Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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lunedì 18 marzo 2024


 





Di venti e vele, di marinai e viaggi, ma anche di miti e leggende eoliche, parlerò sabato 23 marzo a Monfalcone Geografie.

Presentazione di "Anemos. I venti del Mediterraneo" Ugo Mursia Editore

giovedì 4 maggio 2023


 










E' passato tanto tempo ... e tanto vento, da quell'ormai lontano 2012, anno di pubblicazione di uno dei miei libri più amati: "Anemos. I venti del Mediterraneo".

Ecco la prima anticipazione della nuova edizione, rivista, ampliata e spero ancora più poetica!
Sempre con Ugo Mursia Editore, in libreria dal 15 maggio 2023
Buon vento!

sabato 19 settembre 2020

Anemofilia

"Lungo tutte le rive del #Mediterraneo, il #vento insieme al cielo e alle onde sono frammenti intatti di un paesaggio odissiaco giunto fino ai giorni nostri"

Anemos. I venti del Mediterraneo - Ugo Mursia Editore

 

martedì 7 gennaio 2020

Anemofilia

Dei e demoni del vento #3 – Norreni
Dal Mediterraneo greco a quello nipponico, dei e demoni del #vento accompagnano fortune e sfortune degli uomini, fin dalla notte dei tempi. Ma anche alle alte latitudini il rapporto con i venti ha storie e mitologie antichissime. C'è un variegato pantheon eolico anche nei mari del nord, grandi, grandissimi geograficamente e culturalmente. ...

Il racconto completo è pubblicato su Bolina di gennaio, in edicola

venerdì 28 dicembre 2018

Libri di mare e di costa

Venti vicini e lontani, con nomi propri o generici, comunque indispensabili a muovere le nostre vele e le nostre fantasie.
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Venti d'oltreoceano sono quelli narrati dal biologo e marinaio Bill Streveer, di cui è stato da poco tradotto in italiano da EDT, “Leggere il vento. La lunga rotta per la comprendere una forza della natura” (pp. 330, € 22,00). Il suo lungo racconto parte dall'attesa che un violento Norther (che noi marinai mediterranei scriviamo con la maiuscola, perché Omero ci ha insegnato che i venti sono dei o demoni con nome proprio!) si plachi. E' a bordo del Rocinante, la sua barca a vela, un ketch costruito nel 1965, che parte dalla foce del fiume Hudson, sulla costa est degli Stati Uniti, per raggiungere il Rio Dulce, in Guatemala. Ma il suo è innanzitutto un viaggio di ricerca enciclopedico che ha il vento come protagonista, a cominciare da tempeste memorabili e scoperte fondamentali, da capitani coraggiosi e scienziati appassionati. Ci sono le storie di Robert FitzRoy, considerato il pioniere delle previsioni meteorologiche, comandante del Beagle che aveva a bordo il giovane Charles Darwin. Non poteva mancare il contrammiraglio Sir Francis Beaufort della Royal Navy, che ordinò la forza del vento in una scala ancora oggi in uso, da 0 a 12, da calma a uragano. Ma ci sono anche le scoperte e gli strumenti degli italiani Leonardo, Alberti, Torricelli e Galileo, che hanno lavorato e “dialogato” con il vento. Sono molto ricche e interessanti anche le note al testo, praticamente un racconto nel racconto. Dai tempi di Daniel Defoe, che scrisse The storm nel 1704 quindici anni prima del più fortunato Robison Crusoe, si sono fatti progressi impressionanti nella ricerca meteorologica, ma ciò non toglie che il vento mantenga ancora inalterato tutto il suo seducente fascino.

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L'articolo completo è stato pubblicato lunedì 17 dicembre sul Corriere Romagna.

mercoledì 19 dicembre 2018

Libri di mare e di costa

Il vento, forse più di tutti gli altri agenti atmosferici, richiede un'attenzione corporale. Il marinaio il vento lo sente, con tutto il corpo.
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Sentire, “Quel “senti?” è una predisposizione all'ascolto che non si fa solo con le orecchie ma anche con il resto del corpo, e questa attesa è una cosa che ci accomuna a tutti gli altri esseri di questo mondo, siano balene, alberi, topi o cormorani”, scrive Mario Ferraguti che ha appena pubblicato “La ballata del vento. Piccolo ma ostinato inseguimento”, per i tipi di Ediciclo (pp. 96 € 9,50), nella fortunata collana “Piccola filosofia del viaggio”. Si tratta del racconto di una passione per un demone o un dio, maledetto o benedetto, a seconda delle circostanze, sempre invisibile, che si “lascia vedere solo sulle cose; nei rami, sull'acqua, tra i panni, nel fumo, nell'erba, in mezzo alle nuvole” e sulle vele, aggiungiamo noi marinai. Ferraguti non è un uomo di mare, abita a Faviano Superiore, sulle colline di Parma, ma anche per lui “E' il vento che ci spinge ad aprire le braccia, come fossero ali, anche nei sogni”. Il suo è un inseguimento poetico, una favola con personaggi anemofili o anemofobi, che comunque il vento lo sentono. C'è la donna tempesta, quella che ama il vento e quella che lo odia, ci sono uomini che lo venerano o che lo fuggono, c'è Guido che salutava con “una domanda che lasciava in aria una risposta che non c'era mai stata, anche perché tutti la prendevano per una specie di augurio. Qual buon vento?”.
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L'articolo completo è stato pubblicato lunedì 17 dicembre sul Corriere Romagna.

giovedì 20 settembre 2018

Incontri

DOMENICA 30 SETTEMBRE 2018
Giornata inaugurale del Festival "Nelle Terre dell'Ovest" 2018, quest'anno dedicato al Mediterraneo.

Io parlerò di venti, alle ore 11, a partire dal mio libro "Anemos. I venti del Mediterraneo", Mursia

Tanti altri gli appuntamenti: letterari, musicali, teatrali e gastronomici. PROGRAMMA COMPLETO

martedì 3 luglio 2018

Libri di mare e di costa

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Al vento sono dedicate leggende, poesie, racconti, quadri o addirittura monumenti. Celeberrima la Torre dei Venti di Atene, risalente al I secolo o meno noti come la Torre del Marzocco di Livorno, sempre ottagonale, costruita nel XV secolo e utilizzata per l'avvistamento portuale. Ma solo a Trieste esiste un museo dedicato ai venti, anzi per essere più precisi il “Museo della Bora”. Non poteva essere diversamente, vista la straordinaria presenza della regina eolica dell'Adriatico. Un museo insieme attivissimo per attività didattiche e virtuali, vista la presenza ormai decennale in Rete, www.museobora.org. Ma in vibrante attesa di trovare uno spazio museale concreto i figli di Eolo sono momentaneamente stati messi nel Magazzino dei Venti.
Da qualche mese è stata pubblicata anche una “Piccola guida al Magazzino dei Venti” (I Libri del Museo della Bora, pp. 40, 9 €), a cura di Chiara Cecalupo, archeologa e anemofila, cioè grande appassionata dei venti. Un libricino elegante, anche per le illustrazioni dal sapore ottocentesco, e ricco di curiosità.
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L'articolo completo è stato pubblicato sul Corriere Romagna di lunedì 2 luglio 2018

domenica 24 settembre 2017

Anemofilia

Cantiere Anemos!
Così chiamerei l'esperienza pittorica e teatrale che Oriana, Paolo e Andrea di Carloforte, sull'isola di San Pietro in Sardegna, hanno realizzato l'estate scorsa, a partire dal mio libro Anemos. Per una sera un piccolo cantiere, dove ancora un maestro d'ascia costruisce e ripara barche in legno tradizionali, è diventato il palcoscenico di una performance per mani e voci. Mentre Oriana dipingeva rose dei venti su vecchie tavole, Paolo e Andrea leggevano brani selezionati da Anemos, un libro che come il vento va libero sulle acque del Mediterraneo. Un mare che, malgrado i drammi di questi anni, è ancora l'orizzonte naturale e culturale comune di milioni di persone. Un mare spazzato da venti indomabili e profumati, ribelli ed evocativi
Kalós ánemos! Buon vento, confratelli carlofortini.

PS
Trovate bellissime immagini e informazioni di questa serata sulla pagina fb di Oriana Bassani e della Libreria "Dai Giournoli"  che ha organizzato l'evento. 

venerdì 30 settembre 2016

Anemofilia


Nika Furlani - Burja 4


Il vento si può fotografare? Credo di sì, così come io provo a raccontarlo, penso che lo si possa fotografare, filmare e dipingere, ma aggiungerei anche scolpire, suonare e cantare. Perché se, come ci hanno insegnato i greci, il vento è anemos, allora anche la sua rappresentazione è dentro ognuno di noi.

A proposito di fotografia, a Trieste in questi giorni, dal 30 settembre  al 9 ottobre, è possibile vedere i lavori dedicati al vento di 40 fotografi italiani, invitati dagli organizzatori della Barcolana a raccontare il vento con alcuni dei loro scatti. Il catalogo è scaricabile online e le foto saranno battute all’asta alla fine della mostra. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza all’Irccs Burlo Garofolo di Trieste, un dono in occasione dei 160 anni dell’ospedale materno-infantile del Friuli Venezia Giulia.

Per questo post, dal catalogo ho scelto due foto molto diverse, ma entrambe capaci di restituire l'incanto del quotidiano, sempre che si sia disposti a farsi distrarre dal vento, come da tutti gli altri accidenti atmosferici.

Buon vento e buona visione!


Isabella Balena - L'Aria, Milano. 2004

lunedì 2 novembre 2015

Biblioteca di mare e di costa

C'è anche un romagnolo, Tommaso Garzoni scrittore e canonico per l'ordine che nel Cinquecento reggeva la basilica di Santa Maria in Porto a Ravenna, nella intrigante e, per certi aspetti misteriosa, storia della bussola. Perché nel 1583 fu tra i primi a descrivere minuziosamente il “bussolo con la calamita”. Quel bussolo che conteneva e contiene anche la rosa dei venti, a quattro, otto, sedici o trentadue petali. “Gli sedici venti principali, del soffio del quale deve intendersi benissimo il nocchiere”, scriveva Garzoni. Anche oggi il marinaio, piccola o grande che sia la barca, deve avere una certa dimestichezza con i venti, almeno per direzione e intensità. Se poi ne conosce anche le caratteristiche, in relazione alla geografia dei luoghi su cui spirano, sarà certo un bene. Per chi poi ne volesse sapere qualcosa di più, sul versante mitologico e storico, ci sono diversi libri a cui si è andato ad aggiungere recentemente quello di Enrico Gurioli, giornalista e appassionato di mare, intitolato “Il piccolo libro dei venti”. Gurioli ha raccolto miti e storie legate a un elemento meteorologico di grande importanza “che si sente, si ascolta”, ma non si vede, se non nei suoi effetti. Più precisamente l'autore ha raccontato i venti del Mediterraneo, gli unici con un nome proprio, aggiungiamo noi. Il libro, corredato da immagini tematiche, è diviso in tre parti. Nella prima l'attenzione si focalizza sulla rosa dei venti, nella seconda sulle stagioni, nella terza sulle geografie. Nella prima parte ci sono pagine dedicate a una rara reliquia anemoscopica, cioè utile a indicare i venti, conservata a Pesaro, al Museo Oliveriano. E' chiamato Anemoscopio di Boscovich, dal nome di un illustre riminese acquisito. Fu infatti l'astronomo gesuita Ruggero Boscovich, nato a Ragusa, che alla metà del Settecento misurò l'arco di meridiano tra Roma e Rimini, a interpretare il significato di quel disco di pietra d'età romana, dove si leggono i nomi dei venti. Infine non potevano mancare numerose pagine dedicate al più noto dei venti adriatici, la Bora, che continua imperterrita a scompaginare anche le giornate dei velisti, come hanno potuto verificare ancora una volta qualche settimana fa a Trieste in occasione dell'ultima edizione della Barcolana. Perché, nonostante le previsioni siano sempre più precise, l'umore della Bora non è ancora del tutto prevedibile.

Enrico Gurioli, 2015. Il piccolo libro dei venti. Pendragon, Bologna, pp 128, € 11,00.

Pubblicata oggi, lunedì 2 novembre 2015, sul Corriere Romagna.

sabato 30 maggio 2015

Anemofilia


Venerdì 5 giugno 2015, uscirà in abbinamento con Il Sole 24 Ore, al prezzo di 8,90 euro, il mio libro "Anemos. I venti del Mediterraneo", inserito nella collana "Le storie di mare". Sarà una ristampa della edizione che trovate ancora in libreria, edita da Mursia nel 2012.

Di seguito trovate una pagina dedicata ad alcuni dei miti legati ai venti.

Per i greci, che con il mare avevano un rapporto più intimo dei latini, il vento era ánemos, parola insieme potente, evocativa, inafferrabile, misteriosa e spirituale. Tutti aggettivi associabili al respiro dell’uomo e, a maggior ragione, a quello infinito e profondo della natura. Nel mito pelasgico sull’origine della vita si racconta di Eurinome che cattura il Vento del Nord, detto anche Borea, e lo sfrega tra le mani, fino all’apparire del serpente Ofione. Questo vedendo poi la dea danzare con un ritmo sempre più selvaggio, si eccita e la stringe. Infine si accoppiano ed Eurinome si trasforma in una colomba, che vola sopra il mare, per andare a deporre l’Uovo Universale, da cui escono tutte le cose.
Nei secoli successivi il vento fecondatore per eccellenza sarà Zefiro, il re dell’ovest, cantato nel Rinascimento da Angelo Poliziano e dipinto magistralmente da Sandro Botticelli. Nella Nascita di Venere, Zefiro vola sul mare, trattenuto nel suo impeto dall’abbraccio di Aura. È il soffio del vento a mettere in movimento la scena, trasportando in aria le rose e in acqua la conchiglia, su cui sta la dea. Di aure e venti che la spingono verso terra, parla Giorgio Vasari. I suoi lunghi capelli e quelli della ninfa che l’attende sulla spiaggia, così come il mantello e le vesti, prendono vita sempre grazie al respiro del vento che riporta ogni anno la primavera.
Zefiro salva miracolosamente anche Psiche, una splendida mortale. La sua bellezza aveva allarmato e ingelosito Venere, che ne avrebbe voluto la rovina. È il tiepido vento a sollevare delicatamente Psiche, evitando una fatale caduta da un precipizio. Però, non sarà sufficiente neanche l’aiuto del vento a modificare il tormentato destino della debole Psiche,  seducente come un soffio celestiale.



lunedì 25 agosto 2014

Anemofilia

Come molti di voi avranno già visto, anche quest'anno l'amico e maestro Paolo Rumiz pubblica ogni giorno da qualche settimana un racconto di viaggio sulle pagine di Repubblica. Quest'anno il reportage,"Il guardiano del faro", è per me particolarmente interessante, per alcuni motivi che riassumo in quattro parole: silenzi, immobilità, onde e venti. A quest'ultimo tema è dedicata la bellissima pagina di oggi: un inno orfico all'anemofilia.
Buona lettura e buon vento.

mercoledì 26 febbraio 2014

Anemofilia

Vi propongo una pagina del mio "Anemos", in cui racconto cos'è l'anemofilia o più semplicemente cosa significa per me amare il vento.

L'anemofilia, da non confondersi con quella utilizzata dai botanici per indicare tutte quelle piante il cui polline è trasportato dal vento, ha un preciso significato psicosomatico. Se, infatti, per tantissimi meteoropatici il vento è il più pericoloso degli agenti patogeni, scatenante ansia, depressione, insonnia, irascibilità o apatia, esistono altre persone a cui il vento provoca effetti opposti.
Gli anemofili hanno bisogno del vento, ne ricevono vitalità, sicurezza, serenità, slancio e buon umore. Hanno anche loro particolari preferenze, c’è chi cerca gelidi venti settentrionali, chi caldi meridionali, altri vorrebbero sempre tiepidi soffi occidentali o, al contrario, umide arie orientali. Questa passione li porta a diventare marinai, o almeno ad abbandonare le città per trasferirsi sulla costa o in altri luoghi ventosi. L’anemofilia diventa poi negli anni una particolare forma di sensibilità, coinvolgendo in maniera sinergica i cinque sensi. Per gli anemofili il vento non ha solo un suono ed effetti tattili, ma un odore, addirittura un colore e un sapore. Tra chi naviga l’anemofilia è comune,  spesso vissuta in maniera consapevole. Non altrettanto accade tra chi vive a terra che, magari inconsciamente, soffre proprio di una cronica mancanza di vento. Per gli anemofili, solo il vento alimenta il pneuma, l’indispensabile soffio vitale.
L’anemone è il loro fiore preferito; alcuni salgono in montagna, altri scendono in mare, per ammirarne le infinite sfumature di colori o il sinuoso ondeggiare. Quello di terra è delicato e precoce; i petali vengono velocemente dispersi dai venti freddi settentrionali. Secondo il mito, Anemone era una ninfa alla corte di Clori, di cui s’innamorarono Zefiro e Borea. La dea gelosa si risentì, trasformandola in fiore, rovinato dal freddo Borea, introvabile per il tiepido Zefiro.
Una la ninfa,  cento le incarnazioni  di diverso colore; io preferisco il blu dell’Anemone appennina.
Alcune anemoni raccolgono dalla terra, dall’acqua, dal sole e soprattutto dal vento, virtù preziose. Con foglie e fiori essiccati si ottengono infusi curativi, forse capaci di lenire anche i dolori dell’anemopenia. Se i Magi raccomandavano a tutti di raccogliere il primo anemone dell’anno per conservarlo al collo come amuleto per scongiurare la febbre e il malocchio, gli anemofili dovrebbero tenerlo per ingraziarsi venti favorevoli.




mercoledì 5 febbraio 2014

Anemofilia

Presentato nel settembre scorso al Festival del Cinema di Venezia, è in uscita anche in Italia “Si alza il vento”, il nuovo film di Hayao Miyazaki, regista giapponese e inguaribile anemofilo, come dichiara lui stesso nella lunga e interessante intervista apparsa domenica scorsa su La Repubblica, a firma di Mario Serellini (La Repubblica 28/02/2014).

Buon vento, Maestro!

Il vento è linfa vitale nel cinema di Hayao Miyazaki: spinge in volo castelli, solleva ali in cielo, alita nuvole, pettina l’erba alta dei prati. È un monito di poesia, che dal "Cimetière marin" di Paul Valéry soffia ora nel suo nuovo film, "Si alza il vento". Il cineasta ripete a memoria, in un colorito nippo-francese, i primi versi della poesia: «Le vent se lève!...Il faut tenter de vivre!». Bisogna tentare di vivere, quando si alza il vento.


L'intervista è disponibile online
http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2014/02022014.pdf

Il trailer è visibile online, con i sottotitoli in italiano,
http://www.youtube.com/watch?v=KjLpaouStDY

venerdì 18 ottobre 2013

Incontri

"Ogni volta che issiamo una vela, entriamo a far parte di un mondo antico. Rinnovando un rituale di comunione con il vento, entriamo nell’ánemos del Mediterraneo"


Mercoledì 23 ottobre, ore 19.15
Rimini - Enoteca "Lavanderia" via Cavalieri, 16

Respiro mediterraneo. Storie di venti e di vele

Una chiacchierata marinaresca, organizzata dall'Agenzia Nautica Albatros di Rimini, a partire dai miei ultimi libri "Anemos. I venti del Mediterraneo" e "Vela libre. Idee e storie per veleggiare in libertà". 

giovedì 20 giugno 2013

Anemofilia

Sabato 22 giugno 2013, alle ore 19.30
in occasione del Raduno delle Barche con Vele al Terzo al porto di Rimini, Piazzale Boscovichleggerò alcune pagine del mio ultimo libro,  “Anemos. I venti del Mediterraneo”, e quelle di altri autori che hanno raccontato i venti dell’Adriatico, tra cui Giovanni Comisso, Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Giulietti, Dino Brizzi e Giulio Grimaldi.
L'iniziativa è organizzata dall'Associazione Vele al Terzo di Rimini.

Sugli stessi temi, anticipo di seguito una parte dell'articolo uscito lunedì scorso sul Corriere Romagna, il primo della rubrica estiva intitolata "Viva il vento", pubblicata ogni lunedì nell'inserto "Aria di mare".



Se, come dicevano un tempo i marinai, su ogni mare del mondo il vento scrive, in Adriatico i suoi racconti sono imprevedibili e bizzarri, fin dai tempi antichi. Non che le burrasche siano più violente, ma sono difficilmente prevedibili, non che le bonacce siano più estenuanti, ma sono quotidianamente ricorrenti. In Adriatico i venti sono mutevoli e umorali, possono scatenarsi o placarsi con estrema rapidità. Spesso in ventiquattrore spirano da ogni quadrante, con forza altrettanto variabile. Emblematici i caratteri del Garbino, vento sud-occidentale, rafficato e volubile, con effetti meteorologici e psicologici, assai noti in Romagna.
...
I venti erano per i marinai indispensabili compagni di viaggio, temuti e venerati, come si conviene a  dei che hanno in mano il destino. In Adriatico agli otto venti principali, che hanno tutti un nome proprio da scriversi rigorosamente con la maiuscola come nei vecchi portolani, se ne aggiunge un nono: la Bora. La sua tana è nascosta tra le selve balcaniche, da cui discende furiosa, mostrandosi con due volti, chiaro o scuro, a seconda dello stato del cielo. Tutti quelli che hanno navigato in Adriatico ne hanno fatto esperienza, anche durante l'estate. Lo ricorda Giovanni Comisso in uno dei suoi racconti marinareschi, intitolato “Rade di fortuna”. “Poi la bella estate, riserva sempre impensate burrasche di Bora. Bora che, mascherata da temporale notturno, scende giù dagli alti monti di Segna e rimane per qualche giorno ad agitare le acque”.
Malgrado l'Italia non abbia avuto un grande narratore pelagico, come Joseph Conrad o Hermane Melville, diversi sono gli autori che hanno prestato attenzione ai venti, favorevoli o avversi, comunque determinati nelle vicende marinaresche. Nel romanzo adriatico _ “Maria Risorta” di Giulio Grimaldi, scritto ai primi del Novecento, bonacce, brezze e burrasche scandiscono il tempo delle partenze, del lavoro e dei ritorni. Momenti lieti, quando “La Maria Risorta filava docile, con il trinchetto e la maestra gonfie di un buon Maestrale, sopra un mare turchino e tutto leggermente ondulato che si estendeva a perdita d'occhio, senz'altro rumore che uno sciaguattar lieve contro i fianchi robusti e il cigolio sordo delle scotte dei ghindazzi”. Attese trepidanti sui moli di donne e anziani. “Venne la notte; e molti poveri cuori aspettavano ancora, mentre un soffio di disperazione passava sulle casupole del piccolo porto, e continuava sui moli quella vedetta angosciosa, tra il sibilo del vento e il boato del mare”.
Anche a noi che alziamo la vela per piacere, i venti insegnano ogni giorno qualcosa: pazienza, determinazione e rispetto, prima di tutto. Cazzando e lascando, alzando e ammainando, cerchiamo un'antica armonia tra la vela e l'aria, indispensabile per portare la nostra barca e i nostri sogni lontano. 

lunedì 29 aprile 2013

Anemofilia

Pubblico di seguito uno stralcio della recensione al mio "Anemos. I venti del Mediterraneo", scritta da Sara De Giorgi per il Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico.
Il Centro, diretto da Sanja Roic con il coordinamento scientifico di Giovanna Scianatico, oltre a un'intensa attività di ricerca sull'odeporica adriatica con il contributo di studiosi di entrambe le sponde, ha realizzato una ricchissima biblioteca digitale con molti testi in formato elettronico disponibili gratuitamente.


Il testo di Fabio Fiori intitolato Anemos: i venti del Mediterraneo è, a detta dell’autore, un originale e innovativo «almanacco eolico, un diario di bordo, compilato pazientemente negli anni, in cui le date hanno lasciato il posto agli otto petali della rosa dei venti, con qualche altra necessaria anemografia storica, geografica, letteraria e pittorica». Fiori, ricercatore e insegnante, appassionato di mare, vela e nuoto, compie un singolare viaggio affascinante e poetico tra miti e storie, di ieri e di oggi, che hanno per oggetto i venti del Mar Mediterraneo. Consapevole dell’originalità del suo lavoro, attinge a piene mani da una tradizione che ha a che fare con manuali di navigazione, carte nautiche e antiche ‘rose dei venti’. All’inizio dell’opera, Fiori definisce il termine anemofilia, sostenendo che gli anemofili, coloro che amano il vento, ricevono da esso vitalità, sicurezza, slancio e buon umore. In più, sostiene che i venti hanno direzione, intensità, temporalità e che possiedono, da una parte, qualità oggettive, legate a meteorologia e geografia dei luoghi e, dall’altra, qualità soggettive, memorie di esperienze individuali e collettive. Nella plurimillenaria storia del Mediterraneo sono «protagonisti principali o secondari, mai casuali, di una suggestiva mitologia e di un’ampia letteratura»: da qui la necessità anche del termine anemografia. Nella mitologia greca vi è Eolo, che è il custode dei venti per volere di Zeus e che decide se arrestarli o eccitarli: è lui che offre una scorta a Odisseo, fornendogli tutti i venti ululanti. Dal punto di vista etimologico, vento deriva dal latino věntum, termine ampiamente diffuso nelle lingue indoeuropee. E sono tanti gli autori, poeti e scienziati, storici o filosofi, che hanno provato e dare una definizione alla parola vento. «Il padre filosofico del vento», o per essere più precisi, dell’aria, è Anassimene di Mileto. L’aria è un principio vitale, secondo Anassimene, e da essa deriverebbero, per rarefazione e condensazione, gli altri tre elementi costitutivi del cosmo: acqua, terra, fuoco.
Al termine della lettura del testo di Fiori, ci si accorge di aver imparato molto: il volume offre una meticolosa ricostruzione di un ‘viaggio letterario’ affascinante, che ha come protagonisti principali i venti del Mar Mediterraneo e che affronta, con una prospettiva singolare, un tema fondamentale della letteratura adriatica odeporica, quello del rapporto tra l’uomo e il mare.





giovedì 21 febbraio 2013

Anemofilia




Sabato 23 febbraio 2013, alle ore 19

la trasmissioneIl Cantieredi RAI Radio Trehttp://www.cantiere.rai.it/

trasmetterà Il vento scrive”, ideato, scritto e diretto da Fabio Fiori, con suoni registrati in presa diretta, musiche originali e composizione sonora di Marco Fagotti.Si tratta di un racconto sonoro a più voci, dedicato al vento, il più invisibile degli elementi atmosferici. Invisibile ma potentissimo, anemos del Mediterraneo. Fin dalla notte dei tempi il vento ha spinto navi cariche di merci, uomini e culture. Non a caso per i Greci i venti erano Anemoi, dèi, bizzarri e umorali, comunque indispensabili e venerabili. Otto quelli principali, che in Mediterraneo hanno un nome proprio, altrettanti i secondari tra cui la terribile Bora, sedici le quarte. Insieme formano in più prezioso dei fiori del marinaio: la rosa dei venti.Un viaggio sonoro e narrativo che si muove sulle tracce del vento o, più semplicemente, un'eolica dichiarazione d'amore che invita alla riscoperta del più imprevedibile degli agenti atmosferici, che muove foglie e fantasie, onde e sogni.
Buon ascolto e buon vento!

mercoledì 13 febbraio 2013

Anemofilia

Il Cantiere di RAI Radio Tre, in occasione della Giornata mondiale della radio promossa dall'Unesco il 13 febbraio 2013, propone cinque sonori estratti dai 'cantieri' andati in onda e in prossima programmazione, tra cui il nostro "Il vento scrive", che andrà in onda nel marzo 2013.

Ascolta la clip

Buon ascolto e buon vento!