Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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mercoledì 16 febbraio 2022

Velegìe


Il mare d'inverno è più grande, la solitudine d'inverno è più forte. Un mare grande anche a poche miglia dalla riva, una solitudine forte anche a pochi minuti dal quotidiano.

Velegìa d'inverno su BOLINA  di febbraio, in edicola e online

 

lunedì 10 maggio 2021

Velabondaggi - L'ABC del campeggio nautico #2 - Attrezzatura

La deriva è stata scelta e caricata sull'auto (BOLINA, aprile 2021). Bisogna adesso preparare l’attrezzatura, un lavoretto minuzioso ma stimolante che facciamo fischiettando:  “...  N il nocchiero / che qualche volta Orza / e qualche altra Poggia / Q come Quebec la bandierina gialla / R a tutta randa / S il salvagente / T la tormentina / U come utopia / V come la vela  / Z è lo zig-zag che ci fa volare via”. 

Volare sull'acqua, vicino o lontano, comunque con la massima libertà che regala una vela minimalista, libertaria, ecologica.

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L'articolo completo su Bolina di maggio, in edicola e online.

 

giovedì 21 gennaio 2021

Velegìe

 

Grandi solitari e piccoli solitari, avventure epiche e abitudini quotidiane, quelle di chi ama andare da solo in mare, per cercare un rapporto intimo con gli elementi naturali. 


... il mio racconto dei piaceri della vela in solitario su Bolina di gennaio, in edicola e online.

martedì 5 gennaio 2021

Velegìe

 

Il nostro deserto dove metterci in ascolto è il mare che bagna le nostre città, dove c'avventuriamo con una piccola barca, rigorosamente a vela. Siamo velatori solitari che s'oppongono ogni giorno alla retorica dell'altrove.

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Su Bolina di gennaio 2021, in edicola e online, il mio racconto dei piaceri della vela in solitario, dalla Vendée Globe a Joshua #Slocum, dal nostro mare quotidiano a Bernard #Moitessier

martedì 8 dicembre 2020

Velegìe - Autunno














Velegìa, cioè elegia di una #vela. Una velegìa d'autunno, quella di una vela tesa da una fresca brezza, sotto un cielo madreperlaceo, sopra un mare argentato. ... Alziamola per godere di qualche ora di libertà, in dialogo solitario con il vento, le onde e la luce, in rapporto esclusivo con la barca. Non è solo un esercizio fisico, è anche un esercizio spirituale. ....
"Velegìa d'autunno" su
Bolina
di dicembre, in edicola e online.

 

mercoledì 7 ottobre 2020

Velabondaggi - Mare di Antenore

 

"Nella purezza della vela che offre la deriva, la navigazione è esercizio fisico e spirituale".

Il mio racconto del Mare di Antenore, dalla foce del Po a quella del Tagliamento con due microbarche di 3 metri, Un nuovo #velabondaggio su Bolina di ottobre, in edicola e online.

"Quando il vento langue, l'esercizio ha due altrettanto sane alternative alla vela: il remo e il libro. Il primo è indispensabile a raggiungere una riva dove trascorrere la notte, il secondo è utile a trasformarla in un luogo mitico".

mercoledì 6 maggio 2020

Geosofia della vela

Barca più piccola, orizzonte più grande!
"Smaller boat, larger horizon", sintetizzando con aplomb inglese. Se poi la barca è in purezza, cioè a vela con esclusivo ausilio del remo, l'orizzonte diventa smisurato. Con riferimento alla misura antica, quella scandita dal tempo e dalle forze naturali.
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Per una geosofia della #vela, sul nuovo numero di Bolina in edicola e online una mia riflessione sulla vela, per un estate covid-free, un invito a #velabondare lungo le rive della penisola e delle isole.
Da poche settimane c'è anche BOLINA2 un nuovo web.magarine
https://www.bolina.it/blog

domenica 23 febbraio 2020

Velabondaggi - Arcipelago Nord di Göteborg

Chissà se Bruce #Chatwin ha mai ascoltato uno yoik? il canto tradizionale dei Sami così carico di suggestioni nomadi e di relazioni con i luoghi, con i suoni dell'acqua e del #vento, con gli odori della terra, dei laghi, dei fiumi e del mare. Chissà se ha mai inseguito questo antichissimo popolo nomade dei ghiacci? Per noi velabondi mediterranei accomunabili ai Pelasgi, perché non hanno lasciato tracce delle loro rotte, perché le scie sulla neve sono effimere come quelle sull'acqua. ....
Il racconto del campeggio nautico a #vela nell'Arcipelago Nord di Göteborg su Bolina di febbraio, in edicola
The short story of the dinghy camping in the North Archipelago of Gothenburg on February BOLINA, on newsstands

lunedì 23 dicembre 2019

Libri di mare e di costa

I libri non sono solo incredibili strumenti scientifici e culturali, alcuni sono sacri, nell'accezione spirituale o laica, come la Bibbia o il Capitale. Anche tra chi va vela, dai sognati Oceani al quotidiano Adriatico, per passione svincolata dalla dimensione sportiva o motovelica, c'è un libro sacro, che quest'anno festeggia i 50 anni della traduzione italiana: “Un vagabondo dei Mari del Sud” (Ugo Mursia Editore), scritto da Bernard Moitessier e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1960. Tradotto da Francesco di Franco che nell'introduzione scrive: “L'immaginazione non potrà mai dare un'idea precisa di Bernard Moitessier, del suo genere di vita, dei suoi sentimenti quasi sempre celati dietro dichiarazioni ufficiali, del suo bisogno di correre mari tempestosi e di andare verso pericoli indescrivibili”.
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L'articolo completo oggi, lunedì 23 dicembre 2019, sul Corriere Romagna

domenica 8 dicembre 2019

Velabondaggi - Arcipelago Sud di Göteborg

Fin dall'antichità le navi viaggiano anche per terra. Un tempo con grande fatica, oggi con qualche ingegno. Racconta Appollonio Rodio che gli argonauti, nel lunghissimo e avventuroso viaggio di ritorno dalla Colchide, affrontarono tempeste furiose, popoli guerrieri, dei iracondi. .... . Molto più comodamente, ma suscitando lo stesso stupore in chi li vedeva passare, “Lontano, lontano, sempre portando la nave” sul tetto dell'auto, due velabondi hanno raggiunto l'estate scorsa le rive del Kattegatt, mare iperboreo, che s'apre al di là dei 50° nord. ...
Il racconto di questo velabondaggio estivo nelle lontane isole dell'Arcipelago Sud di Göteborg è in edicola con Bolina
The story of this summer "velabondaggio", #sailing wandering, in the distant #islands of the South Archipelago of Gothenburg is published in the December issue of Bolina

lunedì 1 luglio 2019

Velabondaggi - Due mari: Ligure e Tosco

Da oggi è edicola il nuovo numero di BOLINA con il mio racconto di un velabondaggio tra due mari, il Ligure e il Tosco, a bordo di una barca straordinaria: il BAT, che compie 130 anni.

Il velabondo per una volta s'imbarca non su una barca da “spelacchiati”, ma sul più piccolo e glorioso yacht italiano: BAT, classe 1889. Una barca straordinaria, non solo per l'età e la fama acquisita, per la signorilità e le regate vinte, per l'essere stata amatissima da Carlo Sciarrelli, ma oggi direi soprattutto perché sovverte il dogma imperante del gigantismo nautico. Infatti la prima cosa che sorprende salendo a bordo è la sua stabilità, paragonabile a quella di una barca lunga non cinque metri e venti, ma almeno il doppio. Un'impressione confermata poi miglio dopo miglio, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Perché con BAT non solo si può fare una regata di circolo, ma anche un lunghissimo periplo d'Italia, da Sanremo a Trieste, ....

lunedì 8 aprile 2019

Velabondaggi - Breve storia del campeggio nautico #3

Nel 1946 Roberto Degli Uberti sulle pagine de “Le vie d’Italia”, rivista del Touring Club Italiano, dopo aver raccontato un decennio di piccole e grandi avventure legate al turismo nautico (Bolina, marzo 2019), conclude il lungo articolo, ricco di fotografie e illustrazioni, con l'elenco delle difficoltà e inadeguatezze burocratiche che sono evidentemente un male antico e non risolto, che impedisce lo sviluppo del turismo nautico “sui fiumi e sui laghi del nostro Paese e sul triplice mare che, lungi dal separarla, collega l'Italia col mondo”. Problemi non risolti, malgrado l’accelerazione economica e sociale degli anni Cinquanta. ... Erano anni in cui comunque lo spirito vagabondo, a terra ma anche a mare, era molto più diffuso. Uno spirito che se a terra, con i viaggiatori a piedi e in bici, sta riprendendo grande forza, a mare è diventata una pratica praticamente eretica per pochi, ostinati velabondi.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di aprile 2019.

mercoledì 6 marzo 2019

Velabondaggi - Breve storia del campeggio nautico #2

Le origini del velabondismo, o campeggio a vela che dir si voglia, sono sicuramente anglosassoni, ma non mancarono anche in Mediterraneo avventurosi pionieri. Del resto questo mare, ricorda Joseph Conrad, “ha dato asilo e protezione all'infanzia dell'arte marinara … la grande leggenda del Mediterraneo, la leggenda del canto tradizionale e della storia solenne, continua a vivere, affascinante e immortale, nelle nostre menti”. Addirittura il padre delle fortune italiche, insieme a tanti altri eroi, l'esule Enea fu a suo modo un velabondo, nell'accezione più ampia di colui che va di spiaggia in spiaggia a vela, dormendo sulla riva....

L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di marzo 2019.

(l'immagine di questo post è tratta dalla rivista "Le Vie d'Italia" del Touring Club Italiano del 1946)

sabato 2 febbraio 2019

Novità

E' in edicola il nuovo numero di BOLINA, con due miei articoli dedicati all'isola dell'Asinara e ai 50 anni di una deriva mitica: il Weekender, diventato poi l'intramontabile Laser.
Buona lettura e buon vento a insulomani e velabondi!

venerdì 7 settembre 2018

Velabondaggi - Breve storia del campeggio nautico #1














Il velabondo pratica una antica forma di viaggio, navigando sulle rotte costiere di Ulisse, Diomede, Giasone e tanti altri mitici marinai. Come loro dorme in spiaggia, all'addiaccio o in tenda, sempre di fianco alla barca. La nostra è una forma di minimalismo velico che offre grandi emozioni, geografiche e storiche, ma soprattutto sensoriali. Solo con una deriva le sensazioni della vela sono pure, scevre da odori e tentazioni di nafta, solo dormendo in riva la relazione con il buio e i crepuscoli, con il murmure e i silenzi, sono sinestetiche. Sappiamo per esperienza che tutto ciò costa fatica, quella del remo quando i venti languono, quella della pioggia quando i cieli oscurano.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di settembre 2018.

(l'immagine di questo post è tratta da A Thousand Miles in the Rob Roy Canoe, pubblicato nel 1866, di John MacGregor, un pioniere del campeggio nautico)

martedì 3 ottobre 2017

Velabondismo












Un altro viaggio, in deriva; un altro arcipelago, le Sporadi settentrionali.
E' appena uscita in edicola BOLINA di ottobre 2017, con il racconto del mio velabondaggio estivo. Sula canale Youtube della rivista e sulla sua pagina Facebook potete vedere anche un piccolo trailer.

Oggi non esistono più luoghi remoti, ma si possono ancora fare viaggi remoti. Andando a piedi o in bici, vagabondando; oppure a vela, velabondando. Una vela pura, addirittura ascetica, nel significato originario, laico della parola. Ascesi come esercizio; esercizio esclusivo di vento e di mare; esercizio di pazienza, prudenza e, qualche volta, penitenza. Per un'askesis velica alla scoperta delle origini mediterranee, non c'è niente di meglio del mare Egeo o Arcipelago, come lo chiamavano gli antichi.
Sì, ma dove? Sporadi, “Isole meravigliose!” disse Katimbalis a Patrick Leigh Fermor, gran viaggiatore e narratore inglese, innamorato della Grecia. Al Peloponneso, e ad altre “private invasioni della Grecia”, ha dedicato uno dei suoi libri più belli: “Mani”, pubblicato per la prima volta nel 1958, sintesi di numerosi viaggi fatti “in corriera, di lunghi tratti a cavallo, a dorso di mulo, a piedi, su vapori e caicchi interinsulari, e molto di rado, per un paio di settimane sibaritiche, su uno yacht”.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di ottobre 2017.

domenica 16 aprile 2017

Velabondismo - Il lago di Bolsena

Per un velabondo anche “qualsiasi lago va bene”, parafrasando il titolo di un libro di Alex Carozzo che ha fatto storia. Se il grande navigatore aveva costruito il mitico Golden Lion, uno sloop di 10 metri in compensato marino, all'interno della stiva di un mercantile per attraversare gli oceani, noi piccoli velabondi ci accontentiamo ogni tanto di caricare una barchetta sul tetto dell'auto per navigare anche sui laghi. Ci accomuna però la ricerca del satori della vela, che per noi come per Carozzo può realizzarsi solo a partire dall'assunto “less is more”, cioè “il meno è più” o “il minimo è il massimo”. Così se Carozzo ha dimostrato che si può navigare in oceano con barche a spigolo semplici, anche autocostruite con materiali poveri, noi velabondi continuiamo con gioia a praticare una vela costiera con piccole derive, dormendo in riva sotto le stelle, cullati dalla risacca.

Quindi barca sul tetto dell'auto e via, questa volta verso un lago relativamente piccolo ma molto profondo, non solo per batimerie, ma anche per storia geologica e umana. Velabondaggio primaverile, quando ancora le acque, dolci o salate, della Penisola non sono occupate dalle caotiche truppe balneari, quando ancora le spiagge sono semideserte e i locali meglio disposti ad ospitare chi inaspettatamente arriva con una piccola vela.
Quattro giorni di vela e un po' di remo, zigzagando in due con una deriva a spigolo di 4 metri su un lago quasi perfettamente circolare, con un raggio di circa cinque chilometri e due isole che, in verità, erano la vera meta del viaggio. Arrivo a Bolsena, il borgo medievale più importante che dà il nome al lago stesso. La fondazione è di epoca romana, ma è la Rocca Monaldeschi, costruita tra il XIII e il XV secolo, il cuore del paese. Un paese che deve la sua fortuna, oltre che al lago e alle fertili colline che lo circondano, anche alla Via Cassia, la consolare romana che collega Roma con Firenze.
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In un primo pomeriggio di un inizio giugno perturbato, con una brezza incerta per forza e direzione, abbiamo fatto il primo bordo in acque dolci, molto limpide e blu scure, lasciando a poppa Bolsena. Le rive del lago, viste dalla barca, si rivelano subito interessanti, sia perché in larga parte deserte, sia perché hanno alle spalle un verdeggiante scenario collinare. Una costa coltivata o boschiva, poco urbanizzata, un paesaggio rurale come pochi altri in Italia.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di aprile 2017.


domenica 15 gennaio 2017

Velabondismo

Vela, vela e ancora vela ... possibilmente in deriva, perché è semplice, solitaria, selvatica, sapida e sentimentale. 

Thaiti, primi anni Novanta del Novecento. Bernard Moitessier, quasi settantenne, il vagabondo dei mari del sud, scrive: “Non esitate a fare le vostre prime esperienze su un Optimist: ne otterrete un immenso profitto”. Questo sarebbe già sufficiente come invito a vivere l'esperienza della vela, fatta nel modo più semplice: con una deriva. Ma è lo stesso Moitessier a rinforzare l'esortazione, dicendo che “Con l'Optimis, i sensi si acuiscono naturalmente. Le sole voci che sentirete saranno mormorate al vostro orecchio dalla carena, la vela, il vento, il mare, i ciottoli”.
Perciò, senza essere tacciati di fare come la volpe con l'uva, possiamo dire che chi ama la semplicità, ama la vela, innanzitutto quella in deriva che è la più istintuale delle vele. A dieci anni s'impara, a venti si regata … a cinquanta semplicemente si continua a navigare o, perché no!, si incomincia a farlo. Se a 50 anni non basta un libro per raccontare esperienze ed emozioni vissute in deriva, possiamo però provare a distillare almeno 5 buoni motivi per continuare ad andarci. La deriva è semplice, solitaria, selvatica, sapida e sentimentale. 5 magiche esse, per altrettanti magici motivi.
La deriva è semplice, non perché sia subito facile navigare, anzi all'inizio è un po' più difficile perché l'equilibrio è instabile.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di gennaio 2017.


giovedì 24 novembre 2016

Velabondismo

Bretagna del sud: Golfe du Morbihan e Golfe du  Quiberon

Randonneer è un verbo francese molto usato, che non ha una precisa traduzione in italiano. Questa osservazione credo sia già un primo indizio per cercare di capire la differente considerazione di cui gode il randonneur Oltralpe, rispetto al Belpaese. Randonneer significa fare randonnée, cioè escursionismo. A piedi, ma anche in tanti altri modi: cycliste, asine, équestre, en kayak, en planche a voile, cioè in windsurf,  o addirittura palmée, cioè con maschera e pinne. Il velabondismo si ascrive quindi al randonnée nautique o, più precisamente, al randonnée en deriveur. Questa cultura del viaggio en plein air può essere quindi un motivo in più per scegliere la Francia come meta di un velabondaggio estivo.
Così è stato per noi. Una volta caricata la deriva sul tetto dell'auto e valicate le Alpi, inevitabilmente abbiamo scelto la Bretagna che nel nostro immaginario è il paradiso della vela in Europa. Bretoni sono alcuni miti, a partire da Le Toumelin e Tabarly; bretoni sono alcune delle più affascinati canzoni e leggende di mare; bretoni sono i porti da cui partono importanti regate oceaniche; bretone è l'ambientazione e l'atmosfera de “La Mer”, libro culto di Jules Michelet. Poi, visto che comunque preferiamo climi temperati, ci siamo diretti verso il Golfe du Morbihan, il più mediterraneo dei luoghi bretoni, e il contiguo Golfe du Quiberon.

Dopo un lungo viaggio, di 1.500 chilometri, arriviamo in un soleggiato giorno d'agosto ad Arzon, sulla penisola di Rhuys che separa a sudovest l'oceano dal golfo di Morbihan, che assomiglia a una grande laguna. Per essere più precisi, le acque di Morbihan sono separate dalle vastità atlantiche da un altro ampio braccio di mare, delimitato da una mezzaluna di terre formata da: presqu'île du Quiberon, Belle-Île-en-Mer e presqu'île du Croisic. Questa grande insenatura atlantica, prende il nome di Golfe du Quiberon, altrettanto attraente. L'orografia, associata agli influssi benefici della Corrente del Golfo, rende il clima di questa zona, malgrado la latitudine settentrionale, abbastanza mite. Antico, ma sempre attuale, è il detto bretone che afferma “qu’il fait toujours beau dans le Golfe”, cioè che è sempre bello nel Golfo.
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Il reportage completo è pubblicato su Bolina di novembre 2016.


martedì 19 luglio 2016

Velabondismo

Tempo d'estate, tempo di velabondismo o campeggio nautico o yachting camping o dinghy cruising. Tante definizioni per un'unica passione: una piccola vela, per un grande orizzonte. La vela è quella di una deriva, l'orizzonte è quello marino, lagunare o lacustre. Tre alternative di cui è ricchissima la nostra amata Penisola.

Ma il campeggio nautico in Italia è praticato pochissimo per diversi motivi. Probabilmente innanzitutto perché manca una vera e propria cultura del mare, per una vela che non sia solo sportiva o per forza fatta con grosse barche. A ciò si aggiunge la privatizzazione delle coste, spesso a fini esclusivamente balneari. Su Bolina di giugno, raccogliendo le sollecitazioni di diversi lettori, ho provato a fare il punto della situazione, con un'idea molto concreta, a costo zero. Di seguito trovate una parte dell'articolo. Buon vento ... ovviamente con barca minima e rotta massima!

Il campeggio nautico è una nobile e nuova forma di nomadismo. Un nomadismo ludico, ma non per questo meno importante per rimetterci in stretto contatto con la natura. Ha comunque oltre un secolo di storia, anche considerando solo il viaggio di John MacGregor, narrato in “Un migliaio di miglia con la canoa Rob Roy”, pubblicato nel 1866. Senza dimenticare che il campeggio nautico è una rinnovata pratica di cabotaggio costiero, di cui l'Odissea è il più antico racconto.
Oggi il campeggio nautico, a vela o a remi, non è solo un'attività per romantici vagabondi o per impenitenti spartani, ma un'occasione concreta per diffondere una cultura marinaresca e per rilanciare una “altra economia” del mare. Così come la deriva non è solo una barca per regatanti, ma un piccolo-grande mezzo di viaggio, lento, faticoso, appassionante ed ecologico, al pari della bicicletta. Purtroppo però in Italia il campeggio nautico è fortemente osteggiato e dei piaceri della deriva, non esclusivamente agonistici, si è quasi persa memoria. Eppure anche in Italia è esistito un tempo in cui non solo le “spiagge erano piene di beccaccini, dinghy e mosconi”, come ci ha ricordato su queste pagine Cino Ricci, ma venivano pubblicati manuali dalle più importanti case editrici a firma di Franco Bechini e Antonio Fulvi. Nel 1972 addirittura il Touring Club Italiano lanciò un concorso con un milione di lire di premio, per una barca ideale per la crociera-campeggio. Certamente lontani sono quegli anni e quello spirito un po' hippy, ma immutate rimangono le potenzialità offerte dalle esperienze di velabondismo o yachting camping o dinghy cruising, come lo chiamano gli anglosassoni. Una deriva ha costi contenuti, di acquisto e gestione; enormi sono invece gli orizzonti acquei da esplorare, considerando anche la facilità con cui si può trasportare con una piccola auto. Perché con una deriva si può bordeggiare in mare e in lago anche a pochi metri dalla riva, senza dimenticare delta e lagune, luoghi meravigliosi e selvaggi. Se poi al piacere della veleggiata si aggiunge anche quello della scoperta a terra e della notte in tenda o all'addiaccio, allora siamo entrati nel meraviglioso mondo del campeggio nautico. Un'esperienza, quella della vita all'aria aperta che è in grande rilancio, a partire dal cicloturismo e dall'escursionismo, e muove anche un'importante “altra economia” turistica.
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Così come nei porti e nei marina ci dovrebbero essere il 10% dei posti riservati al transito, perché non ce ne dovrebbero essere altrettanti nelle centinaia di circoli e cantieri nautici che hanno aree in concessione demaniale lungo le spiagge? Una misura che potrebbe essere discussa prima con tutti i soggetti privati e pubblici coinvolti, per essere poi normata semplicemente all'interno delle ordinanze balneari emanate dalle regioni. Spazi e strutture minime ci sono già, andrebbero solo definite modalità ed eventuali costi, in linea con quelli dei servizi offerti dai campeggi. Per i circoli che aderissero a un progetto di rete sul campeggio nautico, si potrebbero prevedere anche degli sgravi fiscali sui canoni d'affitto delle concessioni demaniali o di altre tasse che comunque gravano sui loro bilanci.
Ma tralasciando possibili e necessari approfondimenti normativi, per iniziare questa prassi virtuosa d'ospitalità, basterebbe che i circoli mettessero volontariamente a disposizione anche solo 4 o 5 posti per derive in transito, con la possibilità di campeggiare in spiaggia e usufruire dei servizi igienici.
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Sempre su BOLINA di giugno 2016 troverete un'ampia panoramica sulle piccole derive che si possono facilmente caricare sul tetto di un'auto.