Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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lunedì 28 agosto 2017

Il mare, le barche e le immagini di Gabriele Musante

Nello “specchio del mare”, parafrasando il titolo di un grande libro di Joseph Conrad, ogni marinaio vede la sua immagine, fatta di esperienze e ambizioni, di viaggi e di sogni. C'è chi li porta semplicemente dentro per tutta la vita e con il tempo inevitabilmente si disperdono, come la scia di una nave. Alcuni invece provano a lasciarne traccia, attraverso i racconti, fatti di parole o di immagini. Così fa da trent'anni Gabriele Musante che con grande passione va per mare e usa la china, la matita e l'acquarello. Parte di questo lavoro è stato raccolto ed è esposto fino a domenica 3 settembre 2017 nelle sale espositive del Museo della Marineria di Cesenatico, che fin dalle origini porta avanti parallelamente un doppio, importante, lavoro di documentazione, storica e contemporanea, legata ad autori che il mare lo vivono, lo studiano, lo raccontano oggi nella sua immutata bellezza, nel suo insuperabile fascino. Un Museo che, consapevole della lezione di Fernand Braudel, crede che “il mare, così come si può amarlo e vederlo, sia il più grande documento esistente sulla sua vita passata”.

Gabriele Musante, marinaio innanzitutto, quando si è appassionato al mare e alla vela?
Sin da bambino, da quando andavo in vacanza in Liguria con la famiglia. Prima attraverso la pesca subacquea poi, a 17 anni, ho fatto il primo corso di vela al Centro Velico di Caprera. Fu un’esperienza illuminante, da lì la mia vita stata guidata da due passioni: quella per il mare e la vela e quella per la pittura.
Quali esperienze ritiene siano state fondamentali?
Per la vela sicuramente l'approccio con Caprera e in seguito il periodo trascorso a Cervia negli anni Ottanta, frequentando Ettore “Uccio” Ventimiglia, partigiano e pioniere della vela da diporto italiana, Giuseppe “Peppino” Sartini, maestro d’ascia e titolare dell’omonimo cantiere, e molti altri.
Un mare che racconta per immagini, con quali tecniche?
Da sempre preferisco la matita e la china, a volte l’acquerello.
Quali scuole ha frequentato e quali maestri ha avuto?
Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, scuola di scenografia. Lì il riferimento è stato il professore di storia dell'arte e noto critico Raffaele De Grada.
Più in generale quali sono stati e quali sono i suoi autori di riferimento?
Per il fumetto sicuramente Hugo Pratt che, con le avventure del marinaio Corto Maltese, ha fatto sognare una generazione intera. Ma altrettanto potenti sono state le suggestioni di scrittori che hanno saputo narrare il fascino del viaggio e della scoperta, umana e culturale; innanzitutto Ernest Hemingway e Robert Louis Stevenson.
Molte delle tavole esposte a Cesenatico realizzate negli anni Novanta del Novecento hanno come soggetti barche costruite nei cantieri romagnoli; perché e che rapporti ha avuto con costruttori, armatori e progettisti?
Durante il periodo trascorso a Cervia intorno al Cantiere Sartini gravitavano progettisti come Philippe Harlé e il suo grande allievo Jean-Marie Finot, o personaggi che non hanno bisogno di presentazioni come Cino Ricci o meno noti in Italia, ma molto conosciuti in Francia, come Laurent Cordelle. Tutti trasmettevano la grande passione per quel mondo, in un momento di particolare fermento non solo tecnico ma ideologico, si pensava infatti che la vela potesse diventare alla portata di chiunque la amasse.
Altri quadri esposti sono invece il frutto di collaborazioni editoriali, con riviste ed editori; che rapporto c'è tra committenza e ispirazione?

La maggior parte vengono dalla collaborazione con Bolina, un mensile di culto per i velisti fondato nel 1985 da Giorgio Casti, a cui io inviavo disegni e chine che raffiguravano soggetti scelti da me liberamente e poi il direttore li abbinava a sua discrezione con articoli calzanti. Credo che questa sia stata la collaborazione che mi lasciò la maggior libertà espressiva. Ci furono altri rapporti professionali con testate di Mondadori e Rizzoli dove a volte potei esprimermi sul mare.
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L'intervista completa la trovare oggi, lunedì 28 giugno 2017, sul Corriere Romagna.

venerdì 29 maggio 2015

Il nostro mare quotidiano

Domani, sabato 30 maggio 2015 si festeggiano i dieci anni dell'inaugurazione della sezione a terra del Museo della Marineria di Cesenatico.

A partire da questa bella occasione, lunedì scorso 25 maggio 2015 sul Corriere Romagna è uscito un mio articolo dedicato alla relazione tra l'istituzione e la cultura del mare, che trovate di seguito.

I festeggiamenti per i dieci anni della sezione a terra del Museo della Marineria di Cesenatico sono anche l'occasione per fare il punto sulla diffusione della cultura del mare in Italia e più specificatamente lungo le rive adriatiche. Per farlo credo che il modo migliore sia innanzitutto rileggere “La marineria romagnola, l'uomo, l'ambiente”, il volume che raccoglie gli atti del convegno tenuto proprio a Cesenatico nel  1977. In tanti vi parteciparono, quelli che possiamo considerare come i nostri maestri, perché a diverso titolo indagarono, promossero e battagliarono perché non venissero disperse per sempre le nostre origini e si riallacciassero i legami con il nostro passato marinaresco, riprendendo le parole con cui Giorgio Calisesi apriva il volume. Così come attualissimo è l'invito rivolto ai partecipanti da Bruno Ballerin, allora Presidente dell'Azienda di Soggiorno di Cesenatico: “nei momenti di crisi e di recessione economica la cultura non deve essere mai sacrificata alle necessità materiali di aumenti di produzione e consumismo”.

Se passeggiando lungo il porto leonardesco sono sotto gli occhi di tutti gli straordinari risultati di quell'investimento, culturale, politico ed economico, che ha permesso d'avere oggi la più importante collezione di barche storiche presente in Europa, una sezione a terra ricchissima e un'attività espositiva e didattica di prim'ordine, meno ovvi ma altrettanto importanti sono i risultati immateriali. Parlo della ritrovata appartenenza a una multietnica e variegata comunità di marinai romagnoli. Genti ed esperienze molto diverse che hanno però come denominatore comune un orizzonte adriatico di straordinaria bellezza e vitalità, una storia adriatica di  fascino antico e luminoso. Tralasciando per una volta le attività balneari, che comunque sempre di più in futuro dovranno saper mettere in valore anche la cultura del mare, penso ai pescatori che calano le reti per raccogliere il più genuino dei cibi, a chi il pesce lo vende e lo cucina, ai mitilicoltori che allevano quell' “oro nero” che non inquina e va ad arricchire i mercati ittici, ai ricercatori in ambito scientifico e umanistico che lavorano in mare e per il mare, alle maestranze dei cantieri nautici, ai marittimi del traffico mercantile e a quelli del diporto, a cui si aggiungono tutti quelli che fanno esperienza del mare andando a remi o a vela, nuotando  o pescando, semplicemente per piacere. Per tutti, consciamente o inconsciamente, il Museo della Marineria di Cesenatico è insieme motivo d'orgoglio e di stimolo, un porto sicuro da cui mollare gli ormeggi per rotte diverse, per poi fare ritorno certi che fatiche ed esperienze saranno messe in valore. Se la cultura del mare è un patrimonio fondamentale per chi vive lungo le rive, un museo come quello di Cesenatico è  “una scuola, per una diverso modo di fare storia (storia della società, del lavoro) e va usato come vivaio di cultura e di esperimenti”, per concludere con gli auspici di un altro maestro, Lucio Gambi.


PS. L'immagine scelta per questo post è tratta dalla copertina della rivista "Le Vie d'Italia", del TCI, del giugno 1949. La scelta vuole essere un'omaggio al prezioso lavoro svolto dal Touring anche sulla cultura del mare.