Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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martedì 5 gennaio 2021

Velegìe

 

Il nostro deserto dove metterci in ascolto è il mare che bagna le nostre città, dove c'avventuriamo con una piccola barca, rigorosamente a vela. Siamo velatori solitari che s'oppongono ogni giorno alla retorica dell'altrove.

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Su Bolina di gennaio 2021, in edicola e online, il mio racconto dei piaceri della vela in solitario, dalla Vendée Globe a Joshua #Slocum, dal nostro mare quotidiano a Bernard #Moitessier

lunedì 23 dicembre 2019

Libri di mare e di costa

I libri non sono solo incredibili strumenti scientifici e culturali, alcuni sono sacri, nell'accezione spirituale o laica, come la Bibbia o il Capitale. Anche tra chi va vela, dai sognati Oceani al quotidiano Adriatico, per passione svincolata dalla dimensione sportiva o motovelica, c'è un libro sacro, che quest'anno festeggia i 50 anni della traduzione italiana: “Un vagabondo dei Mari del Sud” (Ugo Mursia Editore), scritto da Bernard Moitessier e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1960. Tradotto da Francesco di Franco che nell'introduzione scrive: “L'immaginazione non potrà mai dare un'idea precisa di Bernard Moitessier, del suo genere di vita, dei suoi sentimenti quasi sempre celati dietro dichiarazioni ufficiali, del suo bisogno di correre mari tempestosi e di andare verso pericoli indescrivibili”.
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L'articolo completo oggi, lunedì 23 dicembre 2019, sul Corriere Romagna

domenica 15 gennaio 2017

Velabondismo

Vela, vela e ancora vela ... possibilmente in deriva, perché è semplice, solitaria, selvatica, sapida e sentimentale. 

Thaiti, primi anni Novanta del Novecento. Bernard Moitessier, quasi settantenne, il vagabondo dei mari del sud, scrive: “Non esitate a fare le vostre prime esperienze su un Optimist: ne otterrete un immenso profitto”. Questo sarebbe già sufficiente come invito a vivere l'esperienza della vela, fatta nel modo più semplice: con una deriva. Ma è lo stesso Moitessier a rinforzare l'esortazione, dicendo che “Con l'Optimis, i sensi si acuiscono naturalmente. Le sole voci che sentirete saranno mormorate al vostro orecchio dalla carena, la vela, il vento, il mare, i ciottoli”.
Perciò, senza essere tacciati di fare come la volpe con l'uva, possiamo dire che chi ama la semplicità, ama la vela, innanzitutto quella in deriva che è la più istintuale delle vele. A dieci anni s'impara, a venti si regata … a cinquanta semplicemente si continua a navigare o, perché no!, si incomincia a farlo. Se a 50 anni non basta un libro per raccontare esperienze ed emozioni vissute in deriva, possiamo però provare a distillare almeno 5 buoni motivi per continuare ad andarci. La deriva è semplice, solitaria, selvatica, sapida e sentimentale. 5 magiche esse, per altrettanti magici motivi.
La deriva è semplice, non perché sia subito facile navigare, anzi all'inizio è un po' più difficile perché l'equilibrio è instabile.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di gennaio 2017.


lunedì 7 novembre 2016

Joshua Slocum, un racconto radiofonico


Il primo, il maestro di tutti i vagabondi del mare
Joshua Slocum
Raccontato da Fabio Fiori

WIKIRADIO - Rai Radio 3
Lunedì 14 novembre 2016 
ore 14:00 - 14:30

Radio FM - Online - Digitale Terrestre
Podcast Rai Radio 3 – WIKIRADIO

Dopo il racconto radiofonico di Bernard Moitessier, tra qualche giorno: Joshua Slocum, il primo, il maestro di tutti i vagabondi del mare.


E' partita ieri la Vendee Globe, la più impegnativa e avventurosa delle regate oceaniche. Da soli, su barche di 60 piedi, senza scalo, i concorrenti dovranno fare un giro del mondo, ripercorrendo la rotta dei mitici velisti che nel lontano 1968 parteciparono alla Golden Globe Race. Se il primo vincitore Robin Knox-Johnston impiegò 312 per completare il giro del mondo, l'ultimo François Gabart nel 2013 ne impiegò 78.

Tutti comunque hanno ripercorso la rotta del pioniere di queste avventure Joshua Slocum, un americano che tra il 1895 e il 1898 fece per primo il giro del mondo a vela in solitario. E tutti avranno letto, in toto o in parte, il suo libro più noto Sailing Alone Around the World, pubblicato nel 1900 e tradotto per la prima volta in italiano da Mursia nel 1969. Un traduzione fatta da un'altra icona della vela oceanica, Alex Carozzo, l'italiano che sempre negli anni Sessanta attraversò da solo a vela l'Oceano Pacifico, dal Giappone alla California. Carozzo fu anche l'unico italiano alla partenza della Golden Globe Race in Inghilterra nel 1968, al fianco di mostri sacri quali il vincitore Robin Knox-Johnston e Bernard Moitessier. Proprio in questa occasione Moitessier divenne anche un mito, perché in testa con ampio vantaggio decise di ritirarsi, mettendo la prua per la seconda volta verso est, raggiungendo Thaiti, dopo 303 giorni di navigazione in solitario senza scalo, in cui percorse 37.000 miglia cioè quasi 70.000 chilometri, doppiando due volte i capi di Buona Speranza e Leeuwin e una volta Capo Horn, il più terribile. Anche di questi straordinari velisti Slocum fu il maestro riconosciuto, a cui lo stesso Moitessier dedicherà la sua barca più nota, chiamandola Joshua.

Joshua Slocum partì per il giro del mondo in solitario il 24 aprile 1895, dalla costa orientale degli Stati Uniti, facendo rotta per le Azzorre e poi per Gibilterra, dove arrivò nell'agosto del 1895. Qui decise di cambiare itinerario, evitando di attraversare il Canale di Suez inaugurato qualche anno prima, per paura dei pirati che infestavano il Mar Rosso. Ma altri predoni lo inseguirono quando discese le coste del Marocco, per fortuna senza raggiungerlo, grazie alla velocità del suo Spray. Con questa straordinario sloop autocostruito attraversò lo Stretto di Magellano in un vero e proprio corpo a corpo con le tempeste australi. Di lì ritornò ai tropici, arrivando nell'Isola di Samoa nel luglio del 1896, dove conobbe la moglie e i figli dello scrittore Robert Louis Stevenson. Dall'Oceania andò in Australia, Tasmania, per poi proseguire nell'Oceano Indiano e arrivare a Durban, in  Sud Africa, nel novembre del 1897. Gli restava da doppiare Capo di Buona Speranza, che superò il mese successivo, per poi risalire l'Oceano Atlantico e ritornare a Newport. “Alle una del mattino del 27 giugno 1898, diedi fondo, dopo una crociera di più di quarantaseimila miglia intorno al mondo, della durata di tre anni, due mesi e due giorni”, scriverà nel suo libro più noto.
Ancora oggi, a oltre un secolo da questa epica impresa, rimane attualissima la lezione di Slocum e  il suo invito: “Ai giovani che pensano a un tale viaggio direi “andate””.
“Il racconto di Slocum dà al lettore una sensazione di libertà cui è difficile resistere”, ha scritto lo scrittore svedese Bjorn Larsson e io mi limito ad aggiungere solo che la libertà la si può trovare anche nel nostro mare quotidiano, quello che bagna le rive urbane del Mediterraneo.

Di questo e di tanto altro parlerò nel racconto radiofonico che verrà trasmesso lunedì 14 novembre 2016, alle ore 14, su Wikiradio - RAI Radio 3.

Il post è parte della pagina pubblicata oggi dal Corriere Romagna.




mercoledì 22 giugno 2016

Bernard Moitessier, la puntata di Wikiradio riascoltabile in podcast

Sul sito di Wikiradio è disponibile gratuitamente il podcast del racconto di Bernard Moitessier, lo “yogin di Capo Horn”, riprendendo le parole dell’amico e velista Alain Colas.

Di seguito trovate proprio un frammento del racconto relativo all'epico abbandono dalla prima regata in solitario intorno al mondo la Golden Globe Race, partita nell'agosto del 1968. Un abbandono che sarà per Moitessier una seconda partenza, per un altro mezzo giro del mondo e per un'esperienza ancora più lunga.

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Il francese, che aveva già una grande esperienza di navigazione oceanica e godeva di una certa notorietà, anche grazie a due suoi fortunati libri, aveva deciso di abbandonare il 1 marzo 1969. Aveva già doppiato Capo Horn, stava risalendo l'Oceano Atlantico ed era in testa alla regata con un grande vantaggio.
Abbandonò! rinunciando alla vittoria, alla fama e ai premi.
“Ho rimesso la prua verso il Pacifico. La notte scorsa è stata penosa; mi sentivo male, veramente, all'idea di rientrare in Europa. Ero fiaccato fisicamente da Capo Horn e la forza d'animo era scesa per la stessa china, quando avevo deciso di abbandonare.”
… e poi più avanti scrive...
“Il fatto di voler raggiungere Thaiti senza scalo è rischioso. Ma il rischio sarebbe molto maggiore verso nord. Più mi avvicinerò, peggio starò. Se non reggo … verso il Pacifico, ci sarà sempre un'isola, da qualche parte” .
Invece ci riuscì e quell'approdo fece scalpore, non solo in Inghilterra e in Francia, nazioni da sempre particolarmente attente alle vicende marinaresche, ma anche in Italia.
“A Tahiti dopo 300 giorni di navigazione solitaria” titola il Corriere della Sera del 23
giugno 1969.
“Il “francese solitario” è arrivato a Thaiti”, si legge negli stessi giorni su La Stampa.
Di Moitessier i quotidiani si erano già occupati nel marzo precedente, riportando la notizia del suo abbandono, anche con titoli allarmistici.
“La moglie del navigatore  teme che sia impazzito”, si legge sul Corriere della Sera del 21 marzo 1969.
Un titolo che comunque rispecchia l'inquietudine di Francoise, anche in relazione al fatto che il marito aveva rinunciato ad imbarcare la radio offerta gratuitamente dal Sunday Times.
Preferiva lanciare messaggi in tubetti d'alluminio con la sua fedele fionda , sui ponti delle navi che incontrava.
In quello più noto, comunicava al Sunday Times la sua decisione:
“Continuo senza scalo verso le isole del Pacifico perché in mare sono felice e forse anche per salvarmi l'anima”
 Francoise poteva immaginare questi pensieri, avendo condiviso con Bernard, qualche anno prima, una altrettanto lunghissima navigazione attraverso due oceani, doppiando Capo Horn, senza scali intermedi, su cui torneremo più avanti. Perciò Francoise conosceva bene anche il Bernard marinaio e la sua irresistibile attrazione per la bellezza dei Mari del Sud e per il misticismo dei tre grandi Capi .
Comunque sia, nel 1969, lo “yogin di Capo Horn”, come lo chiamava l'amico velista Alain Colas ,  ritroverà a Thaiti tutti i problemi, i conflitti, le contraddizioni dell'Europa a cui non aveva voluto fare ritorno.
Problemi a cui dedica le ultime pagine del suo terzo libro “La lunga rotta”, quando sveste i panni del marinaio per mettere quelli dello scalzacane, dell'hippy, del vagabondo, dell'ecologista che, riprendendo le parole di John Steinbeck, invita l'uomo a farsi carico delle sue responsabilità verso la Natura .
Moitessier il solitario, Moitessier il sognatore, Moitessier l'eterno ragazzo del maggio francese.
A Thaiti combatte le stesse battaglie ambientali degli Amici della Terra  di Parigi.
Per non idealizzare troppo l'uomo, ci vengono in aiuto le parole della moglie Francoise che durante la lunga rotta era rimasta a casa con i tre figli.

Bernard “aveva il tempo di immergersi in altri mondi, più “poetici”, nelle nuvole delle sue erbe … evidentemente, dopo aver vissuto tra il cielo e il mare per 303 giorni, in una solitudine e un'immensità assolute, lo si poteva capire: non era riuscito a tornare con i piedi per terra ...”

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lunedì 20 giugno 2016

Bernard Moitessier a Wikiradio

Domani, 21 giugno 2016, alle 14 su Wikiradio, la libera enciclopedia di Radio 3, la vita e le avventure di Bernard Moitessier, un racconto che parte proprio dalla data. Il 21 giugno 1969 Moitessier arrivò a Thaiti dopo 303 giorni di navigazione in solitario intorno al mondo. Una "lunga rotta" che divenne un libro culto per tutti coloro che innanzitutto guardano ancora il mare come uno spazio di libertà.


giovedì 16 giugno 2016

Bernard Moitessier, un racconto radiofonico

















Un mito della vela, un inguaribile sognatore, un poeta del mare 
Bernard Moitessier
Raccontato da Fabio Fiori

WIKIRADIO - Rai Radio 3
Martedì 21 giugno 2016 - ore 14:00 - 14:30

Radio FM - Online - Digitale Terrestre
Podcast Rai Radio 3 – WIKIRADIO

Il 21 giugno 1969 Bernard Moitessier arriva a Tahiti, dopo 303 giorni di navigazione in solitario senza scalo, in cui percorse 37.000 miglia cioè quasi 70.000 chilometri, doppiando due volte i capi di Buona Speranza e Leeuwin e una volta il mitico Horn.
A partire da questa data storica, non solo per la vela ma, più in generale, per l'avventura dell'uomo, si snoderà il racconto radiofonico di Fabio Fiori dedicato alla vita, alle navigazioni e ai libri di Bernard Moitessier, un mito della vela.
Il francese era partito il 22 agosto del 1968 da Plymouth nel sud dell'Inghilterra, per partecipare alla prima regata in solitario intorno al mondo, la Golden Globe Race, organizzata dal quotidiano britannico Sunday Times. Alla partenza della regata si presentarono in nove, tra cui l'inglese Robin Knox-Johnston, che alla fine fu il vincitore e l'unico a completare la circumnavigazione del Globo in 313 giorni. Ma altrettanto o forse ancor più eclatante fu la notizia dell'abbandono di Bernard Moitessier che il 1 marzo 1969, quando stava risalendo l'Oceano Atlantico in testa alla regata con un grande vantaggio, rinunciò alla vittoria, alla fama e ai premi. Rimise la prua verso il Pacifico per approdare infine a Thaiti. Una scelta esistenziale dolorosa ma necessaria che riassunse nel messaggio lanciato con la fionda sul ponte di una nave che incrociò: “Continuo senza scalo verso le isole del Pacifico perché in mare sono felice e forse anche per salvarmi l'anima”.

Quella di Moitessier è una storia appassionante che si avvia nel 1925 in Indocina, dove nasce e dove fa le prime esperienze di navigazione, partendo dal suo amato villaggio posto “tra il mare e la foresta”. Ed è da quel villaggio che parte con la sua prima giunca alla scoperta degli oceani.

Una “lunga rotta” che prosegue anche dopo la sua morte nel 1994, grazie ai suoi libri e alle sue idee che continuano ad essere attualissime. Una “lunga rotta” che Fabio Fiori ripercorre sulle onde della radio, per restituire tutto il fascino di un uomo che è diventato un guru della vela, uno yogi degli oceani.

domenica 8 maggio 2016

Il nostro mare quotidiano



In questi giorni sto rileggendo con grande piacere i libri di Bernard Moitessier, un maestro per me, come per tutti quelli che vanno per mare innanzitutto per ascoltare "l'acqua scivolare lungo lo scafo", per ascoltare la musica del mare. Anche semplicemente nei mari di casa, al di qua delle Colonne d'Ercole. Con Moitessier da ragazzo ho sognato gli oceani, come infiniti spazi d'avventura, poi con gli anni ho capito che anche il nostro mare quotidiano riserva altrettante infinite emozioni. "Uno degli aspetti meravigliosi della vela d'altura è che ti dà il tempo di portare lo sguardo lontano", scrive Moitessier nella sua appassionante autobiografia, "Tamata e l'Alleanza". Oggi posso dire che anche la vela costiera, il velabondaggio mediterraneo, ti permette di guardare lontano, a patto che si sia disposti proprio ad ascoltare la musica del mare e ad aprire tutti i nostri sensi, per cercare solo l'incanto dell'onda e del vento. Di Moitessier tutti ricordano le sue barche più celebri, le due Marie-Therese, Joshua e Tamata, con le quali ha navigato su tutti gli oceani del mondo. Ma altrettanto importanti sono state le fragili piroghe con cui ha veleggiato da bambino che, al pari delle nostre derive, gli hanno permesso d'innamorarsi del mare. "Grandi bordi nel vento del largo in compagnia dei pescatori miei maestri che affrontano i draghi del mare e del cielo a mani nude". Gli stessi draghi abitano il nostro mare quotidiano e noi continuiamo ad affrontarli a mani nude, stringendo con la destra la scotta e con la sinistra il timone.

Ps
Sto rileggendo i libri di Moitessier per preparare un racconto originale sulla sue avventure e sulle sue idee, che hanno influenzato profondamente due generazioni di marinai, di quella particolare risma che lo stesso Moitessier ha definito vagabondi o velabondi, per usare un termine che mi è caro.

martedì 16 febbraio 2016

Oceano, Italia

Domani, mercoledì 17 febbraio 2016, alle 19,45 su Rai Radio 3 -Tre Soldi andrà in onda la seconda puntata di Oceano, Italia un audiodocumentario di Fabio Fiori e Alessandro Scillitani.

Oceano, Italia # 2
Nel marzo del 1968 il quotidiano inglese Sunday Times lancia la Golden Globe Race, la prima regata intorno al mondo per solitari. Poche regole, per una sfida durissima. Si dovrà partire da un qualsiasi porto del sud dell'Inghilterra, dal 1 giugno al 31 ottobre, per poi ritornare dopo aver circumnavigato il mondo da Ovest a Est, doppiando i tre grandi capi: Buona Speranza, Leeuwin e Horn. 30.000 miglia senza scalo; una regata che qualcuno ha definito “l'Everest della vela”. Partiranno in nove, di cui sei inglesi, due francesi e un italiano: Alex Carozzo. Un'esperienza per lui breve e sfortunata, ma non per questo meno avventurosa, a cominciare dagli incontri fatti con due veri e propri mostri sacri della vela, Bernard Moitessier e Robin Knox-Johnston, e con un uomo, Donald Crowhurst, che pagò l'azzardo con la vita.
Per tutti i partecipanti fu un viaggio epico, che Bernard Moitessier raccontò ne La lunga rotta, edito in Italia da Mursia, da cui è tratta la lettura finale.

martedì 1 settembre 2015

Biblioteca di mare e di costa

E' appena arrivato in edicola L'Indice dei Libri del Mese di settembre, in cui troverete la mia recensione all'ultimo libro di Björn Larsson "Raccontare il mare". Anticipo di seguito la prima parte.

“La più stupefacente meraviglia del mare è la sua insondabile crudeltà”. In questi giorni, in questi anni, di cronache mediterranee di naufragi, per Raccontare il mare non si può che cominciare da questa frase di Joseph Conrad, inevitabilmente il primo autore scelto da Björn Larsson per la sua antologia marinaresca, “discretamente eclettica e impressionista, un po' a immagine del mare stesso, imprevedibile e mutevole”. Un libro che si compone di prefazioni edite e inedite, che spazia geograficamente e storicamente, dagli oceani di Conrad e Joshua Slocum, al Mediterraneo di Francesco Biamonti e Guy De Maupassant, al Mare del Nord di Ersikine Chileders e Harry Martison.