mercoledì 16 febbraio 2022
Velegìe
lunedì 10 maggio 2021
Velabondaggi - L'ABC del campeggio nautico #2 - Attrezzatura
La deriva è stata scelta e caricata sull'auto (BOLINA, aprile 2021). Bisogna adesso preparare l’attrezzatura, un lavoretto minuzioso ma stimolante che facciamo fischiettando: “... N il nocchiero / che qualche volta Orza / e qualche altra Poggia / Q come Quebec la bandierina gialla / R a tutta randa / S il salvagente / T la tormentina / U come utopia / V come la vela / Z è lo zig-zag che ci fa volare via”.
Volare sull'acqua, vicino o lontano, comunque con la massima libertà che regala una vela minimalista, libertaria, ecologica.
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L'articolo completo su Bolina di maggio, in edicola e online.
giovedì 21 gennaio 2021
martedì 5 gennaio 2021
Velegìe
Il nostro deserto dove metterci in ascolto è il mare che bagna le nostre città, dove c'avventuriamo con una piccola barca, rigorosamente a vela. Siamo velatori solitari che s'oppongono ogni giorno alla retorica dell'altrove.
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Su Bolina di gennaio 2021, in edicola e online, il mio racconto dei piaceri della vela in solitario, dalla Vendée Globe a Joshua #Slocum, dal nostro mare quotidiano a Bernard #Moitessier
martedì 8 dicembre 2020
Velegìe - Autunno
mercoledì 7 ottobre 2020
Velabondaggi - Mare di Antenore
"Nella purezza della vela che offre la deriva, la navigazione è esercizio fisico e spirituale".
Il mio racconto del Mare di Antenore, dalla foce del Po a quella del Tagliamento con due microbarche di 3 metri, Un nuovo #velabondaggio su Bolina di ottobre, in edicola e online.
"Quando il vento langue, l'esercizio ha due altrettanto sane alternative alla vela: il remo e il libro. Il primo è indispensabile a raggiungere una riva dove trascorrere la notte, il secondo è utile a trasformarla in un luogo mitico".
mercoledì 6 maggio 2020
Geosofia della vela
"Smaller boat, larger horizon", sintetizzando con aplomb inglese. Se poi la barca è in purezza, cioè a vela con esclusivo ausilio del remo, l'orizzonte diventa smisurato. Con riferimento alla misura antica, quella scandita dal tempo e dalle forze naturali.
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Per una geosofia della #vela, sul nuovo numero di Bolina in edicola e online una mia riflessione sulla vela, per un estate covid-free, un invito a #velabondare lungo le rive della penisola e delle isole.
https://www.bolina.it/blog
domenica 23 febbraio 2020
Velabondaggi - Arcipelago Nord di Göteborg
lunedì 23 dicembre 2019
Libri di mare e di costa
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L'articolo completo oggi, lunedì 23 dicembre 2019, sul Corriere Romagna
domenica 8 dicembre 2019
Velabondaggi - Arcipelago Sud di Göteborg
lunedì 1 luglio 2019
Velabondaggi - Due mari: Ligure e Tosco
Il velabondo per una volta s'imbarca non su una barca da “spelacchiati”, ma sul più piccolo e glorioso yacht italiano: BAT, classe 1889. Una barca straordinaria, non solo per l'età e la fama acquisita, per la signorilità e le regate vinte, per l'essere stata amatissima da Carlo Sciarrelli, ma oggi direi soprattutto perché sovverte il dogma imperante del gigantismo nautico. Infatti la prima cosa che sorprende salendo a bordo è la sua stabilità, paragonabile a quella di una barca lunga non cinque metri e venti, ma almeno il doppio. Un'impressione confermata poi miglio dopo miglio, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Perché con BAT non solo si può fare una regata di circolo, ma anche un lunghissimo periplo d'Italia, da Sanremo a Trieste, ....
lunedì 8 aprile 2019
Velabondaggi - Breve storia del campeggio nautico #3
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mercoledì 6 marzo 2019
Velabondaggi - Breve storia del campeggio nautico #2
(l'immagine di questo post è tratta dalla rivista "Le Vie d'Italia" del Touring Club Italiano del 1946)
sabato 2 febbraio 2019
Novità
Buona lettura e buon vento a insulomani e velabondi!
venerdì 7 settembre 2018
Velabondaggi - Breve storia del campeggio nautico #1
Il velabondo pratica una antica forma di viaggio, navigando sulle rotte costiere di Ulisse, Diomede, Giasone e tanti altri mitici marinai. Come loro dorme in spiaggia, all'addiaccio o in tenda, sempre di fianco alla barca. La nostra è una forma di minimalismo velico che offre grandi emozioni, geografiche e storiche, ma soprattutto sensoriali. Solo con una deriva le sensazioni della vela sono pure, scevre da odori e tentazioni di nafta, solo dormendo in riva la relazione con il buio e i crepuscoli, con il murmure e i silenzi, sono sinestetiche. Sappiamo per esperienza che tutto ciò costa fatica, quella del remo quando i venti languono, quella della pioggia quando i cieli oscurano.
(l'immagine di questo post è tratta da A Thousand Miles in the Rob Roy Canoe, pubblicato nel 1866, di John MacGregor, un pioniere del campeggio nautico)
martedì 3 ottobre 2017
Velabondismo
Un altro viaggio, in deriva; un altro arcipelago, le Sporadi settentrionali.
domenica 16 aprile 2017
Velabondismo - Il lago di Bolsena
Quindi barca sul tetto dell'auto e via, questa volta verso un lago relativamente piccolo ma molto profondo, non solo per batimerie, ma anche per storia geologica e umana. Velabondaggio primaverile, quando ancora le acque, dolci o salate, della Penisola non sono occupate dalle caotiche truppe balneari, quando ancora le spiagge sono semideserte e i locali meglio disposti ad ospitare chi inaspettatamente arriva con una piccola vela.
Quattro giorni di vela e un po' di remo, zigzagando in due con una deriva a spigolo di 4 metri su un lago quasi perfettamente circolare, con un raggio di circa cinque chilometri e due isole che, in verità, erano la vera meta del viaggio. Arrivo a Bolsena, il borgo medievale più importante che dà il nome al lago stesso. La fondazione è di epoca romana, ma è la Rocca Monaldeschi, costruita tra il XIII e il XV secolo, il cuore del paese. Un paese che deve la sua fortuna, oltre che al lago e alle fertili colline che lo circondano, anche alla Via Cassia, la consolare romana che collega Roma con Firenze.
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In un primo pomeriggio di un inizio giugno perturbato, con una brezza incerta per forza e direzione, abbiamo fatto il primo bordo in acque dolci, molto limpide e blu scure, lasciando a poppa Bolsena. Le rive del lago, viste dalla barca, si rivelano subito interessanti, sia perché in larga parte deserte, sia perché hanno alle spalle un verdeggiante scenario collinare. Una costa coltivata o boschiva, poco urbanizzata, un paesaggio rurale come pochi altri in Italia.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di aprile 2017.
domenica 15 gennaio 2017
Velabondismo
Thaiti, primi anni Novanta del Novecento. Bernard Moitessier, quasi settantenne, il vagabondo dei mari del sud, scrive: “Non esitate a fare le vostre prime esperienze su un Optimist: ne otterrete un immenso profitto”. Questo sarebbe già sufficiente come invito a vivere l'esperienza della vela, fatta nel modo più semplice: con una deriva. Ma è lo stesso Moitessier a rinforzare l'esortazione, dicendo che “Con l'Optimis, i sensi si acuiscono naturalmente. Le sole voci che sentirete saranno mormorate al vostro orecchio dalla carena, la vela, il vento, il mare, i ciottoli”.
Perciò, senza essere tacciati di fare come la volpe con l'uva, possiamo dire che chi ama la semplicità, ama la vela, innanzitutto quella in deriva che è la più istintuale delle vele. A dieci anni s'impara, a venti si regata … a cinquanta semplicemente si continua a navigare o, perché no!, si incomincia a farlo. Se a 50 anni non basta un libro per raccontare esperienze ed emozioni vissute in deriva, possiamo però provare a distillare almeno 5 buoni motivi per continuare ad andarci. La deriva è semplice, solitaria, selvatica, sapida e sentimentale. 5 magiche esse, per altrettanti magici motivi.
La deriva è semplice, non perché sia subito facile navigare, anzi all'inizio è un po' più difficile perché l'equilibrio è instabile.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di gennaio 2017.
giovedì 24 novembre 2016
Velabondismo
Randonneer è un verbo francese molto usato, che non ha una precisa traduzione in italiano. Questa osservazione credo sia già un primo indizio per cercare di capire la differente considerazione di cui gode il randonneur Oltralpe, rispetto al Belpaese. Randonneer significa fare randonnée, cioè escursionismo. A piedi, ma anche in tanti altri modi: cycliste, asine, équestre, en kayak, en planche a voile, cioè in windsurf, o addirittura palmée, cioè con maschera e pinne. Il velabondismo si ascrive quindi al randonnée nautique o, più precisamente, al randonnée en deriveur. Questa cultura del viaggio en plein air può essere quindi un motivo in più per scegliere la Francia come meta di un velabondaggio estivo.
Così è stato per noi. Una volta caricata la deriva sul tetto dell'auto e valicate le Alpi, inevitabilmente abbiamo scelto la Bretagna che nel nostro immaginario è il paradiso della vela in Europa. Bretoni sono alcuni miti, a partire da Le Toumelin e Tabarly; bretoni sono alcune delle più affascinati canzoni e leggende di mare; bretoni sono i porti da cui partono importanti regate oceaniche; bretone è l'ambientazione e l'atmosfera de “La Mer”, libro culto di Jules Michelet. Poi, visto che comunque preferiamo climi temperati, ci siamo diretti verso il Golfe du Morbihan, il più mediterraneo dei luoghi bretoni, e il contiguo Golfe du Quiberon.
Dopo un lungo viaggio, di 1.500 chilometri, arriviamo in un soleggiato giorno d'agosto ad Arzon, sulla penisola di Rhuys che separa a sudovest l'oceano dal golfo di Morbihan, che assomiglia a una grande laguna. Per essere più precisi, le acque di Morbihan sono separate dalle vastità atlantiche da un altro ampio braccio di mare, delimitato da una mezzaluna di terre formata da: presqu'île du Quiberon, Belle-Île-en-Mer e presqu'île du Croisic. Questa grande insenatura atlantica, prende il nome di Golfe du Quiberon, altrettanto attraente. L'orografia, associata agli influssi benefici della Corrente del Golfo, rende il clima di questa zona, malgrado la latitudine settentrionale, abbastanza mite. Antico, ma sempre attuale, è il detto bretone che afferma “qu’il fait toujours beau dans le Golfe”, cioè che è sempre bello nel Golfo.
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Il reportage completo è pubblicato su Bolina di novembre 2016.
martedì 19 luglio 2016
Velabondismo
Ma il campeggio nautico in Italia è praticato pochissimo per diversi motivi. Probabilmente innanzitutto perché manca una vera e propria cultura del mare, per una vela che non sia solo sportiva o per forza fatta con grosse barche. A ciò si aggiunge la privatizzazione delle coste, spesso a fini esclusivamente balneari. Su Bolina di giugno, raccogliendo le sollecitazioni di diversi lettori, ho provato a fare il punto della situazione, con un'idea molto concreta, a costo zero. Di seguito trovate una parte dell'articolo. Buon vento ... ovviamente con barca minima e rotta massima!