Domenica 13 marzo 2016, alle ore 17, al Museo della Regina di Cattolica (RN), insieme a Stefano Medas, proporrò un breve percorso narrativo attraverso alcuni scrittori del Novecento che hanno raccontato il mare, da bordo. Non sono tanti, soprattutto in Italia, e questo è un motivo in più per rileggere le loro pagine, evocative ma anche utili per la ricerca storica e antropologica, come ci spiegherà Stefano Medas.
Abbiamo scelto ovviamente Joseph Conrad, che rimane un imprescindibile riferimento, e tre italiani accomunati dall'aver navigato anche su barche da lavoro: il veneto Giovanni Comisso, il livornese Mario Tobino e il romagnolo, almeno d'adozione, Dino Brizzi.
Qui anticipo che rileggendo alcune pagine di Brizzi, ho ritrovato/ricordato una sua bellissima testimonianza legata alla relazione dei marinai con gli elementi naturali, in primis il vento. "Ci dà vento", che abbiamo scelto come titolo per l'incontro, è un modo di dire, bellissimo e antichissimo, che è e sarà sempre, almeno per me, anche un invito a prendere il mare.
ps
L'immagine di questo post è tratta dalla copertina del libro di Riccardo "Dino" Brizzi, "Vele al terzo. Attrezzatura, manovre, gente, battelli e vele dal Tavollo al Rubicone", pubblicato nel 2002 proprio dal Museo della Regina, che ci ospiterà domenica.
Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano.
Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne.
Fabio Fiori
Visualizzazione post con etichetta dino brizzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dino brizzi. Mostra tutti i post
venerdì 11 marzo 2016
lunedì 12 ottobre 2015
Il nostro mare quotidiano
Chi meglio di Riccardo "Dino" Brizzi ha raccontato il nostro mare quotidiano? Quello di ieri, quando la vela era un lavoro e sulla spiaggia c'erano le dune, ma per noi la sua testimonianza è stata importante anche per capire dove mettere la prua oggi.
Sul Corriere Romagna di oggi c'è un mio ricordo di Brizzi, l'omaggio a un maestro. Di seguito trovate la prima parte, mentre il disegno che accompagna questo post è tratto dal suo libro "Quando si navigava con i trabaccoli" (Panozzo Editore, 1999).
Riccardo “Dino” Brizzi se n'è andato nei giorni scorsi. Lo vedo allontanarsi dal porto, da quello di Riccione che tanto ha amato quando era bambino, con una bava da terra, al timone d'un barchèt “in fuga s'al vele fura corne”, riprendendo una delle tante belle espressioni che ha raccolto nella sua lunga vita e ci ha lasciato in preziosi scritti. Brizzi era nato nel 1920 a San Giovanni di Persiceto ma, come ci ricorda in “Quando si navigava con i trabaccoli”, fin da bambino veniva al mare in Romagna. E così ci piace ricordalo, quando in treno con la famiglia andava a Riccione. “Dopo Cesena eravamo tutti in piedi nel corridoio per vedere il mare. La mamma ha detto che il mare si vede dopo Santarcangelo. E' comparso, difatti, fra gli alberi e si sono viste anche le barche che sembravano correre come il treno”. Ecco le barche! quelle a vela naturalmente, la sua grande passione, con cui ha navigato e che ha fotografato, disegnato, studiato, costruito per tutta la vita. “Una vita ormai lunga, trascorsa in una diversa professione [quella del neurochirurgo] che non mi ha mai distolto dall'interesse del mare”, scriveva nel 2002, in un altro bel libro “Vele al terzo. Attrezzatura, manovre, gente, battelli e vele dal Tavollo al Rubicone”, fortemente voluto da Maria Luisa Stoppioni e pubblicato dal Museo della Regina di Cattolica.
Sul Corriere Romagna di oggi c'è un mio ricordo di Brizzi, l'omaggio a un maestro. Di seguito trovate la prima parte, mentre il disegno che accompagna questo post è tratto dal suo libro "Quando si navigava con i trabaccoli" (Panozzo Editore, 1999).
Riccardo “Dino” Brizzi se n'è andato nei giorni scorsi. Lo vedo allontanarsi dal porto, da quello di Riccione che tanto ha amato quando era bambino, con una bava da terra, al timone d'un barchèt “in fuga s'al vele fura corne”, riprendendo una delle tante belle espressioni che ha raccolto nella sua lunga vita e ci ha lasciato in preziosi scritti. Brizzi era nato nel 1920 a San Giovanni di Persiceto ma, come ci ricorda in “Quando si navigava con i trabaccoli”, fin da bambino veniva al mare in Romagna. E così ci piace ricordalo, quando in treno con la famiglia andava a Riccione. “Dopo Cesena eravamo tutti in piedi nel corridoio per vedere il mare. La mamma ha detto che il mare si vede dopo Santarcangelo. E' comparso, difatti, fra gli alberi e si sono viste anche le barche che sembravano correre come il treno”. Ecco le barche! quelle a vela naturalmente, la sua grande passione, con cui ha navigato e che ha fotografato, disegnato, studiato, costruito per tutta la vita. “Una vita ormai lunga, trascorsa in una diversa professione [quella del neurochirurgo] che non mi ha mai distolto dall'interesse del mare”, scriveva nel 2002, in un altro bel libro “Vele al terzo. Attrezzatura, manovre, gente, battelli e vele dal Tavollo al Rubicone”, fortemente voluto da Maria Luisa Stoppioni e pubblicato dal Museo della Regina di Cattolica.
Iscriviti a:
Post (Atom)