Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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martedì 24 giugno 2025

 

"L'abbraccio del mare" Ediciclo Editore a Passaggi Festival nella splendida ex Chiesa di San Francesco, con Luca Pascucci parlando di #yoga,#meditazione e acquasalata.
Giovedì 26 giugno 2025, ore 22:30

lunedì 10 giugno 2024


Un viaggio narrativo che partirà dall'Adriatico per spingersi, di isola in isola, verso i mediterranei che circondano l'Italia.

 

martedì 26 dicembre 2023

Venezia barnum! Perché a partire dalla prossima primavera i turisti dovranno pagare un biglietto d’ingresso  di 5 euro … sempre che non si assista all’ennesimo rinvio. “IL CONTRIBUTO DI ACCESSO A VENEZIA ovvero come distrarre i veneziani mentre raccogliamo i loro dati nella SMART CONTROL ROOM”, leggo su un manifesto appena sceso dal treno qualche giorno fa. Per inciso, agli occhi del viaggiatore, Venezia è unica anche per aver saputo mantenere vivissimo l’uso, il culto del tazebao! Un possibile, utile esercizio informativo, alternativo alla video-dipendenza, direi in qualche caso anche più creativo.

Quindi, Venezia: barnum, circo o museo? spettacolo o installazione? Ultra-Venezia o Meta-Venezia per i turisti, secondo Tiziano Scarpa, scrittore veneziano che nella e alla città (sempre che si possa ancora parlare di città) ha ambientato e dedicato alcuni suoi libri. Scarpa che apre il nuovo numero di The Passenger - Venezia (Iperborea, 192 pp, 22 €). Innanzitutto azzeccatissima l’immagine di copertina, che rappresenta la realtà dell’aqua granda nei suoi effetti anche surrealisti, e il colore, un bel verde acqua lagunare.

... continua su OBCT

The Passenger - Venezia

Libreria Mare di Carta - Venezia

Wetlands Books - Venezia



 

martedì 28 novembre 2023




Camminando lungo le rive facciamo esercizio fisico e spirituale. Esercitiamo il nostro corpo, rapiti dalla bellezza del mare. Educhiamo la nostra sensibilità, incantati dalla magnificenza del mare.

 Tre titoli, per altrettanti autrici/autori, diversi tra loro per sensibilità e stile, accomunati da un unico orizzonte marino, riuniti per l’occasione in un elegante cofanetto natalizio, con la consueta cura editoriale che contraddistingue Ediciclo.

Buon lettura! Buon vento! 

 

mercoledì 26 gennaio 2022


"Sbarcando dal traghetto andavo cercando un colore da associare a Procida, visto che le sorelle più conosciute del golfo hanno da secoli il loro. Una riduzione cromatica utile a orientarsi, almeno all'inizio: Capri è l'isola azzurra, Ischia è l'isola verde. Procida che colore avrà?"

lunedì 14 dicembre 2020

Libri di mare e di costa

Ravenna città bizantina, capitale del mosaico, porto industriale, deserto rosso per Michelangelo Antonioni, “piccola città morta, / ricca di chiese e di rovine” per Hermann Hesse,  luogo di fabbriche che sono nuove cattedrali, nuovi Sant'Apollinari, scriveva Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni Cinquanta. Ma Ravenna era in origine ed è tutt'ora città d'acque ...

Oggi sul Corriere Romagna , la mia recensione di “Ravenna città d'acque” (a cura di Massimiliano Casavecchia; Danilo Montanari Editore; 140 pp, 14  €, progetto editoriale Trail Romagna)

 

lunedì 16 novembre 2020

Libri di mare e di costa

Un'antologia utile anche per affrontare meglio questo nuovo isolamento: “Nel mare stellato. Storie di isole”, a cura di Christian Delorenzo (
Einaudi editore
, 2020).
La mia recensione, e qualche altra divagazione sulle #isole e sull'#insulomania, pubblicata nel numero di novembre de
L'Indice dei Libri del Mese

 

martedì 22 ottobre 2019

Incontri












Doppio appuntamento nel Nordest, per presentare "L'odore del mare", Ediciclo Editore, a Trieste Libreria Lovat, giovedì 31 ottobre alle 18 e a Monfalcone, Lega Navale Italiana, venerdì 1 novembre alle ore 18.

martedì 7 maggio 2019

L'odore del mare

Da giovedì 2 maggio è in libreria il mio nuovo libro: "L'odore del mare. Piccole camminate lungo le rive mediterranee", pubblicato con Ediciclo Editore.

venerdì 28 dicembre 2018

Libri di mare e di costa

Venti vicini e lontani, con nomi propri o generici, comunque indispensabili a muovere le nostre vele e le nostre fantasie.
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Venti d'oltreoceano sono quelli narrati dal biologo e marinaio Bill Streveer, di cui è stato da poco tradotto in italiano da EDT, “Leggere il vento. La lunga rotta per la comprendere una forza della natura” (pp. 330, € 22,00). Il suo lungo racconto parte dall'attesa che un violento Norther (che noi marinai mediterranei scriviamo con la maiuscola, perché Omero ci ha insegnato che i venti sono dei o demoni con nome proprio!) si plachi. E' a bordo del Rocinante, la sua barca a vela, un ketch costruito nel 1965, che parte dalla foce del fiume Hudson, sulla costa est degli Stati Uniti, per raggiungere il Rio Dulce, in Guatemala. Ma il suo è innanzitutto un viaggio di ricerca enciclopedico che ha il vento come protagonista, a cominciare da tempeste memorabili e scoperte fondamentali, da capitani coraggiosi e scienziati appassionati. Ci sono le storie di Robert FitzRoy, considerato il pioniere delle previsioni meteorologiche, comandante del Beagle che aveva a bordo il giovane Charles Darwin. Non poteva mancare il contrammiraglio Sir Francis Beaufort della Royal Navy, che ordinò la forza del vento in una scala ancora oggi in uso, da 0 a 12, da calma a uragano. Ma ci sono anche le scoperte e gli strumenti degli italiani Leonardo, Alberti, Torricelli e Galileo, che hanno lavorato e “dialogato” con il vento. Sono molto ricche e interessanti anche le note al testo, praticamente un racconto nel racconto. Dai tempi di Daniel Defoe, che scrisse The storm nel 1704 quindici anni prima del più fortunato Robison Crusoe, si sono fatti progressi impressionanti nella ricerca meteorologica, ma ciò non toglie che il vento mantenga ancora inalterato tutto il suo seducente fascino.

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L'articolo completo è stato pubblicato lunedì 17 dicembre sul Corriere Romagna.

martedì 3 luglio 2018

Libri di mare e di costa

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Al vento sono dedicate leggende, poesie, racconti, quadri o addirittura monumenti. Celeberrima la Torre dei Venti di Atene, risalente al I secolo o meno noti come la Torre del Marzocco di Livorno, sempre ottagonale, costruita nel XV secolo e utilizzata per l'avvistamento portuale. Ma solo a Trieste esiste un museo dedicato ai venti, anzi per essere più precisi il “Museo della Bora”. Non poteva essere diversamente, vista la straordinaria presenza della regina eolica dell'Adriatico. Un museo insieme attivissimo per attività didattiche e virtuali, vista la presenza ormai decennale in Rete, www.museobora.org. Ma in vibrante attesa di trovare uno spazio museale concreto i figli di Eolo sono momentaneamente stati messi nel Magazzino dei Venti.
Da qualche mese è stata pubblicata anche una “Piccola guida al Magazzino dei Venti” (I Libri del Museo della Bora, pp. 40, 9 €), a cura di Chiara Cecalupo, archeologa e anemofila, cioè grande appassionata dei venti. Un libricino elegante, anche per le illustrazioni dal sapore ottocentesco, e ricco di curiosità.
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L'articolo completo è stato pubblicato sul Corriere Romagna di lunedì 2 luglio 2018

lunedì 25 giugno 2018

Libri di mare e di costa

Tempo d'estate, tempo di fare vela verso le isole.
Sono migliaia, vicine e lontane, piccole e grandi, affollate e deserte; tutte incantevoli. Ognuno ha le sue predilezioni, magari mutevoli come il vento e la luce adriatica. Per l'isulomane, cioè per chi nutre una vera e propria pericolosa passione per le isole, è difficile sceglierle e anche descriverle. Forse perché, come scrive Simone Perotti nel suo “Atlante delle isole del Mediterraneo” (2017, Bompiani; pp.150, 25 €), “un isola ha un senso, non un significato. Il significato puoi spiegarlo, il senso no, puoi provare a cercarlo. E, se lo trovi, a renderlo”. Lui che in Mediterraneo naviga da anni e che tante isole le ha meritate “con la fatica della vela”, ne ha mappate narrativamente 42, da Las Palomas nel Mare di Alboran, all'estremo ponente dove le acque mediterranee incontrano quelle atlantiche, fino a Imrali nel Mar di Marmara, oltre l'oriente mediterraneo, a est dello Stretto dei Dardanelli, perché “i mari comunicano, e solo gli uomini li vedono separati”. Quella proposta da Perotti non è una cartografia e una geografia, ma una psicografia e una geosofia. Declinando la tradizione indigena autraliana di misurare la terra col canto, “tracceremo confini di spezie, aree urbane di ritmi, utilizzeremo l'atmosfera di un luogo per definirne l'ampiezza, sostituiremo le miglia con i ricordi, i metri con le idee, gli ettari con l'armonia”. Insomma questo Atlante è innanzitutto il caleidoscopio di un insulomane che, a partire dalla sua esperienza, invita costruire le proprie mappe “conoscendo luoghi, approdando su coste diverse, parlando con gli uomini che animano quei borghi”. Non manca comunque anche un certo rigore editoriale, a partire dall'impianto a due pagine affiancate tipico degli atlanti, con a sinistra una carta nautica corredata di scala, batimetrie, toponimi e una breve descrizione geografica, e a destra il testo geosofico. Le carte sono di Marco Zung, disegnate con cura e parsimonia cromatica, capaci di stimolare la psicografia del lettore. 
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L'articolo completo è oggi, 25 giugno 2018, in edicola sul Corriere Romagna

mercoledì 14 febbraio 2018

Libri di mare e di costa

Credo che Tilman avrebbe apprezzato, anche se mai immaginato, che le sue parole oceaniche potessero risuonare ieri tra le distese innevate di una piccola, gelida, "isola" appenninica.
"Tutti sanno quanto sia difficile soffiare e deglutire nello stesso tempo. Altrettanto difficile risulta conciliare alpinismo e vela". E' questo l'incipit di "Mischief in Patagonia", lo straordinario diario di viaggio di Harold William Bill Tilman, tradotto e pubblicato da poco in Italia da Edizioni Mare Verticale.
Michief è il nome della barca a vela con cui Tilman e alcuni compagni, partiti dall'Inghilterra, hanno attraversato l'Oceano Atlantico nel 1955, per scalare poi alcune vette dell hielo continental, ossia dei ghiacciai della Patagonia, sul versante occidentale. Un viaggio che prosegue risalendo il Pacifico, attraversando il Canale di Panama e riattraversando da ovest a est l'Atlantico, concludendosi nello stesso porto da cui erano partiti, dopo un anno e un giorno.

lunedì 11 dicembre 2017

Presentazione

Venerdì 15 dicembre 2017, ore 21
Libreria Riminese
Piazzetta Gregorio da Rimini, 13, 47900 Rimini RN

Presentazione del nuovo romanzo
Il vento i giorni di Fabio Fiori

Con l'autore,
Vera Bessone, giornalista del Corriere Romagna,
Giuseppe Ceci, musicista, suonerà il bouzouki, strumento della tradizione greca, e la chitarra.

domenica 19 febbraio 2017

Libri di mare e di costa

"Agganciai il moschettone della cintura alla life-line e andai fino a prua. Un varco, sul lato sinistro dell'uscita, si iniziava pian piano a intuire, ma in proporzione agli iceberg era piuttosto stretto. Gli iceberg erano tre, giganteschi: uno massiccio e squadrato, gli altri più frastagliati, con un paio di vaste grotte azzurre. Mi chiesi cosa sarebbe accaduto se durante la notte quelle isole galleggianti avessero deciso di incastrarsi all'imbocco dell'insenatura, quanto avremmo aspettato prima di attaccarci alla radio e provare a chiedere aiuto, cosa avrebbero potuto fare per aiutarci."

E' questo una breve descrizione del paesaggio marino narrato da Pietro Grossi nel suo ultimo libro "Il passaggio" (2016, Feltrinelli; pp. 160, 15,00 €). La storia di un uomo che improvvisamente ritrova un padre dagli occhi "stralunati che mi terrorizzavano", a bordo di una barca con cui vorrebbe affrontare il mitico Passaggio a Nord Ovest, che premette di andare dall'Atlantico al Pacifico nelle estreme regioni artiche. Un ambientazione marinaresca contemporanea, del tutto inusuale nel panorama letterario italiano. Un libro in cui il "passaggio" non è però solo geografico, ma anche generazionale.

“E fu quello l'istante in cui capii tutto ciò che c'era da capire su mio padre. Si aprì come una fessura nel tempo, il mondo rallentò, e l'uomo che avevo davanti fu tagliato via da tutto il resto.”

lunedì 2 gennaio 2017

Libri di mare e di costa

E' in edicola oggi sul Corriere Romagna "Aria di mare", con una pagina dedicata all'ultimo libro di Giulio Stagni, “Vele imperiali. La belle époque dello yachting dal Mar Baltico all'Adriatico” (Editrice Incontri Nautici, pp 168, 20 €).

In Romagna la storia della vela è antichissima, come testimoniano splendidamente i mosaici romani di Rimini e quelli bizantini di Ravenna. Una storia lavorativa che si è rinnovata per secoli, fino ai primi decenni del Novecento, con le forme e i colori delle vele al terzo. Se quell'epoca si è conclusa con la rivoluzione dei motori e delle eliche, negli stessi anni la vela divenne anche sulle rive romagnole un diffuso ed entusiasmante svago. Un fermento velico che si concretizzò con la fondazione nel 1933 del Club Nautico Rimini e del Club Nautico Riccione, seguiti poi nell'immediato dopoguerra dal Circolo Velico Ravennate nel 1949 e dal Circolo Nautico Cervia nel 1953. Nei decenni successivi ci fu un proliferare di associazioni, chi con sede sul porto chi sulla spiaggia, tutte accomunate dalla passione per la vela.
Ma quella romagnola è una vicenda che si innesta su una storia adriatica precedente, più austriaca che italiana almeno per quel che riguarda il diporto, come ci racconta con parole e immagini Giulio Stagni in “Vele imperiali. La belle époque dello yachting dal Mar Baltico all'Adriatico” (Editrice Incontri Nautici, pp 168, 20 €). Infatti nella seconda metà dell'Ottocento se i Savoia non amavano l'acqua, prediligendo i cavalli e la caccia, gli Asburgo al contrario si prodigarono per la diffusione del diporto, prima sui laghi mitteleuropei e poi sulle rive adriatiche. Risale al 1883 la fondazione del Wiener Segel Club, il primo circolo velico austriaco. Solo cinque anni dopo, nel 1888 alcuni giovani ufficiali di stanza nella base navale di Pola, che praticavano lo yachting, chiesero alla Marina finanziamenti e spazi per la loro associazione. Richiesta che venne accolta nel 1891 con la concessione dell'insenatura di Vergarolla, interna alla grande baia di Pola, e nel 1895 venne formalizzato lo statuto del K.u.K. Yacht-Geschwader.
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L'articolo completo e un box dedicato a Carlo Sciarrelli è pubblicato sul Corriere Romagna del 2 gennaio 2017.

domenica 8 maggio 2016

Il nostro mare quotidiano



In questi giorni sto rileggendo con grande piacere i libri di Bernard Moitessier, un maestro per me, come per tutti quelli che vanno per mare innanzitutto per ascoltare "l'acqua scivolare lungo lo scafo", per ascoltare la musica del mare. Anche semplicemente nei mari di casa, al di qua delle Colonne d'Ercole. Con Moitessier da ragazzo ho sognato gli oceani, come infiniti spazi d'avventura, poi con gli anni ho capito che anche il nostro mare quotidiano riserva altrettante infinite emozioni. "Uno degli aspetti meravigliosi della vela d'altura è che ti dà il tempo di portare lo sguardo lontano", scrive Moitessier nella sua appassionante autobiografia, "Tamata e l'Alleanza". Oggi posso dire che anche la vela costiera, il velabondaggio mediterraneo, ti permette di guardare lontano, a patto che si sia disposti proprio ad ascoltare la musica del mare e ad aprire tutti i nostri sensi, per cercare solo l'incanto dell'onda e del vento. Di Moitessier tutti ricordano le sue barche più celebri, le due Marie-Therese, Joshua e Tamata, con le quali ha navigato su tutti gli oceani del mondo. Ma altrettanto importanti sono state le fragili piroghe con cui ha veleggiato da bambino che, al pari delle nostre derive, gli hanno permesso d'innamorarsi del mare. "Grandi bordi nel vento del largo in compagnia dei pescatori miei maestri che affrontano i draghi del mare e del cielo a mani nude". Gli stessi draghi abitano il nostro mare quotidiano e noi continuiamo ad affrontarli a mani nude, stringendo con la destra la scotta e con la sinistra il timone.

Ps
Sto rileggendo i libri di Moitessier per preparare un racconto originale sulla sue avventure e sulle sue idee, che hanno influenzato profondamente due generazioni di marinai, di quella particolare risma che lo stesso Moitessier ha definito vagabondi o velabondi, per usare un termine che mi è caro.

venerdì 11 marzo 2016

Incontri

Domenica 13 marzo 2016, alle ore 17, al Museo della Regina di Cattolica (RN), insieme a Stefano Medas, proporrò un breve percorso narrativo attraverso alcuni scrittori del Novecento che hanno raccontato il mare, da bordo. Non sono tanti, soprattutto in Italia, e questo è un  motivo in più per rileggere le loro pagine, evocative ma anche utili per la ricerca storica e antropologica, come ci spiegherà Stefano Medas.

Abbiamo scelto ovviamente Joseph Conrad, che rimane un imprescindibile riferimento, e tre italiani accomunati dall'aver navigato anche su barche da lavoro: il veneto Giovanni Comisso, il livornese Mario Tobino e il romagnolo, almeno d'adozione, Dino Brizzi.

Qui anticipo che rileggendo alcune pagine di Brizzi, ho ritrovato/ricordato una sua bellissima testimonianza legata alla relazione dei marinai con gli elementi naturali, in primis il vento. "Ci dà vento", che abbiamo scelto come titolo per l'incontro, è un modo di dire, bellissimo e antichissimo, che è e sarà sempre, almeno per me, anche un invito a prendere il mare.

ps
L'immagine di questo post è tratta dalla copertina del libro di Riccardo "Dino" Brizzi, "Vele al terzo. Attrezzatura, manovre, gente, battelli e vele dal Tavollo al Rubicone", pubblicato nel 2002 proprio dal Museo della Regina, che ci ospiterà domenica.


mercoledì 27 gennaio 2016

Incontri

Domenica 31 gennaio 2016, ore 18.00
Teatro Rosaspina - Montescudo (RN)

LE PAROLE DEL MARE


Spettacolo in tre movimenti sull'inquinamento da plastica dei mari
di REPARTO PROTOTIPI
a seguire incontro con Nicolò Carmineo e Fabio Fiori

info e prenotazioni
+39 347 5838040
+39 347 5267727
info@lattoscuro.it
www.lattoscuro.it

Domenica quindi incontrerò Nicolò Carnimeo, dopo lo spettacolo liberamente tratto dal suo ultimo libro "Come è profondo il mare" (Chiarelettere, Milano 2014), di cui di seguito trovate una mia recensione pubblicata qualche mese fa su L'Indice dei Libri del Mese.

Il Mediterraneo è mille cose insieme, scrive Fernand Braudel. Lo è fin dalla notte dei tempi e continua ad esserlo. Geograficamente è un mare tra montagne, riprendendo sempre le parole dello storico francese, e le sue coste, affollatissime, sono teatro ancora di sanguinosi conflitti, mentre le sue acque e i suoi fondali scontano anche i nefasti effetti di un caotico sviluppo, spesso rovinoso da un punto di vista ambientale. Alla maniera di Charles Clover e di William Langewiesche, autori di due libri d'inchiesta di successo dedicati alle recenti problematiche del mare, Nicolò Carnimeo ha incominciato qualche anno fa il suo viaggio esplorativo in quella che l'editore, forse con un eccessivo clamore, ha definito “la più grande discarica del Pianeta”, cioè il mare e il Mediterraneo, nello specifico. Se i problemi indagati e narrati con passione sono assolutamente rilevanti e purtroppo poco conosciuti, meno convincente appare il ricorso a numeri e micro-casi che rischiano di sovra eccitare il lettore, e più in generale il pubblico mediatico. Si rischia così di non sensibilizzare ma di provocare un rassegnato pessimismo, con una conseguente fuga dagli ambienti naturali del quotidiano.
Consapevole che la scienza procede in altro modo, e un episodio non costituisce prova rilevante, voglio comunque confrontare una mia recentissima esperienza con quella del capitano-ecologista Charles Moore, scopritore dell'enorme isola di plastiche galleggianti dell'Oceano Pacifico e primo testimone interpellato da Carnimeo, per suggerire una riflessione più generale.
Anche ieri sono andato a pescare a poche miglia dalla riva adriatica e nell'intestino dei 35 pesci eviscerati, sgombri, suri e lanzardi, per fortuna non ho trovato traccia di quelle plastiche che riempivano le viscere della lampuga pescata nell'Oceano Pacifico da Moore, secondo cui “Ci sono frammenti di plastica in gran parte dei pesci che mangiamo”. Per fortuna invece i pesci, come tutti gli animali, sono abilissimi nel selezionare il cibo e chiunque abbia un cane, un gatto o un pesce rosso lo sa.
Il racconto di Carniemeo si fa invece drammaticamente appassionante nella ricostruzione di storie vicine, come quella di Priolo in Sicilia, e lontane, come l'intossicazione da mercurio a Minamata in Giappone. Due casi emblematici di quella marea silenziosa, parafrasando la più volte giustamente citata Rachel Carson, che ha trasformato splendidi ambienti marini in mortifere discariche acquatiche. Ma, va ribadito, che il Mediterraneo nel suo insieme non è una discarica, perciò è doppiamente importante raccogliere l'invito di Nicolò Carnimeo a combattere i troppi rapporti criminali con il mare, a partire dalle nostre abitudini.

ps
l'immagine del post è una foto di scena dello stesso spettacolo

giovedì 17 dicembre 2015

Biblioteca di mare e di costa


L'isola di Montecristo descritta da Marco Albino Ferrari, le vele latine di Giovanni Panella, un'altra avventura subacquea di Enzo Maiorca e storie di pirati di Gabriel Khun. Sono questi i temi e gli autori delle quattro recensioni che trovate su L'Indice dei Libri del Mese di dicembre.

Buon vento e buona lettura a tutti, a cominciare da una anticipazione della recensione di "La vita all'ombra del Jolly Roger. I pirati dell'epoca d'oro tra leggenda e realtà"(pp. 288, €  16,00. Elèuthera, Milano, 2015

Questo nuovo lavoro sulla pirateria, che a detta dello stesso autore è anche una moda, cerca innanzitutto di andare oltre l'antagonismo sorto tra due antitetiche interpretazioni politiche del fenomeno. Da una parte c'è chi insiste sulla dimensione banditesca, dall'altra chi ritiene che molti di essi avevano idee libertarie e che quindi misero in pratica una loro visione di democrazia e uguaglianza, riprendendo le parole di Markus Rediker. Gabriel Khun, austriaco di nascita e svedese di adozione, cerca di comparare le due teorie, anche se fin dall'introduzione dichiara che un compito del libro è quello di “rendere politicamente significativa, nel contesto contemporaneo, la fascinazione radicale per la pirateria e suggerire come il Jolly Roger possa sventolare dai balconi e alle manifestazioni senza essere soltanto una ritualità simbolica”.
...
Mentre sugli aspetti sociologici e politici gli esperti si dividono, tutti concordano nel ritenere il pirata un nomade,   un nemico della civiltà d'origine e soprattutto della nazione. Non a caso la “confraternita, il commonwealth o la confederazione pirata dell'epoca d'oro trovava la più esaltante espressione nella sua minacciosa bandiera nera: il Jolly Roger”. Nelle diverse varianti, era ed è un simbolo universale che, malgrado sia stato cannibalizzato dal consumismo, viene ancora oggi utilizzato nelle più disparate battaglie politiche e civili. Ma attenzione! Come avverte Khun nelle ultime pagine “i radicali di oggi possono dunque continuare a sventolare con orgoglio il Jolly Roger: tutto quello che devono fare è guadagnarsi il diritto di farlo”.