendolo "galleggiante da spiaggia". Più articolata la descrizione data nell'edizione del 1950: "Moscone: Chiamano così sul litorale adriatico una specie di piccola imbarcazione per diporto, da spiaggia e per bagno. E' formato di due galleggianti su cui poggiano uno o due sedili". Definizione che si completa con una domanda e relativa risposta: "Perché mosconi? Per analogia di aspetto, come ditteri, mosche chiare sull'azzurro del mare".
Per il momento mi fermo qua, ma scriverò ancora, di forme e dimensioni, di personaggi ed episodi, di emozioni e avventure,confidando di ricevere foto e informazioni da altri appassionati lungo le spiagge italiane.