Oggi sul La Stampa - Mare
“In questa città succedono cose incredibili” dice Corto Maltese sul finire della “Favola di Venezia”. Ma in quella città vivono anche persone fuori dal comune, come Luigi Divari che è capace di tenere in mano con grande maestria sia la lenza che il pennello. E idealmente Corto e Gigi si ritroveranno nei prossimi giorni sull'Isola del Lido, dove negli spazi espositivi della Biblioteca Hugo Pratt si inaugurerà giovedì 26 febbraio alle ore 17, la mostra di Divari, intitolata “Pesci e barche del nostro mare”.
Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano.
Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne.
Fabio Fiori
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martedì 24 febbraio 2015
lunedì 26 novembre 2012
Mostre
Oggi, lunedì 26 novembre 2012, nell'inserto Aria di Mare del Corriere Romagna trovate la presentazione della mostra di Luigi Divari, "Pesci, barche e uomini di questo mare", che inaugurerà domenica 2 dicembre alle ore 16, al Museo della Marineria di Cesenatico (FC).
Ecco un'anticipazione.
Pesci molti, barche alcune, uomini
pochi. Ecco la formula alchemica che rende attraente e suggestivo il
lavoro pittorico di Luigi Divari. Ma questa non è solo una
scelta stilistica, perché riflette più in generale la
sua visione della Laguna di Venezia. Silenziosa, come i molti pesci
che la abitano, alcune barche che l'attraversano, i pochi uomini che
la conoscono. Uno sguardo che ha poi ampliato su quell'Adriatico che
dei mediterranei è il più “lagunare” o per usare
una definizione storica è il Golfo di Venezia.
Bel
pésse , barche a remi o a vela, uomini antichi. Tre
soggetti che su queste carte si materializzano proprio grazie
all'acqua, per tutti elemento essenziale alla vita. Acque
salmastre prima e salate poi. Acque di laguna, che del mare è
il grembo, dove crescono i suoi pesci e dove sono stati allevati per
millenni i suoi uomini e le sue barche.
Se è relativamente semplice
descrivere l'orizzonte o, per meglio dire, il fondale
d'immagini di Luigi Divari, non è invece facile
preparare un unico parangale di parole capace di catturare le
tante suggestioni che evocano singolarmente le sue tavole. Certo è
che solo un pittore con una straordinaria passione per la pesca e la
navigazione, e le cento storie che ogni pesce, ogni uomo e ogni barca
porta con sé, poteva realizzare una così dettagliata
scena peschereccia. Questi acquarelli restituiscono la freschezza di
una grande pescheria, la forza di un selezionato equipaggio,
l'eleganza di una storica compagnia navale.
...
Ma questa mostra ci parla anche
dell'oggi, invitandoci a prendere una lenza, un remo o una scotta in
mano, per riscoprire i piaceri della pesca, della navigazione e,
perché no, della cucina. Questi pesci e queste barche rivelano
il fascino di pescherie e squeri, le branchie di tutte le città
costiere che vogliono mantenere vivo il rapporto con l'acqua, dolce,
salmastra o salata che sia.
...
Il mare, come tutte le
passioni, richiede tempo, pazienza e, qualche volta, fatica. Luigi
Divari lo sà perché naviga e pesca da una vita e i suoi
acquarelli, i suoi libri, i suoi racconti lo testimoniano. Ha mani
abili e capaci di tenere in mano il pennello e la penna, come la
lenza e il remo.
mercoledì 19 maggio 2010
Biblioteca di mare e di costa

“Tutte le tempestose passioni dell'umanità, ... sono trascorse come immagini riflesse in uno specchio, senza lasciare traccia sul misterioso volto del mare.” Joseph Conrad
In Adriatico, più tardi che negli altri mari d'Italia, solo nella seconda metà del Novecento vennero definitivamente ammainate le vele sulle barche da lavoro. Piccole e grandi, armate al terzo o con vela latina, a oriente come a occidente, per secoli il lavoro sul mare è stato svolto nella grazia dei venti, anche quando per scelta o per necessità ci si muoveva a remi. Solo limitandosi all'Ottocento, lunghissimo è comunque l'elenco dei tipi navali impiegati, per la pesca costiera e quella d'altura, per la navigazione commerciale di cabotaggio e per quella di più ampio raggio, mediterraneo o oceanico che fosse. Sì, anche oceanica, visto che brigantini, brik, barcobestia costruiti e in armamento a Trieste, Fiume, Lussino, Orebic, Ragusa e Cattaro, solcarono tutti i mari del mondo, doppiarono i grandi capi, parteciparono insomma all'ultima maestosa età della vela, conclusasi agli inizi del Novecento. Sempre in Adriatico, ormai antica è pure la tradizione del diporto a fini sportivi, ludici o, illustrissimi e innumerevoli, turistici.
Proprio da quest'ultima necessità parte la narrazione, per parole e immagini, fatta da Luigi Divari nel libro “Barche del Golfo di Venezia”, da poco pubblicato per i tipi de Il Leggio (pp. 264 - € 35). Un libro ricco di storie e acquerelli, di colori tenui, sfumature, aloni che raccontano e soprattutto rievocano le atmosfere dei fabbricanti di remi, alberi forcole e altri armisi, il taglio e la cucitura delle vele, le sontuose scenografie delle feste veneziane e le avventure di s'cioponi e s'cioponanti, ossia dei sandolini e dei cacciatori di valle, che si muovevano silenziosamente a remi tra scanni, secche e canneti. Un viaggio documentario che partendo dalle coste occidentali si spinge verso quelle altrettanto affascinanti d'oriente. Le immagini votive, l'araldica delle vele, le fantasie dei pennelli segnavento, l'aura scultorea di forcole e remi, se a una prima visione restituiscono il fascino di un mondo perduto, a uno sguardo più attento suggeriscono anche le infinite potenzialità creative culturali ed economiche che l'Adriatico offre, alle genti che ne popolano le rive, a quelle che instancabilmente lo attraversano.
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