Racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano - Fabio Fiori

martedì 11 luglio 2017

Venerdì di magro

Un estratto dall'ultimo post su La Stampa - Mare

“Le patelle sono animaletti coperti solo d’una scorza … et la sua polpa è molto saporita: si cuoceno sulla graticola, et sottostate nel modo, che si cuoceano, et si sottestano l’ostreche”, cioè prima lessata per poter essere estratta la parte molle, per poi metterla in padella con burro o olio, uno spicchio d’aglio, menta, maiorana, pepe e cannella, facendo cuocere per qualche minuto il tutto e poi servirlo con fette di pane. Così racconta Bartolomeo Scappi nella sua “Arte di cucinare”, pubblicata alla fine del Cinquecento. Se i gusti oggi sono cambiati e le patelle si apprezzano di più magari crude o facendo sughi per la pasta, rimangono comunque abbondanti sugli scogli nella zona mesolitorale, scrivono i biologi, cioè in quella che sta a cavallo tra la bassa e l’alta marea. Bisogna precisare che le patelle sono molluschi gasteropodi, cioè parenti delle chiocciole, e proprio come le chiocciole di terra sono erbivore, brucando le alghe che incrostano gli scogli.

Patelle che sono apprezzate in cucina anche da tanti liguri, come racconta Italo Calvino nel racconto “Pesci piccoli, pesci grandi”, dove uno dei protagonisti ha una vera e propria passione per questi “piatti molluschi che stanno appiccicati allo scoglio, e fanno col loro durissimo guscio quasi un tutt’uno con la pietra. …

Pubblicato sul blog Venerdì di magro, de La Stampa - Mare, dove troverete anche tanti altri brevi racconti di pesci e pescatori.

martedì 27 giugno 2017

Libri di mare e di costa

C’è stato un tempo in cui l’Adriatico si chiamava Golfo di Venezia che andava ben oltre il Canale d’Otranto. Erano i secoli in cui la Serenissima dominava il Mediterraneo orientale, con navi di legno e di pietra, cioè issando il suo gonfalone anche su tante isole, dalla Dalmazia fino a Creta e Rodi. Un tempo ormai lontano, conclusosi definitivamente con la fine della Repubblica di Venezia nel 1797, ad opera di Napoleone.
Ma le pietre hanno spesso una memoria più duratura dell’uomo e proprio alla ricerca di quelle pietre serenissime si è messo qualche anno fa Paolo Ganz. Dapprima nella sua amata Venezia, poi lungo la costa istro-dalmata, infine nello Ionio e nell’Egeo, raccontando quest’ultima avventura in “La Grecia di isola in isola” (Ediciclo, 2017; pp 190, 15,00 €). Dall’Adriatico all’Egeo, riprendendo il titolo della prefazione in cui si chiarisce subito lo spirito e i mezzi del viaggio, il punto di partenza, “Venezia, circondata dalla sua Laguna, protetta dalle barene trapuntate di ghebi serpeggianti” e quelli di arrivo, le tante isole “veneziane” ionie, egee e levantine. Il libro è diviso in cinque parti, ognuna con un chiaro riferimento geografico che è il filo conduttore della narrazione. Si incomincia con Rodi, la grande isola che segna parte del confine tra il mar Egeo e il mar di Levante, l’isola dell’ibisco, l’isola in cui Ganz sperimenta subito i rischi e le delusioni, ma anche le nostalgie e le curiosità che ogni viaggio sottende. Soprattutto per il viaggiatore attento, esigente, magari anche un po’ troppo romantico. Spesso quando si ritorna in un luogo, “Per non affrontare la disillusione bisognerebbe disfarsi del ricordo, come sanno fare gli scaltri contrabbandieri salonichioti, certe donne levantine, i mercanti turchi” e, aggiungiamo noi, i vagabondi di tutti i tempi e i luoghi. Agli aeri l'autore preferisce le navi, spesso malmesse, come quella che collega Trieste con Corfù, dove lo accoglie il “solito odore di sentina; l'odore del viaggio” e dove sperimenta la paura del mare, l'angoscia delle profondità buie e sconosciute, del naufragio che però “attraverso il filtro della mia incoscienza libresca, mi appare come l'inizio di una nuova vita”. Altrettanto sgangherati sono i ferry greci che collegano con la terraferma e, tra loro, le cento isole, vicine e lontane, piccole e grandi, tutte oggi strettamente dipendenti dall'economia turistica, ma non per questo meno affascinanti. Su quei traghetti Ganz riscopre la sua mediterraneità che, citando Jean-Claude Izzo, ti fa credere di essere navigatore anche senza navigare.

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La recensione completa è stata pubblicata lunedì 26 giugno 2017 sul Corriere Romagna

martedì 13 giugno 2017

Insulomania

ALICUDI


Le isole remote non sono solo quelle “minuscole macchie di terra che parevano essersi perse nella vastità dell'oceano”, riprendendo le parole di Judith Shalansky che qualche hanno fa ha scritto un fantasioso isolario. Remote sono anche tante altre isole mediterranee, dove magari non andremo mai, parafrasando sempre la scrittrice, bibliofila e isulomane tedesca. 
Tra le isole remote del Mediterraneo possiamo ascrivere anche Alicudi, la più isolata dell'Arcipelago delle Eolie. Ancora negli anni Cinquanta del Novecento era molto difficile arrivarci, le corse del traghetto da Messina erano bisettimanali, tempo permettendo, e lo sbarco non era diretto ma avveniva attraverso il rollo, la barca a remi che faceva la spola tra la nave e la spiaggia. Alicudi rimane comunque importuosa, essendo la cima tronco-conica di un vulcano spento, quindi quasi perfettamente circolare. Un vulcano di oltre duemila metri, se si considerano i 1.500 subacquei e i 675 emersi. Quello eolico è un arco vulcanico che si spinge ben più a occidente di quest'ultima isola emersa. L'insulomane non può dimenticare anche quelle isole sottomarine che mai raggiungerà e qui prendono nomi celesti: Eolo, Anarete e Sisifo. I geologi li chiamano oggi seamounts e ne indagano le caratteristiche anche per eventualmente sfruttarne la potenza geotermica. Gli insulomani invece continuano a sognare una, cento, mille ferdinandee, isole che improvvisamente appaiono dai flutti, per poi altrettanto rapidamente scomparire, come accadde nell'Ottocento nel Canale di Sicilia e come nelle settimane scorse potevano far presagire le notizie che arrivavano dalle acque dell’Arcipelago Toscano.
Nel frattempo Alicudi rimane un meraviglioso obiettivo, un’isola remota ma storicamente popolata fin dall'antichità, sul versante sudorientale, quello meno ripido.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di giugno 2017

mercoledì 7 giugno 2017

Notizie

In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale degli Oceani (World Oceans Day), l’Istituto di scienze marine (Ismar) del Consiglio nazionale delle ricerche propone tra l’8 e l’11 giugno 2017, in collaborazione con la rete Ocean Literacy Italia (OLI), una serie di iniziative in diverse città d’Italia per sensibilizzare i cittadini grandi e piccoli sull’importanza del mare, sulle sue relazioni con la nostra vita quotidiana, sulle mille sfaccettature che lo studio approfondito di questo ambiente ci rivela giorno per giorno.

A Venezia, Ferrara, Marina di Ravenna, Cesenatico e La Spezia, le iniziative sono organizzate dal Ismar-Cnr in stretta collaborazione con attori del mondo della ricerca e della divulgazione, ma anche con artisti e operatori del sociale, dell’educazione e della cultura, dello sport e del tempo libero.

PROGRAMMA COMPLETO

mercoledì 31 maggio 2017

Notizie

Il 2 giugno 2017, la Federazione Italiana Vela organizza, attraverso i circoli affiliati, una giornata per promuovere la
cultura del mare e lo sport della vela. Tutti i ragazzi, a partire da sei anni, potranno gratuitamente conoscere e provare il piacere di andare in barca a vela, con l'aiuto di istruttori qualificati. Un'iniziativa importantissima per un Paese in cui la cultura del mare è semisconosciuta, malgrado gli ottomila chilometri di costa e l'inurbamento costiero dell'ultimo mezzo secolo. Gli italiani devono riscoprire il loro mare quotidiano e questo Vela Day della FIV è una bellissima occasione, da non perdere!

Per maggiori informazioni, anche su circoli aderenti e orari, consultare il sito della Federazione Italiana Vela