Dal 2010, racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano. Depuis 2010, des recits d'îles, de vents, de voiles, de natation et d'aviron, ainsi que quelques idées de notre mer quotidienne. Fabio Fiori

giovedì 25 settembre 2014

Talassofilia

"Ora, m’immergo nelle sue acque, che sono sempre quelle del Mediterraneo, e mi convinco d’essere malato anche di talassofilia"

Fabio Pozzo

Leggi la sua recensione a "Thalassa", sul sito del La Stampa.

giovedì 18 settembre 2014

Notizie

Sarà dedicato a "Gli esploratori del mare" il festival "Lerici legge il mare" di quest'anno, in programma il prossimo fine settimana (19 e 21 settembre 2014). Ne parla oggi su La Stampa Fabio Pozzo in un articolo dedicato alle iniziative, letterarie, artistiche e marinaresche.


martedì 9 settembre 2014

Notizie

Domani 10 settembre 2014, esce il film di Alessandro Scillitani "L'ultimo faro" in abbinamento con il quotidiano La Repubblica - fino al 10 ottobre 2014 - . E' il racconto per immagini del soggiorno di Paolo Rumiz su un'isola "abitata" solo da un grande faro, narrato nel mese d'agosto sulle pagine del quotidiano. Il lavoro si completa con "I racconti del faro", fatti da scrittori, artisti e marinai, tra cui il mio, sempre per la regia di Alessandro Scillitani (vedi il trailer su YouTube)

lunedì 25 agosto 2014

Anemofilia

Come molti di voi avranno già visto, anche quest'anno l'amico e maestro Paolo Rumiz pubblica ogni giorno da qualche settimana un racconto di viaggio sulle pagine di Repubblica. Quest'anno il reportage,"Il guardiano del faro", è per me particolarmente interessante, per alcuni motivi che riassumo in quattro parole: silenzi, immobilità, onde e venti. A quest'ultimo tema è dedicata la bellissima pagina di oggi: un inno orfico all'anemofilia.
Buona lettura e buon vento.

giovedì 17 luglio 2014

Velabondismo

Questi sono giorni di velabondaggi, un andare per mare vagabondo portato dal vento. "Barca minima, rotta massima", è l'unica certezza, sono poi il vento e le onde a decidere nello specifico gli approdi.
Buon vento, Fabio.

Pubblico di seguito due pagine del mio ultimo libro "Thalassa. Le acque del Mediterraneo", proprio dedicate alla vela.


Dopo aver nuotato e remato siamo pronti a issare la vela, a chiedere aiuto a Eolo per ampliare il nostro
orizzonte. Sentiamo un’irresistibile attrazione, vogliamo metterci in scia di quegli uomini che faticosamente,
a volte mortalmente, sperimentarono grandezza, fascino e tragicità del mare. Quando la vela chiama i venti,
i marinai s’affrettano sulla riva, riprendendo parole antiche.
Di notte, narra Valerio Flacco, al sopraggiungere del vento gli Argonauti legano i remi e sciolgono le vele.
Così per secoli fece l’uomo, alternando faticose navigazioni a remi a veloci veleggiate. A piene vele le navi
degli antichi andavano verso la notte, rincorrevano la luce, attraversavano i crepuscoli.
Anche la mia prua va verso il largo alla ricerca di ombre e chiarori. Con la vela, cerco un dialogo con
l’acqua e l’aria, andando per mare portato dal vento. Nel mito scelgo le immagini di Apollonio Rodio
per evocare l’insuperabile fascino di questa avventura, nella storia quelle di Plinio il Vecchio.

Rileggendo le Argonautiche continuo a pensare che non a caso Giasone fa sedere in consiglio gli eroi sulle vele avvolte. Proprio su quelle indispensabili ali e non genericamente in un altro qualsiasi punto della nave. Poi nelle ore seguenti, invocando Apollo, il figlio di Esone chiede di riempire le sue vele con un vento propizio, una grazia indispensabile per ogni navigazione. Nella Storia Naturale la vela diventa simbolo di operosità e temerarietà. Perfetta macchina prometeica, strumento potentissimo da maneggiare con cura, consapevoli che le passioni possono essere insieme splendide e terribili. Vele d’inusitata grandezza, dalla notte dei tempi, portano l’uomo a compiere ardite imprese, sfidando la morte.
Non a caso, sempre Plinio, attribuisce a Icaro l’invenzione della vela e al padre Dedalo quella dell’albero
e dell’antenna. Vela che Icaro non usò per navigare ma per volare troppo in alto, senza ascoltare le indicazioni del padre, andando incontro alla morte, come ci racconta Ovidio.

Anche con le nostre vele continuiamo a scrivere sull’acqua la storia di quel folle volo, a rinnovare la memoria di quel sogno di libertà.