Hanno un fascino antico i volti dei pescatori, anche quelli di oggi.
Italiani, albanesi o magrebini che siano, sono tutti accomunati da un mestiere duro che, in un tempo come il nostro in cui tutto sembra smaterializzarsi, è ancora in strettissimo rapporto con gli elementi naturali, con le onde e le correnti, con il sole e con la pioggia.
Venerdì scorso ne ha scritto Nicola Lagioia su Repubblica, prendendo spunto da un lavoro fotografico di Pietro Martinello che è in mostra in questi giorni al PhEST di Monopoli. Il reportage s’intitola “I Gladiatori di Nettuno” ed è il risultato della sua residenza artistica nella città pugliese, dove ha lavorato con la comunità dei pescatori che conserva alcuni elementi identitari più forti.
Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano.
Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne.
Fabio Fiori
domenica 18 settembre 2016
martedì 6 settembre 2016
Storie di mosconi e pattini
Di seguito trovate la mia lettera, pubblicata oggi sul Corriere Romagna, con una riflessione sul significato dell'appello "In difesa del moscone" e con una proposta concreta.
Con grande piacere e fiducia nei giorni scorsi ho letto le dichiarazioni del Comune di Rimini in risposta alla nostra lettera aperta “In difesa del moscone”. Ho colto con soddisfazione la consapevolezza che il moscone è un simbolo, permettendomi di precisare solo che lo è innanzitutto della cultura del mare e poi dell'offerta balneare. Una puntualizzazione necessaria, anzi il punto di partenza direi per avviare una discussione volta a trovare una soluzione al problema che veda in campo i rappresentanti economici, le istituzioni ma anche la società civile, che difende la libertà del mare e delle spiagge, beni comuni inalienabili. Perché la battaglia in difesa del moscone è parte di una più grande visione sull'uso non esclusivamente balneare delle coste. Convinti per altro che il futuro economico del turismo non potrebbe che beneficiare della valorizzazione di tutte le attività marinaresche: il nuoto, il surf, il remo (dall'antico moscone al moderno sup) e la vela (dalla battana alla deriva, dal windsurf al kite), senza dimenticare la pesca, professionale e ricreativa.
Ma per tornare alla concretezza, che è dei marinai, circa le soluzioni alla querelle mosconi, provo a sintetizzare alcune proposte. In primis credo si debba pensare non a una, due o tre aree dedicate, ma a una più diffusa presenza, se si concorda sul fatto che il moscone caratterizza la nostra spiaggia, al pari di tende, ombrelloni e lettini. La situazione sarebbe più ordinata e facilmente controllabile dalle autorità se fissassero in maniera chiara il numero dei posti e le zone dedicate, assegnando ai proprietari dei mosconi (e solo dei mosconi esclusivamente a remi) un numero di matricola, previa domanda scritta da farsi in Capitaneria, sulla falsa riga di quello che avviene già per la pesca ricreativa con le nasse o nella Laguna di Venezia con le “targhe” LV.
Questi sono ovviamente solo degli spunti per una più ampia riflessione, foriera di soluzioni già a partire dal prossimo anno, certi che come andiamo tranquillamente in piazza con la bici vogliamo andare altrettanto tranquillamente in spiaggia con il moscone, con sul cannone o sul prendisole una morosa, una moglie o una figlia.
Con grande piacere e fiducia nei giorni scorsi ho letto le dichiarazioni del Comune di Rimini in risposta alla nostra lettera aperta “In difesa del moscone”. Ho colto con soddisfazione la consapevolezza che il moscone è un simbolo, permettendomi di precisare solo che lo è innanzitutto della cultura del mare e poi dell'offerta balneare. Una puntualizzazione necessaria, anzi il punto di partenza direi per avviare una discussione volta a trovare una soluzione al problema che veda in campo i rappresentanti economici, le istituzioni ma anche la società civile, che difende la libertà del mare e delle spiagge, beni comuni inalienabili. Perché la battaglia in difesa del moscone è parte di una più grande visione sull'uso non esclusivamente balneare delle coste. Convinti per altro che il futuro economico del turismo non potrebbe che beneficiare della valorizzazione di tutte le attività marinaresche: il nuoto, il surf, il remo (dall'antico moscone al moderno sup) e la vela (dalla battana alla deriva, dal windsurf al kite), senza dimenticare la pesca, professionale e ricreativa.
Ma per tornare alla concretezza, che è dei marinai, circa le soluzioni alla querelle mosconi, provo a sintetizzare alcune proposte. In primis credo si debba pensare non a una, due o tre aree dedicate, ma a una più diffusa presenza, se si concorda sul fatto che il moscone caratterizza la nostra spiaggia, al pari di tende, ombrelloni e lettini. La situazione sarebbe più ordinata e facilmente controllabile dalle autorità se fissassero in maniera chiara il numero dei posti e le zone dedicate, assegnando ai proprietari dei mosconi (e solo dei mosconi esclusivamente a remi) un numero di matricola, previa domanda scritta da farsi in Capitaneria, sulla falsa riga di quello che avviene già per la pesca ricreativa con le nasse o nella Laguna di Venezia con le “targhe” LV.
Questi sono ovviamente solo degli spunti per una più ampia riflessione, foriera di soluzioni già a partire dal prossimo anno, certi che come andiamo tranquillamente in piazza con la bici vogliamo andare altrettanto tranquillamente in spiaggia con il moscone, con sul cannone o sul prendisole una morosa, una moglie o una figlia.
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sabato 3 settembre 2016
Storie di mosconi e pattini
Questa è una storia contemporanea, perché nei giorni scorsi a Rimini è partita una battaglia culturale "In difesa del moscone", una barchetta ecologica ed economica che ha fatto la storia della città e di tutte le spiagge italiane.
Proprietari e appassionati chiedono alle Autorità competenti di rivedere le Ordinanze Balneari, al fine di consentire l’uso, l’ormeggio e il rimessaggio dei mosconi e di tutti i piccoli natanti a remi.
Per chi volesse saperne di più e partecipare al dibattito c'è una pagina Facebook "In difesa del moscone".
Tra il serio e il faceto pubblico questo "Manifesto del mosconiere", che al pari del gondoliere a Venezia, è stato e vorrebbe continuare ad essere uno dei protagonisti della vita balneare italiana.
Manifesto del mosconiere
Premesso che il moscone è la barca più popolare della tradizione balneare:
1. Noi vogliamo remare liberamente in mare.
2. La voga è il nostro esercizio quotidiano.
3. Remando esaltiamo la relazione dell’uomo con il mare e il cielo, con le onde e i venti.
4. Andando al largo ritroviamo il piacere della solitudine e del silenzio, del tuffo e del nuoto.
5. Noi siamo insieme il passato, il presente e il futuro di un modo divertente ed ecologico di andar per mare.
Proprietari e appassionati chiedono alle Autorità competenti di rivedere le Ordinanze Balneari, al fine di consentire l’uso, l’ormeggio e il rimessaggio dei mosconi e di tutti i piccoli natanti a remi.
Per chi volesse saperne di più e partecipare al dibattito c'è una pagina Facebook "In difesa del moscone".
Tra il serio e il faceto pubblico questo "Manifesto del mosconiere", che al pari del gondoliere a Venezia, è stato e vorrebbe continuare ad essere uno dei protagonisti della vita balneare italiana.
Manifesto del mosconiere
Premesso che il moscone è la barca più popolare della tradizione balneare:
1. Noi vogliamo remare liberamente in mare.
2. La voga è il nostro esercizio quotidiano.
3. Remando esaltiamo la relazione dell’uomo con il mare e il cielo, con le onde e i venti.
4. Andando al largo ritroviamo il piacere della solitudine e del silenzio, del tuffo e del nuoto.
5. Noi siamo insieme il passato, il presente e il futuro di un modo divertente ed ecologico di andar per mare.
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lunedì 29 agosto 2016
Insulomania
Ci sono isole circolari o ellittiche, lineari o frastagliate. Alcune hanno forme bizzarre, di pesci, farfalle e altri cento animali fantastici. L'isola
di Capraia è una mandorla di pietra, una forma che, come insegna il mito, è il
frutto dell'intersezione di due mondi, quello spirituale e quello materiale, a
cui si aggiunge l'altrettanto pertinente allegoria dell'eterna rinascita della
natura.
CAPRAIA
Sono
tante le isole legate indissolubilmente alla storia di un uomo o di una donna,
di uno scrittore o di un condottiero. Legami mitici, come quelli delle dee
isolane incontrate da Odisseo, il primo degli insulomani, legami
letterari come quello tra Caprera e Giuseppe Garibaldi, tra Procida ed Elsa
Morante, tra Montecristo e Alexandre Dumas, legami storici come quello tra Elba
e Napoleone o tra Capraia e Dragut. Se sulla più grande delle isole dell'Arcipelago
Toscano la vicenda napoleonica si svolse nell'arco di qualche mese, ed è molto
nota, quella corsara sull'isola di Capraia durò solo qualche giorno, ed è meno
conosciuta anche se le sue tracce non sono meno profonde. Innanzitutto il
drammatico assedio del 1540, con decine di morti, seguito dalla cattura e dalla
deportazione di gran parte della popolazione. Questi ultimi fortunatamente
ritrovano la libertà dopo pochi giorni, per intervento dei genovesi che
realizzarono poi imponenti fortificazioni, tra cui il Forte di San Giorgio, che
ancora oggi mantiene vivissimo il ricordo di Dragut e del pericolo corsaro. Il
Forte, realizzato sulle rovine del Castrum Capraie, segnò anche la
definitiva conquista dell'isola da parte dei genovesi, che dopo secoli di
contesa, in primis con Pisa, l'avevano presa nel 1506. In quel lontano
1540 la lenta storia dell'isola accelerò bruscamente, perché nel giugno si
svolsero i tragici avvenimenti dell'assedio, dello sbarco, dei massacri, del
rapimento e della successiva liberazione, avvenuta in Corsica per intervento di
Giannetto Doria, che riuscì anche a catturare il luogotenente di Barbarossa,
corsaro alleato dei Francesi. Poi, già a settembre dello stesso anno, i
genovesi diedero inizio ai lavori di costruzione, a partire dal Bastione di
Scirocco. Da quell'anno il forte divenne rifugio prezioso e simbolo, ben
visibile dal mare. Ancora oggi, malgrado i crolli ottocenteschi, la sua forza
rimane intatta ed è punto di riferimento per chi fa rotta sul porto.
...L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di maggio 2016
lunedì 8 agosto 2016
Venerdì di magro
In memoriam dello storione
Oggi la parola storione evoca un pesce esotico da cui si ricava la più raffinata e costosa delle ghiottonerie russe: il caviale. Ed effettivamente gli storioni, al plurale, perché numerose sono le specie, sono molto diffusi nei mari e nei fiumi dell’oriente europeo, dove esiste anche una consuetudine di pesca e cucina. Nell’Enciclopedia Treccani del 1936 si legge che “Gli storioni sono molto ricercati per le loro carni pregiate, per le uova con cui si confeziona il caviale, per la vescica natatoria che dà la colla di pesce o ittiocolla. Particolarmente ricca è la pesca di questi Ganoidi nei fiumi della Russia, principalmente in quelli che si versano nel Mar Nero e nel Caspio (Volga); in Russia si ha la maggiore produzione di caviale”.
La stessa prosegue evidenziando che “In Italia gli storioni sono ancora frequenti nel Bacino Padano e nei fiumi della Pianura Veneta. Mentre un tempo erano relativamente frequenti nel Tevere, ora vi compare qualche individuo soltanto eccezionalmente.”. Purtroppo anche in Adriatico e nei fiumi immissari sono quasi scomparsi e così gli storioni sono spariti dalle pescherie. In passato invece erano pesci comuni e prelibati. La loro abbondanza e qualità è testimoniata anche dalle innumerevoli ricette proposte nel Cinquecento dal libro di Giovanni Battista Rossetti, dove lo storione è di gran lunga il più citato dei pesci. Le carni si cucinavano fritte, stufate, in potaggio, arrosto, accarpionate, ma altrettanto deliziosi erano i piatti con fegato, uova e addirittura con il budello. Quello di Rossetti è un vero e proprio inno luculliano allo storione.
Continua sul mio blog Venerdì di magro su La Stampa - Mare
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