martedì 24 giugno 2025
lunedì 10 giugno 2024
martedì 26 dicembre 2023
Venezia barnum! Perché a partire dalla prossima primavera i turisti dovranno pagare un biglietto d’ingresso di 5 euro … sempre che non si assista all’ennesimo rinvio. “IL CONTRIBUTO DI ACCESSO A VENEZIA ovvero come distrarre i veneziani mentre raccogliamo i loro dati nella SMART CONTROL ROOM”, leggo su un manifesto appena sceso dal treno qualche giorno fa. Per inciso, agli occhi del viaggiatore, Venezia è unica anche per aver saputo mantenere vivissimo l’uso, il culto del tazebao! Un possibile, utile esercizio informativo, alternativo alla video-dipendenza, direi in qualche caso anche più creativo.
Quindi, Venezia: barnum, circo o museo? spettacolo o installazione? Ultra-Venezia o Meta-Venezia per i turisti, secondo Tiziano Scarpa, scrittore veneziano che nella e alla città (sempre che si possa ancora parlare di città) ha ambientato e dedicato alcuni suoi libri. Scarpa che apre il nuovo numero di The Passenger - Venezia (Iperborea, 192 pp, 22 €). Innanzitutto azzeccatissima l’immagine di copertina, che rappresenta la realtà dell’aqua granda nei suoi effetti anche surrealisti, e il colore, un bel verde acqua lagunare.
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Libreria Mare di Carta - Venezia
martedì 28 novembre 2023
mercoledì 26 gennaio 2022
lunedì 14 dicembre 2020
Libri di mare e di costa
Ravenna città bizantina, capitale del mosaico, porto industriale, deserto rosso per Michelangelo Antonioni, “piccola città morta, / ricca di chiese e di rovine” per Hermann Hesse, luogo di fabbriche che sono nuove cattedrali, nuovi Sant'Apollinari, scriveva Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni Cinquanta. Ma Ravenna era in origine ed è tutt'ora città d'acque ...
Oggi sul Corriere Romagna , la mia recensione di “Ravenna città d'acque” (a cura di Massimiliano Casavecchia; Danilo Montanari Editore; 140 pp, 14 €, progetto editoriale Trail Romagna)
lunedì 16 novembre 2020
Libri di mare e di costa
martedì 22 ottobre 2019
Incontri
Doppio appuntamento nel Nordest, per presentare "L'odore del mare", Ediciclo Editore, a Trieste Libreria Lovat, giovedì 31 ottobre alle 18 e a Monfalcone, Lega Navale Italiana, venerdì 1 novembre alle ore 18.
martedì 7 maggio 2019
L'odore del mare
venerdì 28 dicembre 2018
Libri di mare e di costa
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Venti d'oltreoceano sono quelli narrati dal biologo e marinaio Bill Streveer, di cui è stato da poco tradotto in italiano da EDT, “Leggere il vento. La lunga rotta per la comprendere una forza della natura” (pp. 330, € 22,00). Il suo lungo racconto parte dall'attesa che un violento Norther (che noi marinai mediterranei scriviamo con la maiuscola, perché Omero ci ha insegnato che i venti sono dei o demoni con nome proprio!) si plachi. E' a bordo del Rocinante, la sua barca a vela, un ketch costruito nel 1965, che parte dalla foce del fiume Hudson, sulla costa est degli Stati Uniti, per raggiungere il Rio Dulce, in Guatemala. Ma il suo è innanzitutto un viaggio di ricerca enciclopedico che ha il vento come protagonista, a cominciare da tempeste memorabili e scoperte fondamentali, da capitani coraggiosi e scienziati appassionati. Ci sono le storie di Robert FitzRoy, considerato il pioniere delle previsioni meteorologiche, comandante del Beagle che aveva a bordo il giovane Charles Darwin. Non poteva mancare il contrammiraglio Sir Francis Beaufort della Royal Navy, che ordinò la forza del vento in una scala ancora oggi in uso, da 0 a 12, da calma a uragano. Ma ci sono anche le scoperte e gli strumenti degli italiani Leonardo, Alberti, Torricelli e Galileo, che hanno lavorato e “dialogato” con il vento. Sono molto ricche e interessanti anche le note al testo, praticamente un racconto nel racconto. Dai tempi di Daniel Defoe, che scrisse The storm nel 1704 quindici anni prima del più fortunato Robison Crusoe, si sono fatti progressi impressionanti nella ricerca meteorologica, ma ciò non toglie che il vento mantenga ancora inalterato tutto il suo seducente fascino.
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L'articolo completo è stato pubblicato lunedì 17 dicembre sul Corriere Romagna.
martedì 3 luglio 2018
Libri di mare e di costa
Al vento sono dedicate leggende, poesie, racconti, quadri o addirittura monumenti. Celeberrima la Torre dei Venti di Atene, risalente al I secolo o meno noti come la Torre del Marzocco di Livorno, sempre ottagonale, costruita nel XV secolo e utilizzata per l'avvistamento portuale. Ma solo a Trieste esiste un museo dedicato ai venti, anzi per essere più precisi il “Museo della Bora”. Non poteva essere diversamente, vista la straordinaria presenza della regina eolica dell'Adriatico. Un museo insieme attivissimo per attività didattiche e virtuali, vista la presenza ormai decennale in Rete, www.museobora.org. Ma in vibrante attesa di trovare uno spazio museale concreto i figli di Eolo sono momentaneamente stati messi nel Magazzino dei Venti.
Da qualche mese è stata pubblicata anche una “Piccola guida al Magazzino dei Venti” (I Libri del Museo della Bora, pp. 40, 9 €), a cura di Chiara Cecalupo, archeologa e anemofila, cioè grande appassionata dei venti. Un libricino elegante, anche per le illustrazioni dal sapore ottocentesco, e ricco di curiosità.
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L'articolo completo è stato pubblicato sul Corriere Romagna di lunedì 2 luglio 2018
lunedì 25 giugno 2018
Libri di mare e di costa
L'articolo completo è oggi, 25 giugno 2018, in edicola sul Corriere Romagna
mercoledì 14 febbraio 2018
Libri di mare e di costa
lunedì 11 dicembre 2017
Presentazione
Libreria Riminese
Piazzetta Gregorio da Rimini, 13, 47900 Rimini RN
Presentazione del nuovo romanzo
Il vento i giorni di Fabio Fiori
Con l'autore,
Vera Bessone, giornalista del Corriere Romagna,
Giuseppe Ceci, musicista, suonerà il bouzouki, strumento della tradizione greca, e la chitarra.
domenica 19 febbraio 2017
Libri di mare e di costa
E' questo una breve descrizione del paesaggio marino narrato da Pietro Grossi nel suo ultimo libro "Il passaggio" (2016, Feltrinelli; pp. 160, 15,00 €). La storia di un uomo che improvvisamente ritrova un padre dagli occhi "stralunati che mi terrorizzavano", a bordo di una barca con cui vorrebbe affrontare il mitico Passaggio a Nord Ovest, che premette di andare dall'Atlantico al Pacifico nelle estreme regioni artiche. Un ambientazione marinaresca contemporanea, del tutto inusuale nel panorama letterario italiano. Un libro in cui il "passaggio" non è però solo geografico, ma anche generazionale.
“E fu quello l'istante in cui capii tutto ciò che c'era da capire su mio padre. Si aprì come una fessura nel tempo, il mondo rallentò, e l'uomo che avevo davanti fu tagliato via da tutto il resto.”
lunedì 2 gennaio 2017
Libri di mare e di costa
domenica 8 maggio 2016
Il nostro mare quotidiano

In questi giorni sto rileggendo con grande piacere i libri di Bernard Moitessier, un maestro per me, come per tutti quelli che vanno per mare innanzitutto per ascoltare "l'acqua scivolare lungo lo scafo", per ascoltare la musica del mare. Anche semplicemente nei mari di casa, al di qua delle Colonne d'Ercole. Con Moitessier da ragazzo ho sognato gli oceani, come infiniti spazi d'avventura, poi con gli anni ho capito che anche il nostro mare quotidiano riserva altrettante infinite emozioni. "Uno degli aspetti meravigliosi della vela d'altura è che ti dà il tempo di portare lo sguardo lontano", scrive Moitessier nella sua appassionante autobiografia, "Tamata e l'Alleanza". Oggi posso dire che anche la vela costiera, il velabondaggio mediterraneo, ti permette di guardare lontano, a patto che si sia disposti proprio ad ascoltare la musica del mare e ad aprire tutti i nostri sensi, per cercare solo l'incanto dell'onda e del vento. Di Moitessier tutti ricordano le sue barche più celebri, le due Marie-Therese, Joshua e Tamata, con le quali ha navigato su tutti gli oceani del mondo. Ma altrettanto importanti sono state le fragili piroghe con cui ha veleggiato da bambino che, al pari delle nostre derive, gli hanno permesso d'innamorarsi del mare. "Grandi bordi nel vento del largo in compagnia dei pescatori miei maestri che affrontano i draghi del mare e del cielo a mani nude". Gli stessi draghi abitano il nostro mare quotidiano e noi continuiamo ad affrontarli a mani nude, stringendo con la destra la scotta e con la sinistra il timone.
Ps
Sto rileggendo i libri di Moitessier per preparare un racconto originale sulla sue avventure e sulle sue idee, che hanno influenzato profondamente due generazioni di marinai, di quella particolare risma che lo stesso Moitessier ha definito vagabondi o velabondi, per usare un termine che mi è caro.
venerdì 11 marzo 2016
Incontri
Abbiamo scelto ovviamente Joseph Conrad, che rimane un imprescindibile riferimento, e tre italiani accomunati dall'aver navigato anche su barche da lavoro: il veneto Giovanni Comisso, il livornese Mario Tobino e il romagnolo, almeno d'adozione, Dino Brizzi.
Qui anticipo che rileggendo alcune pagine di Brizzi, ho ritrovato/ricordato una sua bellissima testimonianza legata alla relazione dei marinai con gli elementi naturali, in primis il vento. "Ci dà vento", che abbiamo scelto come titolo per l'incontro, è un modo di dire, bellissimo e antichissimo, che è e sarà sempre, almeno per me, anche un invito a prendere il mare.
ps
L'immagine di questo post è tratta dalla copertina del libro di Riccardo "Dino" Brizzi, "Vele al terzo. Attrezzatura, manovre, gente, battelli e vele dal Tavollo al Rubicone", pubblicato nel 2002 proprio dal Museo della Regina, che ci ospiterà domenica.
mercoledì 27 gennaio 2016
Incontri
Teatro Rosaspina - Montescudo (RN)
LE PAROLE DEL MARE
Spettacolo in tre movimenti sull'inquinamento da plastica dei mari
di REPARTO PROTOTIPI
a seguire incontro con Nicolò Carmineo e Fabio Fiori
info e prenotazioni
+39 347 5838040
+39 347 5267727
info@lattoscuro.it
www.lattoscuro.it
Il Mediterraneo è mille cose insieme, scrive Fernand Braudel. Lo è fin dalla notte dei tempi e continua ad esserlo. Geograficamente è un mare tra montagne, riprendendo sempre le parole dello storico francese, e le sue coste, affollatissime, sono teatro ancora di sanguinosi conflitti, mentre le sue acque e i suoi fondali scontano anche i nefasti effetti di un caotico sviluppo, spesso rovinoso da un punto di vista ambientale. Alla maniera di Charles Clover e di William Langewiesche, autori di due libri d'inchiesta di successo dedicati alle recenti problematiche del mare, Nicolò Carnimeo ha incominciato qualche anno fa il suo viaggio esplorativo in quella che l'editore, forse con un eccessivo clamore, ha definito “la più grande discarica del Pianeta”, cioè il mare e il Mediterraneo, nello specifico. Se i problemi indagati e narrati con passione sono assolutamente rilevanti e purtroppo poco conosciuti, meno convincente appare il ricorso a numeri e micro-casi che rischiano di sovra eccitare il lettore, e più in generale il pubblico mediatico. Si rischia così di non sensibilizzare ma di provocare un rassegnato pessimismo, con una conseguente fuga dagli ambienti naturali del quotidiano.
Consapevole che la scienza procede in altro modo, e un episodio non costituisce prova rilevante, voglio comunque confrontare una mia recentissima esperienza con quella del capitano-ecologista Charles Moore, scopritore dell'enorme isola di plastiche galleggianti dell'Oceano Pacifico e primo testimone interpellato da Carnimeo, per suggerire una riflessione più generale.
Anche ieri sono andato a pescare a poche miglia dalla riva adriatica e nell'intestino dei 35 pesci eviscerati, sgombri, suri e lanzardi, per fortuna non ho trovato traccia di quelle plastiche che riempivano le viscere della lampuga pescata nell'Oceano Pacifico da Moore, secondo cui “Ci sono frammenti di plastica in gran parte dei pesci che mangiamo”. Per fortuna invece i pesci, come tutti gli animali, sono abilissimi nel selezionare il cibo e chiunque abbia un cane, un gatto o un pesce rosso lo sa.
Il racconto di Carniemeo si fa invece drammaticamente appassionante nella ricostruzione di storie vicine, come quella di Priolo in Sicilia, e lontane, come l'intossicazione da mercurio a Minamata in Giappone. Due casi emblematici di quella marea silenziosa, parafrasando la più volte giustamente citata Rachel Carson, che ha trasformato splendidi ambienti marini in mortifere discariche acquatiche. Ma, va ribadito, che il Mediterraneo nel suo insieme non è una discarica, perciò è doppiamente importante raccogliere l'invito di Nicolò Carnimeo a combattere i troppi rapporti criminali con il mare, a partire dalle nostre abitudini.
ps
l'immagine del post è una foto di scena dello stesso spettacolo
giovedì 17 dicembre 2015
Biblioteca di mare e di costa
Buon vento e buona lettura a tutti, a cominciare da una anticipazione della recensione di "La vita all'ombra del Jolly Roger. I pirati dell'epoca d'oro tra leggenda e realtà"(pp. 288, € 16,00. Elèuthera, Milano, 2015
Questo nuovo lavoro sulla pirateria, che a detta dello stesso autore è anche una moda, cerca innanzitutto di andare oltre l'antagonismo sorto tra due antitetiche interpretazioni politiche del fenomeno. Da una parte c'è chi insiste sulla dimensione banditesca, dall'altra chi ritiene che molti di essi avevano idee libertarie e che quindi misero in pratica una loro visione di democrazia e uguaglianza, riprendendo le parole di Markus Rediker. Gabriel Khun, austriaco di nascita e svedese di adozione, cerca di comparare le due teorie, anche se fin dall'introduzione dichiara che un compito del libro è quello di “rendere politicamente significativa, nel contesto contemporaneo, la fascinazione radicale per la pirateria e suggerire come il Jolly Roger possa sventolare dai balconi e alle manifestazioni senza essere soltanto una ritualità simbolica”.
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Mentre sugli aspetti sociologici e politici gli esperti si dividono, tutti concordano nel ritenere il pirata un nomade, un nemico della civiltà d'origine e soprattutto della nazione. Non a caso la “confraternita, il commonwealth o la confederazione pirata dell'epoca d'oro trovava la più esaltante espressione nella sua minacciosa bandiera nera: il Jolly Roger”. Nelle diverse varianti, era ed è un simbolo universale che, malgrado sia stato cannibalizzato dal consumismo, viene ancora oggi utilizzato nelle più disparate battaglie politiche e civili. Ma attenzione! Come avverte Khun nelle ultime pagine “i radicali di oggi possono dunque continuare a sventolare con orgoglio il Jolly Roger: tutto quello che devono fare è guadagnarsi il diritto di farlo”.