Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori
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venerdì 23 marzo 2012

Il nostro mare quotidiano



Da anni Salvatore Settis si batte strenuamente per la difesa del paesaggio. Una battaglia in cui la dimensione culturale si intreccia con quella civile; una battaglia durissima, ad armi impari, perché spesso lui, come tanti altri, oppongono la penna alla benna. In Italia e in tanti altri paesi mediterranei, una visione estetica di lungo respiro non sembra capace di sostituirsi a una visione economica di breve durata. Qualche giorno fa Salvatore Settis sulle pagine di La Repubblica ha spiegato molto bene che la difesa del paesaggio non è più, o non è solo, una questione estetica ma, prima di tutto, etica. E' arrivato il tempo in cui dobbiamo “partire da una definizione operativa di paesaggio, passando dal paesaggio "estetico" (da guardare) al paesaggio "etico" (da vivere)”. Un paesaggio, terrestre e marino, da vivere quotidianamente, da fruire piacevolmente. Penso che il nostro sguardo e il nostro impegno dovrebbe innanzitutto concentrarsi sulle distorsioni e disfunzioni ambientali dei paesaggi urbani e, occupandoci di coste, delle rive urbane, quelle che perimetrano la maggior parte della Penisola. Credo sia inutile fantasticare pinete, dune e lagune, là dove oggi troviamo strade, parcheggi e costruito. Dobbiamo invece batterci perché anche questi ultimi possono e devono essere riqualificati, partendo da un imprescindibile valore di libertà. Libertà di accesso al mare, libertà di movimento lungo le rive e le acque. Acque limpide dove immergersi, remare o veleggiare, per riscoprire gli infiniti e gratuiti piaceri del mare, dall'Adriatico allo Ionio, dal Ligure al Tirreno. Difendere oggi il mare, come ogni altro paesaggio, è un dovere etico, un dovere individuale e collettivo, necessario per ritrovare un piacere da condividere. Andiamo in riva al mare a leggere ad alta voce l'appello per un paesaggio etico di Salvatore Settis.

sabato 4 dicembre 2010

Il nostro mare quotidiano

“Salvare il nostro paesaggio è un dovere civile”, ha detto Salvatore Settis in una lunga intervista pubblicata ieri da La Repubblica, in occasione dell'uscita del suo nuovo libro: ”Paesaggio, Costituzione, Cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile” (Einaudi; pp. 326, € 19). Per tutelare il paesaggio dai continui, feroci, assalti edilizi a margine dell'articolo viene fornito un decalogo, utile a tutti coloro, singoli o associazioni, che continuano a battersi contro gli scempi, spesso con incredibili sforzi a fronte di un'enorme disparità di mezzi tecno-economici. Un decalogo che mi permetto di scrivere manca di un punto 0, imprescindibile: “Abitare il paesaggio è un diritto-dovere”, a partire da quei paesaggi che circondano le nostre case e le nostre strade, ma anche i nostri centri commerciali e i nostri capannoni, quella diffusa periferia che è oggi l'Italia. Abitare nel più profondo e quotidiano dei significati, abitare con piacere. Quello che dovrebbe regalare il camminare e il pedalare, il nuotare e il remare, le pratiche del gioco e del lavoro di ogni giorno. Solo una ostinata frequentazione ci permetterà di rompere l'unico deleterio, addirittura criminale, imperativo consumistico, capace di trasformare il territorio in una merce che “vale non perché possiamo viverlo, ma solo in quanto può essere occupato, prezzato, cannibalizzato”. Senza esperienza materiale e frequentazione abituale, credo che qualsiasi appello alla salvaguardia, per quanto condivisibile e allarmante, rischia di rimanere inascoltato. Senza una diffusa riappropriazione fisica del paesaggio, inteso come bene comune da condividere nei piaceri del vissuto quotidiano, non ci sarà alcun riscatto da questo degrado ambientale che è diventato “parte di un degrado che investe le regole del vivere comune”. Perciò, anche da insegnante , prendendo spunto dal terzo paradosso evidenziato da Salvatore Settis, mi sento di puntualizzare che prima ancora di portare la parola paesaggio dentro le scuole, dobbiamo portare la scuola, gli alunni, nel paesaggio. Non in quelli esotici che le agenzie vendono alle famiglie e forse neanche in quelli incontaminati protetti dai parchi e meta privilegiata delle gite scolastiche. Dobbiamo innanzitutto portarli a piedi e in bici o, perché no, a remi e a vela, nei paesaggi del quotidiano. I nostri figli, e più in generale gli italiani, per prendere coscienza dell'inestimabile valore del paesaggio più che di immagini hanno bisogno di chilometri, più che di leggere e ascoltare hanno necessità di camminare e pedalare.
Declinando le considerazioni di Salvatore Settis allo specifico di questo progetto, bisogna senza alcuna nostalgia prendere atto che è saltato l'equilibrio città-costa. Se la battaglia per la difesa di quei minuscoli frammenti di coste naturali va sostenuta con determinazione, non meno impegno dobbiamo dedicare al restauro, un restauro non conservativo di tutto ciò che per altro è irrimediabilmente perduto, ma un restauro ambientale che restituisca l'inalterata immensità del mare alla nostra riva-urbana, vissuta spesso come inospitale residenza.