Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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mercoledì 5 gennaio 2022

Libri di mare e di costa

 

Un libro di Paolo Rumiz è sempre un viaggio. In bici verso Istanbul, in treno per Odessa, a piedi sulla Via Appia, con una vecchia topolino su e giù per gli Appennini. Ha anche camminato nelle trincee delle guerre europee, ha viaggiato da fermo nel ventre di un ciclope in forma di faro. Senza dimenticare la sua predilezione per l'Oriente. In particolare per i Balcani, forse perché “dell'Europa ne sono il cuore di cui mai abbastanza ci si servirà”, riprendendo le parole di un altro straordinario scrittore errante: Nicolas Bouvier.

In questo nuovo “Canto per Europa” (Feltrinelli; 255 pp, 17 euro), si viaggia a vela, nella maniera più antica, ...

continua

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Europa/Europa-bella-amata-e-dannata-214804


lunedì 8 gennaio 2018

Presentazione

Sabato  13 gennaio 2018
ore 18
Libreria LOVAT
Trieste - Viale XX Settembre 20, c/o stabile Oviesse, terzo piano
Tel. 040.637399

Presentazione del nuovo romanzo
Il vento i giorni di Fabio Fiori

Con l'autore,
PAOLO RUMIZ, scrittore e giornalista

martedì 9 settembre 2014

Notizie

Domani 10 settembre 2014, esce il film di Alessandro Scillitani "L'ultimo faro" in abbinamento con il quotidiano La Repubblica - fino al 10 ottobre 2014 - . E' il racconto per immagini del soggiorno di Paolo Rumiz su un'isola "abitata" solo da un grande faro, narrato nel mese d'agosto sulle pagine del quotidiano. Il lavoro si completa con "I racconti del faro", fatti da scrittori, artisti e marinai, tra cui il mio, sempre per la regia di Alessandro Scillitani (vedi il trailer su YouTube)

lunedì 25 agosto 2014

Anemofilia

Come molti di voi avranno già visto, anche quest'anno l'amico e maestro Paolo Rumiz pubblica ogni giorno da qualche settimana un racconto di viaggio sulle pagine di Repubblica. Quest'anno il reportage,"Il guardiano del faro", è per me particolarmente interessante, per alcuni motivi che riassumo in quattro parole: silenzi, immobilità, onde e venti. A quest'ultimo tema è dedicata la bellissima pagina di oggi: un inno orfico all'anemofilia.
Buona lettura e buon vento.

giovedì 31 ottobre 2013

Biblioteca di mare e di costa

Come anguilla “che risale in profondo, sotto la piena avversa”, riprendendo un verso di Eugenio Montale, anche noi risaliamo controcorrente le vie d’acqua che portano dall’Adriatico al Po. Possiamo farlo a piedi o a pedali o a remi, magari partendo da Ravenna, la più orientale delle città lambite da uno degli infiniti rami, passati e presenti, del grande Fiume.
In tutti e tre i casi possiamo farlo con l'aiuto del nuovo, prezioso, portolano fluviale di Paolo Rumiz che del lento viaggiare ha fatto ragione e racconto di vita. E’ uscito infatti nella primavera scorsa “Morimondo” (Feltrinelli, pp. 315; € 18), diario di un viaggio fatto da Rumiz lungo il Po, dalle dolci rapide di Staffarda, qualche decina di chilometri a valle delle sorgenti del Monviso, alla selvaggia quiete del Delta e di lì a Sansego, idealmente la più orientale delle Isole Elettridi. Isole leggendarie, come tutte le storie che Rumiz è andato cercando lungo il Po, il “grande monosillabo” a cui non serve l'articolo, perché non è un luogo ma un Dio che si fa carico da decenni di tutte le nostre immondizie, colpe ed errori, e, malgrado tutto, è ancora capace di cantare. Più prosaicamente avendolo disceso a remi e a vela, gli unici modi che consentono un ascolto attento, Po è prima di tutto “l'ultimo spazio d'avventura d'Italia”. Settecento chilometri, compresi i rami deltizi, che diventano millequattrocento di rive libere e selvagge.
Dopo pochi giorni dalla partenza Rumiz capisce che il suo obiettivo non sarà elencare, spiegare o citare, la vasta letteratura umanistica e scientifica, ma sarà quello di entrare nella leggenda. Un compito assai arduo perché l'acqua, dolce o salata che sia, è infinitamente più difficile da decifrare della terra. Difficoltà legate ai segni che sono labili come le rotte, alla scrittura che diventa tremolante come le onde, ai pensieri che svaporano come le acque. Così il taccuino dell'autore rimane vuoto per giorni, il Fiume non si disvela facilmente, è “acqua in ostaggio” come i rarissimi uomini che la abitano, nel senso pieno del termine. A ciò si aggiungono gli imprevisti, tra cui il ribaltamento con tutte le conseguenze del caso. Anche Rumiz sperimenta la perfidia dell'acqua, quando inaspettatamente punisce una sua distrazione, facendolo ribaltare e cancellando le poche parole appuntate nei giorni precedenti. Ma, malgrado tutto, miglio dopo miglio, vogata dopo vogata, Rumiz scopre che l'unico vero modo per conoscere un fiume è navigarlo, vivendo “una grandiosa avventura. Oltre ogni speranza, ogni immaginazione”.
Non manca comunque una precisa geografia fatta innanzitutto di toponimi di antichissima ascendenza, una dettagliata narrazione di suggestivi incontri, una minuziosa riscoperta di storie fluviali dimenticate. Tutte queste annotazioni hanno allungato all'inverosimile anche la mappa del Fiume, facendone una vera e propria Tabula Rumiziana lunga tre metri, larga sessanta centimetri, redatta minuziosamente a mano e continuamente aggiornata, che trovava la sua perfetta collocazione la sera sui tavoli delle osterie. Già, le osterie “favolose stazioni del pellegrino fluviale!”, di quello di ieri come di quello di oggi, che se apparentemente sconta il venir meno di paesaggi e dialetti, ritrova comunque nella strepitosa varietà e gustosità dei cibi, l'ultimo rifugio delle identità locali.

Perché poi un libro dedicato a Po si chiami “Morimondo”, titolo che evoca il realismo magico di Gabriel García Márquez, un altro grande narratore fluviale, lo scoprirà solo il lettore più attento, quello che, con la stessa pazienza richiesta da ogni viaggio, saprà attendere il preciso momento in cui l'autore lo rivela, facendolo finalmente salire a bordo.

venerdì 3 agosto 2012

Il nostro mare quotidiano

Sarebbe più giusto titolare questo post "Il nostro fiume quotidiano", perché è di un grande fiume che stiamo parlando: il Po.
Come forse qualcuno avrà già letto domenica scorsa sulle pagine di La Repubblica, ho accompagnato, nel tratto centrale, Paolo Rumiz, Alessandro Scillitani e Valentina Scaglia nel loro avventuroso viaggio fluviale. Il diario di quella discesa, anche metaforica attraverso la più importante vena acquea italiana, è pubblicato ogni giorno su La Repubblica. Con grande maestria narrativa Paolo Rumiz racconta settecento (per due) chilometri di
riviera, "la più selvaggia, la più solitaria, la
più libera della Penisola", vista per una volta dall'acqua.
Un reportage che è anche un disperato grido di dolore per un'Italia che "ha abdicato alle sue acque, non le frequenta, non le naviga, non le conosce più, le fa degradare e se le lascia portar via". Dolci, salmastre o salate, le acque sono un bene comune di cui ci dobbiamo riappropriare, innanzitutto frequentandole quotidianamente. Vanno presidiate, riscoprendo antichi piaceri. Camminate e pedalate lungo le rive, nuotate, remate e veleggiate nelle acque che bagnano il nostro Paese. Sarà il miglior modo per rivendicare beni comuni inalienabili.