Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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mercoledì 2 novembre 2016

Incontri

Respiro Mediterraneo 
Storie di venti e di acque, di vele e di genti

Un reading di Fabio Fiori, accompagnato dalla musica di Angelo Leonardo Pastorini


Sabato 5 novembre 2016, ore 17:30
Ferrara - Sala della Musica Chiostro San Paolo
via Boccaleone 19

PARLIAMO DI MARE
Un ciclo di incontri organizzati da Enrico Delpasso e Francesca Alvisi

Respiro Mediterraneo è il racconto di un lungo viaggio fatto nel più antico dei mari. Quel Mediterraneo che da millenni è spazio condiviso, di scambi e di scontri, tra le genti che popolano le sue rive. Fabio Fiori legge alcune pagine dei suoi due libri dedicati al Mediterraneo, in cui le storie dei venti e delle acque, delle vele e delle genti sono antichissime e sempre rinnovate, nel ciclico incedere delle stagioni.
Un racconto che ha i colori dei crepuscoli, che ha il profumo della salsedine, che ha il rumore delle onde, che ha il sapore dei pesci e che dà il piacere dell’immersione nel nostro mare quotidiano.

Ogni volta che issiamo una vela, entriamo a far parte, consapevolmente o inconsapevolmente, di un mondo antico. Rinnovando un rituale di comunione con il vento, entriamo nell’ánemos del Mediterraneo. (Fabio Fiori, 2012. Anemos. I venti del Mediterraneo. Mursia)

Thalassa è la parola che preferisco tra le tante che i greci avevano per indicare il mare. Perché thalassa è semplicemente acqua salata. Quella che bagna spiagge, scogliere e banchine delle nostre città, in cui amiamo immergerci, in cui vogliamo rifletterci. (Fabio Fiori, 2014. Thalassa. Le acque del Mediterraneo. Mursia)

mercoledì 26 agosto 2015

Storie di mosconi e pattini

Di seguito pubblico una parte dell'articolo uscito lunedì scorso, 24 agosto 2015, sul Corriere Romagna, dedicato al moscone o pattino, che dir si voglia.

In Romagna, quando ancora c'erano i bagnanti e non gli spiaggianti, come negli ultimi decenni, in riva c'erano migliaia di mosconi! Quando ancora l'acqua e non la sabbia era la principale attrattiva, in mare c'erano migliaia di mosconi!
Perché il moscone oltre che una sana remata, offre la possibilità di andare a pescare, di trovare intimità, pace, silenzio e soprattutto acque limpide e profonde.  Il moscone è la barca ideale per imparare le principali arti marinaresche: remo, tuffo e nuoto. Qui che non ci sono isole e nemmeno scogli, il moscone è l'unica riva circondata dall'acqua, quella da cui staccarsi non camminando ma nuotando, quella in cui l'incontro con il mare è completo, avvolgente, profondo.
Il moscone è stato per un secolo non solo una semplice e bellissima barchetta balneare, ma una vera e propria icona. Nella prima metà del Novecento era un “mito d'oggi”, parafrasando Roland Barthes. Poi malauguratamente vennero i pedalò (anche se a dire il vero anche la storia di questo natante è molto antica!) e purtroppo negli ultimi anni, complice anche una assurda normativa che vieta l'ormeggio e il rimessaggio, entrambi sono quasi scomparsi. Come è quasi estinta la figura del mosconaio, che insieme al salvataggio e al bagnino, componeva la triade di combattenti balneari o più prosaicamente dei vitelloni.
Ma siamo fiduciosi che il moscone, come tutti i miti, non sia scomparso definitivamente, si è nascosto ai più. Solo pochi adepti ne mantengono viva la forma, la pratica, l'amore, addirittura la devozione. Perché questo rito non rimanga appannaggio di pochi, vediamo di raccontarne brevemente la storia, anche perché questo piccolo catamarano a remi è, al pari della bicicletta con cui condivide l'origine ottocentesca e la fortuna novecentesca, un mezzo ecologico e divertente, che permette una libertà marinaresca alla portata di tutti.
Innanzitutto va chiarita la diatriba linguistica italiana, che potrebbe sottenderne anche la paternità. Moscone o pattino? E' bene precisare che sono sinonimi e hanno una precisa geografia. Infatti al pari di brodetto e caciucco, entrambe zuppe di pesce, moscone è tipicamente adriatica, mentre pattino è ligure-tirrenica. Nei vocabolari, fino a prova contraria, la parola più antica è pattino, che appare per la prima volta nel 1891. E' Policarpo Petrocchi che la inserisce nel suo "Novo dizionario universale della lingua italiana", dove si legge: "PATTINO, s.m. T. mar. Due travi con un panchettino sopra che serve per andarci come in barchetta (P.)".
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SE AVETE FOTOGRAFIE, CARTOLINE, NOTIZIE INVIATELE A maregratis@gmail.com

mercoledì 14 gennaio 2015

Storie di mosconi e pattini

Come ben sa chi mi conosce, sono da sempre innamorato del moscone!
Sarà forse perché è stata la mia prima barca? o perché continua a sembrarmi una fantastica micro-isola? o più semplicemente perché d'estate rimane il modo più semplice per scappare dalle rumorose spiagge sovraffolate e ritrovare silenziose acque solitarie. Concedendosi ovviamente anche indimenticabili tuffi.
Comunque sia questo piccolo catamarano a remi è, al pari della bicicletta con cui condivide l'origine ottocentesca e la fortuna novecentesca, un mezzo ecologico e divertente, che permette una libertà marinaresca alla portata di tutti. In questi giorni ho riordinato qualche appunto raccolto negli anni, stimolato da uno Simone Nudi, un giovane amico livornese iscritto a Disegno Industriale all'Università di Firenze, che mi ha chiesto qualche informazione. Provo a riassumerle di seguito, nella speranza magari di raccoglierne altre.
La storia del moscone o pattino che dir si voglia non è ancora stata scritta, come testimoniano anche le poche righe dedicate a questa barca tanto diffusa, soprattutto in passato, sia da Wikipedia che dalla Enciclopedia Treccani. Mentre numerose sono foto e cartoline che ne documentano la diffusione già dalla fine dell'Ottocento su tante spiagge italiane, rarissime sono le "attenzioni" letterarie. Nei vocabolari la parola pattino appare per la prima volta nel 1891. E' Policarpo Petrocchi che la inserisce nel suo "Novo dizionario universale della lingua italiana", dove si legge: "PATTINO, s.m. T. mar. Due travi con un panchettino sopra che serve per andarci come in barchetta (P.)". Sarà invece lo scrittore Alfredo Panzini, che trascorreva le vacanze a Bellaria, a sdoganare il termine adriatico moscone nel suo "Dizionario moderno", nella edizione del 1923, definendolo "galleggiante da spiaggia". Più articolata la descrizione data nell'edizione del 1950: "Moscone: Chiamano così sul litorale adriatico una specie di piccola imbarcazione per diporto, da spiaggia e per bagno. E' formato di due galleggianti su cui poggiano uno o due sedili". Definizione che si completa con una domanda e relativa risposta: "Perché mosconi? Per analogia di aspetto, come ditteri, mosche chiare sull'azzurro del mare".
Per il momento mi fermo qua, ma scriverò ancora, di forme e dimensioni, di personaggi ed episodi, di emozioni e avventure,confidando di ricevere foto e informazioni da altri appassionati lungo le spiagge italiane.

giovedì 17 luglio 2014

Velabondismo

Questi sono giorni di velabondaggi, un andare per mare vagabondo portato dal vento. "Barca minima, rotta massima", è l'unica certezza, sono poi il vento e le onde a decidere nello specifico gli approdi.
Buon vento, Fabio.

Pubblico di seguito due pagine del mio ultimo libro "Thalassa. Le acque del Mediterraneo", proprio dedicate alla vela.


Dopo aver nuotato e remato siamo pronti a issare la vela, a chiedere aiuto a Eolo per ampliare il nostro
orizzonte. Sentiamo un’irresistibile attrazione, vogliamo metterci in scia di quegli uomini che faticosamente,
a volte mortalmente, sperimentarono grandezza, fascino e tragicità del mare. Quando la vela chiama i venti,
i marinai s’affrettano sulla riva, riprendendo parole antiche.
Di notte, narra Valerio Flacco, al sopraggiungere del vento gli Argonauti legano i remi e sciolgono le vele.
Così per secoli fece l’uomo, alternando faticose navigazioni a remi a veloci veleggiate. A piene vele le navi
degli antichi andavano verso la notte, rincorrevano la luce, attraversavano i crepuscoli.
Anche la mia prua va verso il largo alla ricerca di ombre e chiarori. Con la vela, cerco un dialogo con
l’acqua e l’aria, andando per mare portato dal vento. Nel mito scelgo le immagini di Apollonio Rodio
per evocare l’insuperabile fascino di questa avventura, nella storia quelle di Plinio il Vecchio.

Rileggendo le Argonautiche continuo a pensare che non a caso Giasone fa sedere in consiglio gli eroi sulle vele avvolte. Proprio su quelle indispensabili ali e non genericamente in un altro qualsiasi punto della nave. Poi nelle ore seguenti, invocando Apollo, il figlio di Esone chiede di riempire le sue vele con un vento propizio, una grazia indispensabile per ogni navigazione. Nella Storia Naturale la vela diventa simbolo di operosità e temerarietà. Perfetta macchina prometeica, strumento potentissimo da maneggiare con cura, consapevoli che le passioni possono essere insieme splendide e terribili. Vele d’inusitata grandezza, dalla notte dei tempi, portano l’uomo a compiere ardite imprese, sfidando la morte.
Non a caso, sempre Plinio, attribuisce a Icaro l’invenzione della vela e al padre Dedalo quella dell’albero
e dell’antenna. Vela che Icaro non usò per navigare ma per volare troppo in alto, senza ascoltare le indicazioni del padre, andando incontro alla morte, come ci racconta Ovidio.

Anche con le nostre vele continuiamo a scrivere sull’acqua la storia di quel folle volo, a rinnovare la memoria di quel sogno di libertà.

giovedì 29 maggio 2014

Talassofilia

E' arrivato il libreria il mio nuovo libro:
"Thalassa. Le acque del Mediterraneo"
Lo presenterò nelle prossime settimane, con il seguente calendario:

LIBRERIE FELTRINELLI
Rimini - Mercoledì 4 giugno 2014, ore 18
L.go Giulio Cesare 4 (ang. Corso d'Augusto)
con Lorella Barlaam e Oriana Maroni

Ancona - Venerdì 6 giugno 2014, ore 18
Corso Giuseppe Garibaldi, 35
con Maria Pia Letizia Bacchielli

Ravenna - Martedì 10 giugno 2014, ore 18
Via Armando Diaz, 14, 48100 Ravenna, Italia
con Franco Masotti

Di seguito trovate la quarta di copertina.

«Thalassa è la parola che preferisco fra le tante che i greci avevano per indicare il mare perché significa semplicemente acqua salata. È il luogo del vivere, l’orizzonte della pratica, il Mediterraneo dell’esperienza.»

Le acque mediterranee, da millenni teatro di storie e avventure, continuano a regalare grandi emozioni, quelle del nuoto, del remo e della vela. Passioni antiche che l’autore ogni giorno rinnova, ascoltando la voce delle onde e dei marinai, di ieri e di oggi. Nuotare e navigare riflettono un amore unico e ancestrale per il mare, che è il punto di partenza di questo portolano sentimentale.

Nelle sue pagine i piaceri e le gioie che il Mediterraneo offre quotidianamente si intrecciano con la storia, la geografia, il mito, le scienze e le arti, dando vita a un racconto intenso e vitale. Una rotta che porta dalle fondamenta di Venezia alle banchine di Genova, dalle Bocche di Bonifacio allo Stretto di Messina, dalle verdi acque adriatiche a quelle blu tirreniche, restituendo un significato concreto alla mediterraneità, che è fatto storico-culturale e appassionata pratica del mare.