Racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano - Fabio Fiori

venerdì 15 marzo 2019

Sguardi adriatici

#3 Laguna
Acqua e cielo hanno lo stesso color perla, in questo tiepido mattino di marzo. La prua del sàndolo, su cui sto andando verso l'isola di Sant'Erasmo, è una lama che taglia l'incantata immobilità lagunare, doppiamente apprezzata dopo aver lasciato a poppa l'eterna maretta del Canale di San Nicolò, la via d'acqua per la bocca del Porto di Lido, la più settentrionale della Laguna di Venezia.

“È un bel problema quest'eterno moto ondoso in Laguna. Come o forse più dell'acqua alta?”, chiedo a Gigi, gran conoscitore di genti e storie, di pesci e pescatori, di barche e vele, che oggi è anche il mio Virgilio, di geografia e di remo. Domanda urgente, visto che da quando sono salito a bordo ho rischiato di cadere in acqua diverse volte, per il continuo rollio e beccheggio, soprattutto quando il remo mi esce dalla forcola, vista la mia imperizia, quella di chi si cimenta per la prima volta nella voga veneta, per di più a cinquant'anni, anche se con migliaia di miglia fatte a vela.
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mercoledì 6 marzo 2019

Velabondismo. Breve storia del campeggio nautico #2

Le origini del velabondismo, o campeggio a vela che dir si voglia, sono sicuramente anglosassoni, ma non mancarono anche in Mediterraneo avventurosi pionieri. Del resto questo mare, ricorda Joseph Conrad, “ha dato asilo e protezione all'infanzia dell'arte marinara … la grande leggenda del Mediterraneo, la leggenda del canto tradizionale e della storia solenne, continua a vivere, affascinante e immortale, nelle nostre menti”. Addirittura il padre delle fortune italiche, insieme a tanti altri eroi, l'esule Enea fu a suo modo un velabondo, nell'accezione più ampia di colui che va di spiaggia in spiaggia a vela, dormendo sulla riva....

L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di marzo 2019.

(l'immagine di questo post è tratta dalla rivista "Le Vie d'Italia" del Touring Club Italiano del 1946)

mercoledì 13 febbraio 2019

Sguardi adriatici

#2 Rijeka/Fiume

La Bora oggi avvicina le due sponde adriatiche. Sono giorni in cui noi italici abbiamo un motivo in più per andare in riva al mare. Ci andiamo per gioire di luci e temperie boreali, di profumi di salmastri e di resine. Sono odori di acque pelagiche e di terre istriane, liburniche e dalmate. Perciò siamo grati alla Bura, un vento che fa veleggiare anche d'inverno le nostre fantasie verso isole e città d'oriente.
Approdo così sul molo longo di Rijeka, un'icona capace di resistere e testimoniare un plurilinguismo resiliente, una toponomastica del vivere. Se in questo 2019 è inevitabile ricordare a un secolo di distanza la controversa avventura dannunziana, meno noto ma molto importante è un altro anniversario: 17 marzo 1719, il giorno della proclamazione dei porti franchi di Trieste e Fiume. Porto franco nel significato di luogo di libero scambio, in cui uno stato favorisce con esenzioni doganali e indipendenza normativa l'arrivo e la partenza di merci e di genti.
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ps
L'immagine che accompagna questo post è una cartolina della Posta Magiara di fine Ottocento, quando Fiume era il porto di riferimento dell'Ungheria.

sabato 2 febbraio 2019

Novità

E' in edicola il nuovo numero di BOLINA, con due miei articoli dedicati all'isola dell'Asinara e ai 50 anni di una deriva mitica: il Weekender, diventato poi l'intramontabile Laser.
Buona lettura e buon vento a insulomani e velabondi!

mercoledì 16 gennaio 2019

Sguardi adriatici

Con questo scritto ho avviato una collaborazione con l'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, che è da anni uno dei media più attenti e informati sulle vicende politiche, sociali e culturali dell'Est europeo. Quell'oriente verso sui mettiamo la prua noi marinai adriatici.

#1 Ancona
Gelida giornata d'inverno. Un Maestrale teso spinge in cielo nembi siderali, in mare frangenti tumultuosi. Nuvole e onde corrono nella stessa direzione, veleggiano verso sudest. Oggi, l'Adriatico visto da qui, dal Parco del Cardeto di Ancona, è un meraviglioso stretto, una breve via d'acqua tra l'Appenninia e la Balcania, tra l'occidente italico e l'oriente slavo. Qui, nelle giornate limpide, si può navigare a vista da una costa all'altra. Poche miglia a sud, il plumbeo profilo del Monte Conero, il Kòmaros dei fondatori greci della città, ha ancora la solennità che avevano i promontori per gli antichi marinai. Sessanta miglia a est, il Velebit è una linea dorata che invita ad alzare le vele per attraversare il mare. Posso solo immaginare la sua vetta innevata, l'odore dell'inverno che restituisce alla montagna e al mare la loro sacralità.
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