Venerdì 29 settembre 2017, ore 21
Rimini, Teatro degli Atti, Via Cairoli, 42
In occasione della Notte Europea dei Ricercatori
LE PAROLE DEL MARE
Spettacolo teatrale
Il racconto degli effetti devastanti dell’inquinamento da plastica nel mare.
Conferenza spettacolo con performance teatrale a cura di Reparto Prototipi liberamente tratta da “Come è profondo il mare” di Nicolò Carnimeo
A cura di Arianna Morri
Regia e Ideazione Paola Doghieri, con Aldo Saporetti, Simona Matteini, Orietta Villa
A seguire un incontro pubblico dedicato al mare, ai problemi ambientali, ma anche alle tante opportunità che continua a offrire; con Nicolò Carnimeo, Anna Montini e Fabio Fiori.
Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano.
Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne.
Fabio Fiori
mercoledì 27 settembre 2017
domenica 24 settembre 2017
Anemofilia
Cantiere Anemos!
Così chiamerei l'esperienza pittorica e teatrale che Oriana, Paolo e Andrea di Carloforte, sull'isola di San Pietro in Sardegna, hanno realizzato l'estate scorsa, a partire dal mio libro Anemos. Per una sera un piccolo cantiere, dove ancora un maestro d'ascia costruisce e ripara barche in legno tradizionali, è diventato il palcoscenico di una performance per mani e voci. Mentre Oriana dipingeva rose dei venti su vecchie tavole, Paolo e Andrea leggevano brani selezionati da Anemos, un libro che come il vento va libero sulle acque del Mediterraneo. Un mare che, malgrado i drammi di questi anni, è ancora l'orizzonte naturale e culturale comune di milioni di persone. Un mare spazzato da venti indomabili e profumati, ribelli ed evocativi
Kalós ánemos! Buon vento, confratelli carlofortini.
PS
Trovate bellissime immagini e informazioni di questa serata sulla pagina fb di Oriana Bassani e della Libreria "Dai Giournoli" che ha organizzato l'evento.
Così chiamerei l'esperienza pittorica e teatrale che Oriana, Paolo e Andrea di Carloforte, sull'isola di San Pietro in Sardegna, hanno realizzato l'estate scorsa, a partire dal mio libro Anemos. Per una sera un piccolo cantiere, dove ancora un maestro d'ascia costruisce e ripara barche in legno tradizionali, è diventato il palcoscenico di una performance per mani e voci. Mentre Oriana dipingeva rose dei venti su vecchie tavole, Paolo e Andrea leggevano brani selezionati da Anemos, un libro che come il vento va libero sulle acque del Mediterraneo. Un mare che, malgrado i drammi di questi anni, è ancora l'orizzonte naturale e culturale comune di milioni di persone. Un mare spazzato da venti indomabili e profumati, ribelli ed evocativi
Kalós ánemos! Buon vento, confratelli carlofortini.
PS
Trovate bellissime immagini e informazioni di questa serata sulla pagina fb di Oriana Bassani e della Libreria "Dai Giournoli" che ha organizzato l'evento.
lunedì 28 agosto 2017
Il mare, le barche e le immagini di Gabriele Musante
Nello “specchio del
mare”, parafrasando il titolo di un grande libro di Joseph Conrad,
ogni marinaio vede la sua immagine, fatta di esperienze e ambizioni,
di viaggi e di sogni. C'è chi li porta semplicemente dentro per
tutta la vita e con il tempo inevitabilmente si disperdono, come la
scia di una nave. Alcuni invece provano a lasciarne traccia,
attraverso i racconti, fatti di parole o di immagini. Così fa da
trent'anni Gabriele Musante che con grande passione va per mare e usa
la china, la matita e l'acquarello. Parte di questo lavoro è stato
raccolto ed è esposto fino a domenica 3 settembre 2017 nelle sale
espositive del Museo della Marineria di Cesenatico, che fin dalle
origini porta avanti parallelamente un doppio, importante, lavoro di
documentazione, storica e contemporanea, legata ad autori che il mare
lo vivono, lo studiano, lo raccontano oggi nella sua immutata
bellezza, nel suo insuperabile fascino. Un Museo che, consapevole
della lezione di Fernand Braudel, crede che “il mare, così come si
può amarlo e vederlo, sia il più grande documento esistente sulla
sua vita passata”.
Gabriele Musante,
marinaio innanzitutto, quando si è appassionato al mare e alla vela?
Sin da bambino, da quando
andavo in vacanza in Liguria con la famiglia. Prima attraverso la
pesca subacquea poi, a 17 anni, ho fatto il primo corso di vela al
Centro Velico di Caprera. Fu un’esperienza illuminante, da lì la
mia vita stata guidata da due passioni: quella per il mare e la vela
e quella per la pittura.
Quali esperienze
ritiene siano state fondamentali?
Per la vela sicuramente
l'approccio con Caprera e in seguito il periodo trascorso a Cervia
negli anni Ottanta, frequentando Ettore “Uccio” Ventimiglia,
partigiano e pioniere della vela da diporto italiana, Giuseppe
“Peppino” Sartini, maestro d’ascia e titolare dell’omonimo
cantiere, e molti altri.
Un mare che racconta
per immagini, con quali tecniche?
Da sempre preferisco la
matita e la china, a volte l’acquerello.
Quali scuole ha
frequentato e quali maestri ha avuto?
Liceo Artistico e
Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, scuola di scenografia. Lì
il riferimento è stato il professore di storia dell'arte e noto
critico Raffaele De Grada.
Più in generale quali
sono stati e quali sono i suoi autori di riferimento?
Per il fumetto
sicuramente Hugo Pratt che, con le avventure del marinaio Corto
Maltese, ha fatto sognare una generazione intera. Ma altrettanto
potenti sono state le suggestioni di scrittori che hanno saputo
narrare il fascino del viaggio e della scoperta, umana e culturale;
innanzitutto Ernest Hemingway e Robert Louis Stevenson.
Molte delle tavole
esposte a Cesenatico realizzate negli anni Novanta del Novecento
hanno come soggetti barche costruite nei cantieri romagnoli; perché
e che rapporti ha avuto con costruttori, armatori e progettisti?
Durante
il periodo trascorso a Cervia intorno al Cantiere Sartini gravitavano
progettisti come Philippe Harlé e il suo grande allievo Jean-Marie
Finot, o personaggi che non hanno bisogno di presentazioni come Cino
Ricci o meno noti in Italia, ma molto conosciuti in Francia, come
Laurent Cordelle. Tutti trasmettevano la grande passione per quel
mondo, in un momento di particolare fermento non solo tecnico ma
ideologico, si pensava infatti che la vela potesse diventare alla
portata di chiunque la amasse.
Altri quadri esposti
sono invece il frutto di collaborazioni editoriali, con riviste ed
editori; che rapporto c'è tra committenza e ispirazione?
La maggior parte vengono
dalla collaborazione con Bolina, un mensile di culto per i velisti
fondato nel 1985 da Giorgio Casti, a cui io inviavo disegni e chine
che raffiguravano soggetti scelti da me liberamente e poi il
direttore li abbinava a sua discrezione con articoli calzanti. Credo
che questa sia stata la collaborazione che mi lasciò la maggior
libertà espressiva. Ci furono altri rapporti professionali con
testate di Mondadori e Rizzoli dove a volte potei esprimermi sul
mare.
...
L'intervista completa la trovare oggi, lunedì 28 giugno 2017, sul Corriere Romagna.
lunedì 21 agosto 2017
Venerdì di magro
Alghe belle e buone, da mangiare.
Tempi duri per gli ittiofagi! Per paradosso (ma storicamente consolidato) proprio in queste settimane di mezza estate i banchi delle pescherie sono quasi vuoti. Quasi, perché si trova sempre pesce di allevamento, cozze e vongole, e tanto (troppo?) congelato. Con il fermo pesca in atto, che comunque riguarda solo la pesca a strascico e volante, scaglionato per periodi nei diversi mari d’Italia, l’offerta ittica si è notevolmente ridotta.
Però… però si potrebbe rimediare con un po’ di sano spirito d’iniziativa, tenendo una canna o una lenza in mano o, in maniera un po’ più originale, provando a raccogliere alghe, ottime in cucina. Sì alghe, magari a partire dalla più comune lattuga di mare, che i biologi chiamano Ulva lactuca, nome con il quale ci si può sbizzarrire in Rete per ricerche nutrizionali e gastronomiche di più ampio respiro. Per chi invece voglia conoscere gli usi giapponesi, allora la parola chiave è aonori.
Come molte alghe è saporita e ricchissima di microelementi, comune e abbondante in acque basse, in zone protette da scogliere, naturali o artificiali. E’ un alga verde a foglia larga, simile proprio a quella dell’insalata. Alghe sconosciute ai più in Italia, ma apprezzate e molto consumate in Oriente e anche nel nord Europa. Con la consueta eccezione di Napoli, grande porto di mare e piazza peschereccia d’eccezione. Lì infatti la lattuga di mare la usano tradizionalmente per preparare le zeppole di mare, pasta crisciuta con le alghe, più nota come “ zeppulelle d’evera ‘e mare”. La lattuga di mare si può anche seccare in forno a bassa temperatura, dopo aver ben lavato e scolato le foglie, per poi sbriciolarle sul riso o sulla pasta come altre erbe aromatiche. Per chi invece ama sapori più delicati, con foglie fresche si possono preparare anche dei profumati brodi.
Viva le alghe in cucina quindi, a miglio zero, che ridurrebbero anche la pressione peschereccia, senza farci perdere il piacere insuperabile di un piatto di mare.
Pubblicato sul blog Venerdì di magro, de La Stampa - Mare, dove troverete anche tanti altri brevi racconti di pesci e pescatori.
Tempi duri per gli ittiofagi! Per paradosso (ma storicamente consolidato) proprio in queste settimane di mezza estate i banchi delle pescherie sono quasi vuoti. Quasi, perché si trova sempre pesce di allevamento, cozze e vongole, e tanto (troppo?) congelato. Con il fermo pesca in atto, che comunque riguarda solo la pesca a strascico e volante, scaglionato per periodi nei diversi mari d’Italia, l’offerta ittica si è notevolmente ridotta.
Però… però si potrebbe rimediare con un po’ di sano spirito d’iniziativa, tenendo una canna o una lenza in mano o, in maniera un po’ più originale, provando a raccogliere alghe, ottime in cucina. Sì alghe, magari a partire dalla più comune lattuga di mare, che i biologi chiamano Ulva lactuca, nome con il quale ci si può sbizzarrire in Rete per ricerche nutrizionali e gastronomiche di più ampio respiro. Per chi invece voglia conoscere gli usi giapponesi, allora la parola chiave è aonori.
Come molte alghe è saporita e ricchissima di microelementi, comune e abbondante in acque basse, in zone protette da scogliere, naturali o artificiali. E’ un alga verde a foglia larga, simile proprio a quella dell’insalata. Alghe sconosciute ai più in Italia, ma apprezzate e molto consumate in Oriente e anche nel nord Europa. Con la consueta eccezione di Napoli, grande porto di mare e piazza peschereccia d’eccezione. Lì infatti la lattuga di mare la usano tradizionalmente per preparare le zeppole di mare, pasta crisciuta con le alghe, più nota come “ zeppulelle d’evera ‘e mare”. La lattuga di mare si può anche seccare in forno a bassa temperatura, dopo aver ben lavato e scolato le foglie, per poi sbriciolarle sul riso o sulla pasta come altre erbe aromatiche. Per chi invece ama sapori più delicati, con foglie fresche si possono preparare anche dei profumati brodi.
Viva le alghe in cucina quindi, a miglio zero, che ridurrebbero anche la pressione peschereccia, senza farci perdere il piacere insuperabile di un piatto di mare.
Pubblicato sul blog Venerdì di magro, de La Stampa - Mare, dove troverete anche tanti altri brevi racconti di pesci e pescatori.
martedì 11 luglio 2017
Venerdì di magro
Un estratto dall'ultimo post su La Stampa - Mare
“Le patelle sono animaletti coperti solo d’una scorza … et la sua polpa è molto saporita: si cuoceno sulla graticola, et sottostate nel modo, che si cuoceano, et si sottestano l’ostreche”, cioè prima lessata per poter essere estratta la parte molle, per poi metterla in padella con burro o olio, uno spicchio d’aglio, menta, maiorana, pepe e cannella, facendo cuocere per qualche minuto il tutto e poi servirlo con fette di pane. Così racconta Bartolomeo Scappi nella sua “Arte di cucinare”, pubblicata alla fine del Cinquecento. Se i gusti oggi sono cambiati e le patelle si apprezzano di più magari crude o facendo sughi per la pasta, rimangono comunque abbondanti sugli scogli nella zona mesolitorale, scrivono i biologi, cioè in quella che sta a cavallo tra la bassa e l’alta marea. Bisogna precisare che le patelle sono molluschi gasteropodi, cioè parenti delle chiocciole, e proprio come le chiocciole di terra sono erbivore, brucando le alghe che incrostano gli scogli.
Patelle che sono apprezzate in cucina anche da tanti liguri, come racconta Italo Calvino nel racconto “Pesci piccoli, pesci grandi”, dove uno dei protagonisti ha una vera e propria passione per questi “piatti molluschi che stanno appiccicati allo scoglio, e fanno col loro durissimo guscio quasi un tutt’uno con la pietra. …
Pubblicato sul blog Venerdì di magro, de La Stampa - Mare, dove troverete anche tanti altri brevi racconti di pesci e pescatori.
Pubblicato sul blog Venerdì di magro, de La Stampa - Mare, dove troverete anche tanti altri brevi racconti di pesci e pescatori.
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